Un altro campo rom nella Capitale d’Italia. Mentre il crono-programma per il “superamento dei villaggi”, più volte annunciato dalla sindaca Virginia Raggi, tarda ad arrivare. Il 7 marzo scorso il dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma ha approvato una determinazione dirigenziale finalizzata all’individuazione di una nuova “area attrezzata” destinata alla “accoglienza e soggiorno di 120 nuclei familiari di etnia rom”, con tanto di “servizio di gestione”. In pratica un nuovo insediamento, previsto nel Municipio XV (Cassia-Flaminia), in sostituzione dell’attuale “Camping River” di via Tenuta di Piccirilli, nel quale sono presenti 420 persone – circa la metà minori – i cui servizi di gestione scadranno il 30 giugno di quest’anno.

Sull’atto, però, rischiano di sorgere una serie d’interrogativi. Intanto perché già l’8 luglio scorso, quando l’amministrazione M5s non si era nemmeno insediata, un bando simile era finito sotto i riflettori dell’Anac, prima che fosse annullato (era pervenuta una sola offerta). In secondo luogo, l’atto sembra andare in contraddizione con la bozza del “piano di Roma Capitale per l’inclusione delle popolazioni rom, sinti e caminanti”, che prevedeva la progressiva uscita degli ospiti dai Villaggi della Solidarietà (nome istituzionale per definire i campi). Al capitolo “1.1 Habitat”, nel post scriptum, si afferma chiaramente che “si ritiene opportuno prevedere un’azione di accompagnamento all’abitare, cercando di distribuire le famiglie per evitare concentrazioni di marginalità che potrebbero determinare conflitto sociale” mentre, al punto 4, si dice che un’eventuale “struttura intermedia adeguata” debba essere “nella disponibilità del patrimonio di Roma Capitale”, cosa che non si verificherà, dato che il bando per la nuova “area attrezzata” è diretto ai privati. Un costo esponenziale per il comune, che dunque dovrà pagare l’utilizzo dell’area non di sua proprietà e la gestione dei servizi e del supporto sociale. Tutto ciò potrebbe entrare in conflitto con la risoluzione n. 2010/2276-Ini del Parlamento Europeo, che chiede ai comuni italiani di risolvere il problema entro il 2020. “Si tratta di misure temporanee – fanno sapere dall’assessorato capitolino – che non modificano gli intendimenti del piano sul quale stiamo lavorando”.

L’EMERGENZA CHE DIVENTA REGOLA
La bozza prevede tutta una serie di misure, più o meno approfondite, destinate all’intregrazione abitativa, occupazionale, scolastica ed economica. È il punto 4 del capitolo “Habitat” quello della “individuazione di una struttura intermedia adeguata, nella disponibilità del patrimonio di Roma Capitale, per poter ospitare famiglie, anche numerose” a creare le maggiori polemiche. Senza un adeguato crono-programma – assente nella bozza aggiornata al 31 gennaio 2017 – si rischia di replicare gli ultimi 23 anni di storia capitolina, in cui il conflitto sociale fra gli ospiti dei campi e i residenti delle periferie romane ha raggiunto livelli fortissimi. Secondo i dati forniti da Roma Capitale, al 31 gennaio erano state censite 4.187 persone ospitate in 7 Villaggi della Solidarietà ed altre 1.145 unità presenti in ben 11 campi “tollerati”, come da ordinanza  80, risalente addirittura al 1996. Delle vere e proprie zone in cui le condizioni non dignitose di chi vi abita e l’alta concentrazione d’illegalità hanno portato la sistemazione di non più dello 0,4% della popolazione capitolina a rappresentare un problema diffuso. Un centro di costo, oltretutto, arrivato a sfiorare i 25 milioni di euro annui fra il 2010 e il 2013. Da quando, nel febbraio scorso, il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca ha bloccato i servizi delle cooperative sociali nei campi – rivelatisi un flop senza precedenti – il comune ha risparmiato circa 10 milioni di euro. Basti pensare che, dai dati forniti da Roma Multiservizi al dipartimento Politiche Sociali, si evince come nell’anno scolastico 2015-2016 la media delle presenza in classe dei 250 minori non sia stata superiore ai 18 giorni. Il tema della bassa scolarizzazione – affrontato genericamente al punto 1.3 della bozza del piano – determina nella Capitale fenomeni di delinquenza giovanile, analfabetismo (in pochi parlano italiano nonostante “i gruppi Rom di origine ex Jugoslava presenti sul territorio romano risiedano stabilmente da un periodo variabile fra i 20 e i 40 anni”) e ulteriore ghettizzazione.

LA TASK FORCE DELLA POLIZIA LOCALE
La sfida per Virginia Raggi non è semplice. I sindaci che l’hanno preceduta non hanno mai saputo risolvere la situazione e, anzi, in alcuni casi l’hanno addirittura peggiorata. Dei buoni frutti, tuttavia, pare li abbia dati l’aumento delle forze di Polizia Locale messe a verifica degli insediamenti, operazione voluta fortemente dall’amministrazione pentastellata. “Nelle ultime settimane – sottolinea Marco Milani, sindacalista Ugl – si sta portando avanti un censimento importante delle persone presenti nei campi, mentre il forte utilizzo di colleghi permette di smascherare numerosi episodi di illegalità. Allo stesso tempo, si riesce a sottoporre al Dipartimento la mancata erogazione di servizi essenziali per chi vive nei moduli abitativi, come la manutenzione delle fognature”. Riguardo al censimento, Milani racconta: “Spesso, specie nei campi tollerati, si trovano persone diverse da quelle che dovrebbero esserci. In alcuni casi, gli ospiti titolari vendono illegalmente i loro container ad altri connazionali, snaturando di fatto il concetto di rom ormai probabilmente abusato”.

ASSOCIAZIONI E OPPOSIZIONI
In attesa di comprendere la reale forza del piano preparato dall’assessore capitolino Laura Baldassarre, alcune associazioni, che inizialmente avrebbero dovuto collaborare con la giunta pentastellata, ora sembrano essersi messe di traverso. Per Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio, che a giorni terrà una conferenza stampa sul tema, “la giunta Raggi sta copiando malamente il Piano Nomadi di Gianni Alemanno”. Stasolla sottolinea come questo possa produrre nient’altro che “la migrazione da un campo all’altro dei rom”, tra l’altro “con lo sperpero di oltre 10 milioni di euro l’anno”. Anche Nazione Rom, che sedeva fino a poche settimane fa al tavolo d’inclusione varato da Baldassarre, attraverso Marcello Zuinisi parla di “uomini soli al comando” e annuncia interrogazioni al Parlamento Italiano e a quello Europeo, firmate rispettivamente dalle deputate Giovanna Martelli e Barbara Spinelli. In Campidoglio, però, permane l’ottimismo: “Stiamo lavorando bene – fanno sapere fonti dell’assessorato – anzi, forse per la prima volta si affronta questo tema con idee chiare e decisionismo”. Fratelli d’Italia, che il 30 marzo proporrà all’Assemblea Capitolina una propria bozza di delibera, rilancia: “I campi devono essere chiusi – afferma Federico Rocca, dirigente romano – Le famiglie che ne hanno diritto possono tranquillamente mettersi in lista per le case popolari. La nostra proposta è quella di lasciare soltanto delle aree di transito per gli apolidi. Parlare di etnie è discriminatorio nei confronti di tutti. Ci aspettiamo dalla giunta Raggi un piano davvero concreto”.