E’ stato ucciso per una bevanda, Emanuele Morganti, il 20enne picchiato fuori da un locale ad Alatri, in provincia di Frosinone, e morto dopo due giorni di agonia in un letto del policlinico Umberto I. E’ stato Giuseppe De Falco, procuratore capo di Frosinone, a ricostruire il pestaggio avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, per il quale i carabinieri hanno fermato due persone a Roma. “La vicenda è di una gravità spaventosa – ha spiegato il magistrato in conferenza stampa – perché per motivi banalissimi, una lite per una bevanda, si è pervenuti alla drammatica morte di una persona assolutamente per bene”. Ma cosa è successo venerdì notte al Mirò di Alatri? “Tutto è nato da un diverbio in discoteca, non con un ragazzo albanese”, come emerso in un primo momento, ha spiegato De Falco. Emanuele stava trascorrendo una serata con gli amici, quando avrebbe avuto un diverbio al bancone del bar con un uomo ubriaco, di nazionalità italiana. Oggetto del contendere: la priorità nell’accaparrarsi una bibita. In seguito al diverbio, il ragazzo sarebbe stato allontanato dal locale, mentre l’uomo con cui aveva litigato è rimasto nella discoteca e non ha preso parte al pestaggio.

Dopo esser stato cacciato dal locale, Emanuele è stato aggredito in momenti differenti, “da alcune persone con modalità diverse e diverse intensità”, ha proseguito De Falco. “Dopo la prima aggressione Emanuele ha cercato di allontanarsi ed è stato seguito – ha spiegato il magistrato – poi è ritornato per prendere la ragazza ed è stato nuovamente aggredito, con le lesioni al cranio che ne hanno provocato la morte”. Chi ha ucciso Emanuele ha usato “un manganello e un tubolare, che non sono stati rinvenuti – ha detto ancora il procuratore – abbiamo sentito una decina di persone e le versioni sono contrastanti, stiamo ricostruendo tutto per capire chi è stato coinvolto nelle aggressioni”. Per le quali, oltre ai due fermati, cui “al momento è contestato l’omicidio volontario per motivi futili“, sono indagate altre 5 persone. De Falco ha fornito particolari anche riguardo i due fermi: “Sono stati ravvisati indizi gravi nei confronti di due persone fermate a Roma. Alla luce della ricostruzione nei loro confronti ci sono indizi univoci sulla condotta violenta nella fase terminale. Sono gli autori dell’aggressione letale che ha causato le lesioni mortali al capo”.

I due fermati sono fratelli “riconducibili ad ambienti delinquenziali“, “non si sono per nulla consegnati, ma sono stati presi nella Capitale, nell’abitazione di una parente”. Si tratta, ha proseguito il procuratore, di “soggetti noti negli ambienti alatrensi, cittadina assolutamente tranquilla, frequentata da frange delinquenziali violente nel settore del traffico contro il patrimonio e del traffico di stupefacenti“. “Non escludiamo – ha proseguito De Falco – che abbiano inteso affermare una propria capacità di controllo del territorio, e stiamo verificando se il comportamento violento sia stato determinato anche da abuso di alcool e sostanze stupefacenti”. Nel frattempo, la famiglia dei presunti assassini di Emanuele Morganti è stata costretta ad abbandonare la città di Alatri. “Abitano qui. Sono dovuti andare via per le minacce ricevute” ha detto lo zio di uno dei fermati. “È assurdo, non riesco ancora a crederci – ha spiegato – Mi chiedo, se è vero quello che raccontano, come abbia fatto tutta quella gente a restare ferma senza intervenire. Siamo distrutti. Mio nipote è magrolino – ha aggiunto – bulletto come tutti i ragazzi della sua età, magari un po’ di più con qualche bicchierino di troppo. Quello che è successo è colpa delle cattive compagnie“.

Emanuele, 20 anni, operaio, è arrivato in elisoccorso al policlinico della capitale la notte tra venerdì e sabato, in condizioni già disperate. Subito è stato sottoposto a un intervento chirurgico per provare a ridurre le lesioni alla testa causate dai colpi ricevuti. I medici dell’ospedale romano hanno rilevato la rottura delle vertebre cervicali e varie fratture craniche. L’operazione non è bastata a salvargli la vita: il ragazzo è morto domenica e i suoi genitori hanno dato il consenso alla donazione degli organi. L’agguato, nella piazza centrale di Alatri, è avvenuto dopo che il giovane ha difeso la fidanzata da un ubriaco che la molestava in un locale.

A ricostruire quanto accaduto la notte dell’aggressione è Ketty Lisi, la fidanzata di Emanuele, che alla Stampa racconta la dinamica del pestaggio. “Quando ci hanno sbattuto fuori dal Mirò club e quelli hanno incominciato a picchiare Emanuele, io ho cercato di tirarlo via, ma quelli erano troppo forti. Me l’hanno strappato dalle mani e mi hanno scansato via. Non riesco a credere che fossero così feroci, sembravano delle bestie”. La giovane parla di “follia pura”, e spiega che “stavamo bevendo una cosa al bar, al primo piano del circolo. A un certo punto un ragazzo, credo un albanese che era ubriaco ha iniziato a spintonare Emanuele, a darci fastidio. Vicino a lui c’era anche un italiano, c’era la musica alta, molto alta, non si capiva neppure bene quello che dicevano. A un certo punto Emanuele ha replicato ‘E adesso basta’ e lì è incominciato il litigio”.