Lee Jae-yong, il vicepresidente di Samsung nonché erede della famiglia fondatrice della prima conglomerata sudcoreana, è stato arrestato con l’accusa di corruzione, frode e spergiuro, nell’ambito dello scandalo che ha portato alla destituzione del presidente Park Geun-hye. Contro la presidente a novembre aveva manifestato un milione di persone.

A capo dell’azienda da quando suo padre Lee Kun-hee ha subìto un attacco di cuore nel 2014, Lee era stato interrogato lo scorso gennaio, ma il magistrato aveva negato agli investigatori l’arresto, non rinvenendo il pericolo di fuga. Interrogato per la seconda volta all’inizio di questa settimana,  la Corte ha invece accettato la richiesta della procura “alla luce di una accusa penale e di nuove prove”.

I pubblici ministeri lo possono detenere fino ad un massimo di 20 giorni prima di incriminarlo formalmente. Indagando sullo scandalo che ha travolto la presidente della Repubblica Park Geun-hye e la confidente Choi Soon-sil, secondo le accuse, è emerso che Lee avrebbe autorizzato un pagamento da 36 milioni di dollari a favore di società riconducibili a Choi in cambio di favori per ottenere il sostegno del governo per una grande ristrutturazione di Samsung che avrebbe aiutato il, passaggio di potere dal padre a lui. Dopo l’arresto alla Borsa di Seul i titoli del colosso dell’elettronica sono stati scambiati a 1.881.000 won (-1,05%), vicino ai minimi intraday.

Choi Soon-sil, ribattezzata la ‘sciamana’ o la ‘nuova Rasputin’, era stata arrestata per abuso di potere e altri capi d’accusa per il ruolo influente svolto negli affari di Stato, anche a fini personali, pur non avendo alcun titolo e incarico di governo.