Prima la battaglia contro le sanzioni dell’Unione Europea alla Russia, ora un vero e proprio patto politico con il partito di Vladimir Putin. Matteo Salvini – da fondatore dei Comunisti Padani – non perde dimestichezza con la linea di Mosca. L’accordo firmato nella capitale russa tra Lega Nord e Russia Unita è definito di “cooperazione e collaborazione” e, anche se in concreto resta da capire di cosa si tratti, prevede – come dice lo stesso Matteo Salvini – unità di intenti su “lotta all’immigrazione clandestina e pacificazione della Libia, lotta al terrorismo islamico e fine delle sanzioni contro la Russia, che sono costate all’Italia 5 miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro persi”. Salvini ha incontrato non solo il cosiddetto “vicesegretario generale del Consiglio per le Relazioni internazionali” di Russia Unita, Serghiei Zhelezniak. Ma anche il ministro degli Esteri Serghei Lavrov: “Un interessantissimo confronto a due durato 35 minuti” racconta Salvini che dice di aver ringraziato il ministro “dell’intervento russo in Siria contro l’Isis. E lui ha voluto ringraziarmi per la vicinanza e anche per il coraggio che fin da subito la Lega ha dimostrato riguardo la crisi in Crimea”. Ma le ambizioni del segretario del Carroccio non si fermano qui: spera infatti di incontrare nei prossimi mesi sia il presidente Usa Donald Trump (magari durante i giorni del G7 di Taormina) sia lo stesso leader del Cremlino Vladimir Putin (“è auspicato e auspicabile prima del voto”). In sostanza una specie di Internazionale sovranista. Un accordo, tra l’altro, che arriva dopo l’intesa già esistente tra la Lega Nord e il partito di Marine Le Pen

Salvini, da Mosca, parla già da candidato premier: l’intesa, promette, “sarà tra due partiti di governo”). Il testo dell’accordo con Russia Unita, che Salvini su Facebook definisce “storico”, prevede che le parti “si consulteranno e si scambieranno informazioni sui temi di attualità, sulle relazioni internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico”.

Il leader della Lega da anni è vicino alle posizioni di Putin e combatte per togliere le sanzioni Ue a Mosca perché hanno il solo effetto di punire le aziende italiane. Salvini è stato più volte a Mosca, in un’occasione ha anche rischiato l’arresto perché ha srotolato uno striscione per il No al referendum. Anzi, proprio durante la campagna elettorale in vista del 4 dicembre, il leader del Carroccio aveva condotto un tour (anche di contatti politici) a Mosca. “Anche Lenin voterebbe contro” scherzò. Una vicinanza sulla quale si era allungata anche un’ombra, almeno stando a quanto scrisse il Telegraph: il finanziamento di Mosca – almeno così raccontava una fonte dei servizi segreti americani – ai partiti anti-sistema in Europa come Jobbik in Ungheria, Alba Dorata in Grecia e il Front National in Francia. Una ricostruzione che Salvini aveva definito “una cazzata, una follia”.