Nei 15 minuti di pestaggio nella piazza centrale di Alatri, Emanuele Morganti è stato colpito tante, tantissime volte. Decine di colpi sferrati con tale violenza da sfigurarlo e da provocare lesioni ed ecchimosi soprattutto in testa, dove poi è arrivato il colpo mortale, aggravato dalla caduta del ragazzo contro un’auto parcheggiata. Così è stato ucciso il ventenne di Tecchiena, massacrato di botte all’esterno di un locale nella notte tra venerdì 24 e sabato 25 marzo, stando almeno a quanto evidenziato dall’autopsia.

L’esame effettuato nell’istituto di medicina legale della Sapienza ricalca di fatto quanto emerso da una prima analisi esterna sul corpo di Morganti. La vittima avrebbe riportato anche numerose lesioni agli arti, mentre non è emerso nessun segno di difesa. Il colpo mortale è stato sferrato con violenza alla testa con un oggetto. “La lesione maggiore l’abbiamo riscontrata al capo – riferisce il medico legale Saverio Potenza – l’ipotesi ricostruttiva è stata consegnata al pm ma abbiamo bisogno di ulteriori analisi per avere un quadro più preciso. Abbiamo effettuato un lungo ed oculato accertamento per identificare la caratteristica di ogni singola lesione. Sicuramente sono state provocate da mezzi di natura contusiva”. Parole che restringono il campo a quel tubolare d’acciaio e a quel manganello usati nel pestaggio, come aveva spiegato il procuratore capo di Frosinone Giuseppe De Falco. Un manganello, scrive Repubblica, trovato poi nell’auto del buttafuori Damiano Bruni – indagato a piede libero – e su cui vi era la scritta ‘Boia chi molla‘. “Ora avvieremo gli esami di laboratorio e le analisi tossicologiche disposte dal magistrato – conclude il medico – Il caso è molto grave e numerose le lesioni”.

I funerali del giovane potrebbero tenersi già sabato. Intanto, sul fronte dell’inchiesta per omicidio volontario, sono stati fissati invece per venerdì mattina nel carcere di Regina Coeli gli interrogatori di convalida del fermo di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Nel frattempo le indagini continuano perché chi indaga è convinto che altre persone abbiano avuto un ruolo nel delitto. Tra i tasselli fondamentali che mancano per ricomporre ogni aspetto dell’omicidio c’è il movente: una delle ipotesi è che i due fermati abbiano ridotto in fin di vita il giovane per dare “una prova di forza”, per dimostrare, nella piazza centrale di Alatri, la loro violenza criminale. Restano però tanti dubbi: innanzitutto sul coinvolgimento delle altre persone indagate, al momento cinque. Oltre a Franco Castagnacci, 50 anni, padre del presunto omicida, anche quattro buttafuori del “Mirò”: Michael Ciotoli, 26 anni, Damiano Bruni, 26 anni, Manuel Capoccetta, 28 anni, e l’albanese Pietri Xhemal, 32 anni.

Intanto il consigliere del Csm Pierantonio Zanettin ha chiesto l’apertura di una pratica sul giudice del tribunale di Roma che ha disposto la liberazione di Castagnacci. I fatti sono noti. Il 23 marzo il 27enne e altre tre persone vengono trovate in possesso di 300 dosi di cocaina, 150 di crack e 600 di hashish durante una perquisizione domiciliare nell’appartamento che dividono a Roma. Immediato l’arresto. La mattina seguente (quindi a poche ore dall’omicidio di Morganti) i quattro si presentano davanti al gip, che convalida gli arresti ma non impone l’osservanza di nessun obbligo. Nonostante la quantità di droga rinvenuta e i numerosi precedenti a suo carico, Castagnacci è libero. Torna ad Alatri e la sera – secondo gli inquirenti – infligge il colpo mortale contro il 20enne di Tecchiena. Sulla scarcerazione il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha annunciato di aver predisposto accertamenti “per verificare se ci sono i presupposti per l’invio degli ispettori”.

Il clima ad Alatri resta molto teso, con un aumento di controlli di polizia per prevenire eventuali “spiacevoli episodi”, come quelli che hanno portato le famiglie dei due fermati a lasciare la città. Corre ai ripari anche l’amministrazione comunale: il comandante della polizia locale ha emesso un’ordinanza con cui si rende il centro storico completamente pedonale dal venerdì alla domenica, a partire proprio da domani, quando sarà passata esattamente una settimana dal pestaggio mortale di Emanuele. La decisione è stata presa in seguito al “notevole afflusso di cittadini, anche non residenti” che nel weekend “accede nel centro storico” per “frequentarne i locali pubblici“. Una sorta di coprifuoco, dalle 20 alle 6, con il divieto di circolazione in viale Duca d’Aosta, via Cesare Battisti e piazza Santa Maria Maggiore.