Domenica il Fatto Quotidiano e ilfattoquotidiano.it hanno pubblicato un articolo di Thomas Mackinson nel quale si dava conto dell’esito della prima selezione pubblica indetta dalla Presidenza della Repubblica per affidare l’incarico di direttore della tenuta di Castelporziano in luogo delle procedure a chiamata diretta. Una prova di trasparenza, senonché diversi ex direttori di Parchi nazionali, docenti universitari, dirigenti forestali con lunghi anni di esperienza nella gestione delle riserve naturali dello Stato che hanno partecipato alla selezione hanno messo in dubbio che la professionista poi designata avesse i requisiti richiesti nell’avviso, come la formazione post laurea o l’esperienza decennale in ruoli direzionali. Un altro dettaglio ha contribuito a rendere la vicenda un “caso”: la nuova numero 1 di Castelporziano, Giulia Bonella, è infatti figlia dell’ex vicesegretario generale della Presidenza della Repubblica, e cioè lo stesso organismo che ha gestito la selezione. La professoressa Carmela Decaro, come riportato nell’articolo, è ricoperto quell’incarico tra il 1999 e il 2006. Le due circostanze inducono diversi candidati esclusi a fare ricorso mentre la stessa Associazione nazionale dei direttori e funzionari delle aree protette (Aidap) si appresta scrivere una lettera aperta a Mattarella. Prima ancora che arrivi a destinazione è però il Quirinale stesso a inviare al nostro giornale una lunga precisazione che riportiamo integralmente e cui rispondiamo.

La replica del Fatto
L’articolo riporta parola per parola le risposte fornite con la nota trasmessa dall’amministrazione del Quirinale, sia in ordine al Gruppo di lavoro che ha affiancato il Segretario generale, sia alla consapevolezza da parte dell’amministrazione del legame di parentela tra la professionista scelta e l’ex vicesegretario che – come correttamente riportato nel testo – ha cessato il suo incarico nel 2006. Ogni lettore potrà constatarlo direttamente nel raffronto tra l’articolo e la precisazione. Quanto alla “vis polemica” che imputate al giornalista è mal riposta, perché a manifestare disagio e imbarazzo per l’esito della selezione sono stati quei candidati che vi hanno partecipato personalmente rilevando la sproporzione tra i titoli dell’incaricata e i requisiti presenti nel bando (tuttora verificabili sul sito della Presidenza, a questo link), nonché lo scarso interesse dei commissari ad approfondire le loro competenze in fase di colloquio. Nel farlo si sono esposti direttamente, con nomi e cognomi, ed era un nostro preciso dovere darne conto, come delle risposte fornite dall’Amministrazione della Presidenza. Quando alla citazione per esteso di tutti i nomi e titoli dei sei componenti la commissione tecnica li abbiamo necessariamente sintetizzati per ragioni di spazio con l’espressione “Gruppo di lavoro”, utilizzata per altro sia nella citata “nota” che nella rettifica del Colle. (t.m.)