Sulla locandina campeggia la foto del Duce che scende una scalinata, accanto all’imponente facciata razionalista dello storico istituto di via Flaminia 223. Sopra, la scritta: “Gran ballo in epoca fascista“. Da organizzare per gli alunni di una scuola media. Un modo per “valorizzare il patrimonio storico rappresentato dalla scuola G. Alessi, inaugurata da Benito Mussolini“, spiegava la preside nelle circolare con cui annunciava l’iniziativa, poi ritirata dopo le polemiche. Un’idea frutto della passione per la Storia di Anna Maria Altieri, dirigente scolastica che nel giugno 2015 aveva trovato modo di far parlare di sé diramando una circolare in cui metteva in guardia i genitori dai pericoli comportati dalla cosiddetta “teoria del gender.

Dio, patria, famiglia“, la suggestione che a distanza di decenni pare ancora idealmente riverberare tra le austere architetture dei palazzi del quartiere Flaminio. A molti, in quel fazzoletto di tessuto urbano racchiuso tra la riva del Tevere, Piazza del Popolo e Villa Borghese dove nel ventennio risiedevano gerarchi del regime e funzionari statali, l’iniziativa non sarà dispiaciuta affatto. La circolare 217, inviata martedì dalla preside, annunciava che l’istituto aveva “ricevuto l’approvazione del Miur per il progetto: Ricostruire la Storia: l’epoca fascista nelle nostre scuole e nei nostri quartieri, presentato nell’ambito dell’iniziativa triennale Azioni innovative per la definizione degli obiettivi di miglioramento della scuola”. “Il progetto – spiegava la circolare – è volto a valorizzare il patrimonio storico rappresentato dalla scuola G. Alessi, inaugurata da Benito Mussolini nel periodo fascista, del quale restano tracce non solo nell’architettura dell’edificio, ma anche in vari documenti e oggetti presenti negli archivi, come pagelle, registri scolastici, fotografie, bandiere”. L’obiettivo del progetto – si legge ancora – è anche quello di estendere la ricerca agli altri edifici scolastici dell’Istituto Comprensivo”.

A distanza di 24 ore, arrivava il dietrofront. Con una seconda circolare, la numero 222, Altieri annunciava che il “Gran Ballo” non avrà luogo. “Con riferimento alla circolare n. 217 – recita il testo – si precisa che lo scopo dell’iniziativa ivi promossa non è quello di rivalutare un’epoca su cui la storia e il popolo italiano hanno già espresso chiaramente la loro indiscutibile condanna, ma quello di promuovere un’iniziativa di valore culturale, nell’ambito di un progetto di ricerca storica approvato dal Miur. In ogni caso, al fine di evitare fraintendimenti, si ritiene opportuno sospendere la realizzazione del ballo con ambientazione d’epoca“. Dietrofront seguito dalle rimostranze degli insegnanti dell’istituto: “I Docenti della Scuola Secondaria di primo grado ‘Guido Alessi’ si dissociano dall’iniziativa proposta, precisando di non essere stati né informati né consultati sull’organizzazione di un “gran ballo in epoca fascista”, si legge in una lettera inviata alla preside Altieri.

Che è riuscita a guadagnarsi la ribalta della cronaca per la seconda volta in neanche un anno e mezzo. Era accaduto già il 17 giugno 2015, quando con una circolare vergata su carta intestata del ministero – “Ufficio scolastico regionale per il Lazio” – la signora preside metteva in guardia i genitori degli alunni dell’istituto “via P. A. Micheli” da lei diretto dai rischi per la “natura umana” comportati dall'”introduzione nelle scuole di ogni ordine, genere e grado dell’educazione alla parità di genere“, citando tra le “Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità” capitoli quali la “masturbazione infantile precoce” da 0 a 4 anni e “l’amore tra le persone dello stesso sesso” da 4 a 6 anni. Materie sulle quali Altieri – allarmata dai contenuti nel ddl in esame al Senato in quei giorni in cui si parlava di educazione alla parità tra i sessi – invitava le famiglie ad informarsi sul sito difendiamoinostrifigli.it. Lo stesso che promuoveva le ragioni del Family Day in programma a piazza San Giovanni. Una vicenda conclusasi, anche in quel caso, con il ritiro dell’iniziativa e il ministero dell’Istruzione che intimava alla sua dirigente di “inviare una lettera di scuse alle famiglie”.