L’ordine è di tenere le finestre sigillate, mentre la colonna di fumo, seppure sotto controllo, continua a salire. È quanto accade a Pomezia, vicino Roma, dove è andato a fuoco il maxi deposito della ‘Eco X’, azienda che tratta plastiche e materiali da riciclo al chilometro 33 di via Pontina. Il sindaco Fabio Fucci ha fatto evacuare le case nel raggio di 100 metri dall’incendio e fatto chiudere le scuole nel raggio di due chilometri. “Invito la cittadinanza a mantenere la calma e a rispettare le disposizioni prescritte. Le operazioni di spegnimento dell’incendio e di rilevazione della qualità dell’aria vanno avanti. L’Arpa è sul luogo e sta installando gli apparati di rilevazione. Daremo ampia comunicazione di ogni aggiornamento” ha scritto su Facebook il primo cittadino. Di “incidente molto grave” ha parlato invece il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Dalle 8.30 di stamattina sono al lavoro i vigili del fuoco per spegnere le fiamme. In particolare ad incendiarsi sono state alcune balle compresse di materiale plastico. Ma con il passare delle ore, la colonna di fumo nero è arrivata anche nei comuni limitrofi, con il sindaco della città metropolitana di Roma Virginia Raggi costretta a diramare un’ordinanza che accoglie le richieste arrivate dall’Asl Roma 6: finestre chiuse in ben 21 comuni dell’area. Il motivo di queste misure è chiaro: si teme che il materiale incendiato sprigioni sostante tossiche, dalla diossina al Pm10. Non solo. In serata, sempre l’Asl Roma 6 ha chiesto all’Arpa di estendere le analisi perché c’è il forte sospetto che le coperture dei capannoni andati in fiamme fossero fatte di amianto. “Ritenendo possibile la presenza di coperture in cemento amianto sui capannoni dell’impianto – ha fatto sapere l’azienda sanitaria locale – è stato richiesto ad Arpa Lazio di poter estendere le attività di campionamento ambientale al fine di determinare l’eventuale presenza di fibre aerodisperse“.

ZINGARETTI: “INCIDENTE MOLTO GRAVE”
Una colonna di fumo nero ha invaso strade adiacenti in direzione Ardea e Pomezia, causando il blocco del traffico. A quanto riferito dai pompieri, sono almeno 10 le squadre impegnate sul posto, dove per spegnere le fiamme è stato impiegato anche un mezzo simile a quelli aeroportuali con liquido schiumogeno. “Voglio ringraziare i Vigili del fuoco che sono intervenuti sul posto – ha detto Zingaretti -. Si tratta di un incidente molto grave. Gli uffici dell’Arpa, con le centraline, si sono immediatamente attivati e sono sul posto per monitorare la qualità dell’aria, anche studiando il flusso dei venti nelle prossime ore. Oltre dunque all’immediato intervento per spegnere le fiamme è attivo il monitoraggio, e daremo subito i dati“. La nube nera è arrivata anche alle porte della Capitale. Alcune scuole materne in zona Ardeatina sono in allarme e in alcune chat si scrive che gli istituti si sono raccomandati di chiudere tutte le finestre e di evitare di esporsi all’aria aperta.

L’Asl Roma 6, in una lettera inviata ai sindaci della zona interessata dalla nube di fumo, ha chiesto di invitare la popolazione a “tenere cautelativamente chiuse le finestre di abitazioni, scuole, uffici, strutture sanitarie e socio-assistenziali; limitare temporaneamente gli spostamenti non necessari; lavare nei prossimi giorni con molta accuratezza, frutta e verdura di propria produzione”. Precauzioni prese anche dai sindaci di Aprilia e Ciampino. Il primo cittadino di Pomezia è andato anche oltre: “In tutti gli edifici di comune uso personale, familiare o di lavoro, ricadenti in un raggio di 100 metri – si legge nell’ordinanza di Fucci – si dispone l’allontanamento dei residenti. Il presente divieto ha validità fino al termine delle operazioni di spegnimento fatta salva ogni modifica di tale termine in base ai risultati analitici sulla qualità dell’aria”. Non solo. Il sindaco ha vietato tutta una serie di altre attività: “È fatto altresì divieto di manifestazioni ludico sportive, fruizione di impianti natatori e solarium o altri eventi programmati all’aperto – continua l’ordinanza – Per quanto riguarda la coltivazione e raccolta di ortaggi per uso domestico e le piantagioni ad uso commerciale, il consumo e la trasformazione dovranno avvenire solo dopo accurato lavaggio con acqua potabile. In caso di allevamento di animali deve essere vietato il pascolo di animali da reddito e ove possibile gli animali devono essere mantenuti al chiuso“.

L’ORDINANZA DI VIRGINIA RAGGI: “FINESTRE CHIUSE IN 21 COMUNI”
Man mano che la nube nera ha iniziato a propagarsi oltre il territorio di Pomezia, la Asl Roma 6 ha chiesto ai residenti delle zone interessate di tenere chiuse le finestre. Nel pomeriggio è arrivata anche un’ordinanza del sindaco della Città metropolitana di Roma Virginia Raggi diretta ai primi cittadini di 21 comuni, a cui è stato chiesto di tenere chiuse le finestre e di limitare al minimo gli spostamenti all’aperto. I 21 centri abitati interessati dal provvedimento sono Nettuno, Anzio, Pomezia, Ardea, Velletri, Lavinio, Lanuvio, Genzano, Albano laziale, Ariccia, Nemi, Castel Gandolfo, Marino, Ciampino, Frascati, Grottaferrata, Rocca di Papa, Rocca Priora, Montecompatri, Monte Porzio Catone e Colonna. Qui devono essere sbarrate accuratamente “le finestre di abitazioni, scuole, uffici, strutture sanitarie e socio-assistenziali”. Virginia Raggi ha anche invitato i cittadini dei 21 Comuni a “limitare gli spostamenti se non strettamente necessari e nei prossimi giorni di lavare con accuratezza frutta e verdura, come prescritto e indicato dalla struttura sanitaria“.

LA PROCURA DI VELLETRI INDAGA PER INCENDIO COLPOSO
Nel frattempo ha iniziato a muoversi anche la giustizia. La procura di Velletri, infatti, ha aperto un’inchiesta e procede (a carico di ignoti) per incendio colposo. Il procuratore Francesco Prete ha affidato gli accertamenti al sostituto Luigi Paoletti ed il primo atto è stato quello di affidare all’Arpa l’incarico di monitorare l’aria, il suolo, il sottosuolo oltre alle falde acquifere. La Eco X di Pomezia è una azienda che tratta materiali di recupero, in particolare carta e plastica. Ed è andata completamente distrutta a causa delle fiamme. Si trova lungo la via Pontina, in un’area fortemente caratterizzata da insediamenti industriali. A quanto riferisce il sindaco della città Fabio Fucci, che è in costante contatto con i vigili del fuoco e con la polizia locale, l’incendio si sarebbe dapprima sviluppato dal materiale che era accatastato nel piazzale dell’azienda; le fiamme poi si sarebbero propagate anche ai materiali conservati all’interno dei capannoni. Al momento al primo cittadino non sono state comunicate ipotesi sulle cause del rogo. E, soprattutto, non c’è ancora certezza su che tipo di materiale stia bruciando: il timore è che si tratti di plastiche da riciclo. Un materiale molto impattante, ancora più impattante se allo stato grezzo, quindi non trattato, e che se bruciato produce diossina. Se così fosse, questo “potrebbe essere un vero disastro, il peggiore degli ultimi anni”, ha detto all’Adnkronos il presidente di Legambiente Lazio Roberto Scacchi. “Ci risulta essere composto per il 90% da imballaggi, quindi carta, legno e plastica” ha detto il direttore generale di Arpa Lazio Marco Lupo in merito ai materiali andati a fuoco nell’incendio di Pomezia. “Non sappiamo però se questi materiali fossero già trattati o allo stato grezzo” ha aggiunto, spiegando che ci vorrà tempo per capire la quantità di inquinanti, come diossina e Pm10, perché bisogna portare a termine ed analizzare i campionamenti. Nel frattempo, “abbiamo già attivato tutte le misure del necessarie – ha sottolineato Lupo – e sulla base delle condizioni meteorologiche individueremo quali potranno essere le aree maggiormente interessate e su cui fare poi i campionamenti”. Intanto, l’incendio “si sta via via riducendo ed è sotto controllo anche se questo materiale continua a fumare per ore anche una volta spento”.

ARPA LAZIO: “LUNEDI’ I RISULTATI DELLE ANALISI”. LEGAMBIENTE: “ALTO RISCHIO DIOSSINA, DIPENDE DA COSA BRUCIA”
Arpa Lazio, del resto, è ancora al lavoro proprio per capire la natura, la qualità e la quantità del materiale che sta bruciando in questa area che conta decine di aziende del ciclo dei rifiuti. I dati delle analisi, però, non arriveranno prima di lunedì: “I nostri tecnici sono lì per misurare la qualità dell’aria, che viene misurata sulle 24 ore. Dovranno fare un confronto tra le 24 ore di oggi, quelle di domani, quelle di domenica per vedere che tipo di esiti ci sono – hanno spiegato da Arpa Lazio – Non è sicuro se le informazioni si avranno nel corso del weekend o se si va a lunedì. Entro lunedì dovremmo avere qualcosa”. E sulla EcoX “circolano voci di intenzioni di vendita e con queste il dubbio che l’incendio possa essere di natura dolosa” ha detto ancora Scacchi. “Siamo molto preoccupati. E’ una situazione davvero brutta – ha ammesso il presidente di Legambiente Lazio – tra i rischi di una combustione di materiali plastici c’è l’emissione di diossina nell’aria con conseguenti danni alle vie respiratorie, ma non solo”. Ad essere a rischio potrebbero essere anche colture e allevamenti perché “questi materiali bruciati non si disperdono con il vento ma si depositano al suolo“.

In attesa di comprendere la portata del disastro, da registrare alcune prese di posizione di cittadini residenti della zona, che in passato avevano denunciato la pericolosità della situazione. “Un anno fa sono andato alla caserma dei carabinieri di Pomezia per denunciare che montagne di plastica e rifiuti erano accumulati fuori dalla Eco X” ha detto Sabino D’Agnelli, che abita a poche centinaia di metri dallo stabilimento della ditta. “Mi hanno detto – ha aggiunto – che dovevo rivolgermi a Roma. Anche mio cognato ha denunciato quattro o cinque mesi fa la stessa cosa al sindaco di Pomezia, insieme al comitato di quartiere Cinque Poderi, ma non è successo nulla da allora”. Non è la prima volta, del resto, che un deposito del proprietario della Eco X va a fuoco. A ricordarlo è sempre Sabino D’Agnelli: “Dieci anni fa – ha raccontato – lo stesso proprietario aveva un altro deposito e anche quello andò a fuoco. L’idea che ci siamo fatti è che le fiamme sono partite dall’esterno, dove da anni venivano accumulate ogni genere di rifiuti, dai pneumatici alla plastica. Di sicuro sostanze inquinanti, visto che il vicino torrente ogni giorno ha un colore diverso”. D’Agnelli ha anche descritto cosa è successo in mattinata: “Ho sentito un boato incredibile, un’esplosione pazzesca, e poi tante altre in successione. Stavo facendo colazione – ha raccontato – quando ho sentito il boato, pochi minuti dopo mi ha chiamato mia figlia dicendo che stava andando a fuoco la ditta”.