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Svizzera, “gruppo LafargeHolcim pagò Isis per proteggere cementificio in Siria”. Ora vuole costruire il muro di Trump

L'azienda che ha come maggiore azionista la Schweizerische Cement-Industrie-Gesellschaft del fratello di Stephan Schmidheiny ha ammesso di aver stretto accordi con estremisti islamici pur di proseguire la produzione nel Paese di Assad. Intanto l'amministratore delegato Olsen si candida per la recinzione anti immigrati: "Gli investimenti del nuovo presidente Usa sono una grande opportunità"
Svizzera, “gruppo LafargeHolcim pagò Isis per proteggere cementificio in Siria”. Ora vuole costruire il muro di Trump
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Prima ha ammesso di aver fatto accordi con estremisti islamici, poi ha confermato il proprio interesse alla costruzione del muro promesso da Donald Trump alla frontiera con il Messico. È il gruppo svizzero LafargeHolcim, la più grande produttrice al mondo di materiali da costruzione che ha come maggiore azionista la Schweizerische Cement-Industrie-Gesellschaft di Thomas Schmidheiny, fratello di quello Stephan che in Italia è stato condannato a 18 anni per i morti dell’amianto di Eternit, salvo poi vedersi annullare la sentenza per sopravvenuta prescrizione del reato.

LafargeHolcim ha ammesso giovedì di aver concluso accordi “inaccettabili” con gruppi armati attivi in Siria, pur di mantenere in attività uno stabilimento nel Jalabiya, regione settentrionale del Paese, e “salvaguardare l’incolumità dei dipendenti”. Secondo il quotidiano Le Monde, che ha portato alla luce la vicenda a giugno, hanno beneficiato dell’accordo soprattutto i miliziani dell’Isis. In Francia, il colosso del cemento è finito nel mirino della magistratura in seguito alle accuse depositate dal ministero dell’economia, che accusa LafargeHolcim di finanziamento del terrorismo e di aver violato le sanzioni imposte dall’Ue al regime di Assad.

La società svizzera ha specificato che i fatti risalgono a prima che la francese Lafarge procedesse a una fusione con il gruppo elvetico Holcim, nel 2015. L’azienda ha pagato degli intermediari per stilare accordi con vari gruppi armati, si legge in un comunicato diffuso da LafargeHolcim: “Con il senno di poi, le misure necessarie a continuare le operazioni presso lo stabilimento erano inaccettabili“. Nel testo non fa però riferimento esplicito all’Isis.

Nello stesso giorno in cui è arrivata l’ammissione, Eric Olsen, l’amministratore delegato di LafargeHolcim, ha parlato alla stampa confermando l’interesse del gruppo a partecipare alla costruzione del famoso muro anti-immigrati promesso da Trump. “Siamo i numero uno del cemento negli Stati Uniti” ha sottolineato Olsen. “Per questo l’investimento nelle infrastrutture di 1000 miliardi di dollari promesso dal nuovo presidente americano costituisce una grande opportunità”, ha affermato il franco-americano. Secondo quanto riporta il Tages Anzeiger, il gruppo si è pronto a fare un’offerta attraverso la filiale Lafarge North America.

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