“L’orientamento scolastico è totalmente fallito. Come abbiamo creato un mucchio di avvocati che ora non sanno cosa fare ora rischiamo di avere in futuro tante persone che sanno il latino e l’inglese ma non sanno fare un prodotto. Avanti di questo passo il nostro servizio manifatturiero”.  Paolo Galassi, presidente dell’Associazione delle piccole e medie imprese guarda con preoccupazione ai dati sulle iscrizioni a scuola diffusi ieri dal ministero dell’Istruzione. La diminuzione dal 16,5% di un anno fa al 15,1% di oggi agli istituti professionali e la lieve decrescita dei tecnici rispetto all’aumento dopo anni di decrescita dei licei, non gli permettono di dormire sonni tranquilli.

“Da un’indagine che abbiamo fatto – spiega Galassi – abbiamo compreso che i ragazzi dicono che non c’è alcuna garanzia di posti di lavoro con il tecnico perciò scelgono i licei per avere una cultura più generale per poi girare il mondo. I giovani hanno un’illusione sulla continuità del benessere che si sono trovati. Eppure in Italia abbiamo bisogno di figure specialistiche che vengono dai nostri professionali e tecnici. Oggi utilizziamo i giovani che arrivano dall’Est perché non troviamo risorse all’interno del nostro Paese”.

Il presidente dell’Api guarda ai prossimi anni e punta il dito contro chi fino ad oggi non ha fatto nulla: “Manca un orientamento che indica ai giovani cosa devono imparare in modo che rientrino poi nelle nostre imprese con leggi che li tutelano”. A finire sul banco degli imputati è la scuola media, sono gli insegnanti che non valorizzano i professionali e i tecnici. Lo sa bene Francesco Dell’Oro, esperto in orientamento scolastico: “Il messaggio che passa nelle scuole non aiuta i ragazzi a prendere in considerazione strade diverse. Fin quando nei nostri istituti c’è quest’aria mefitica per cui gli insegnanti continuano a dire che quelli bravi devono andare al liceo, i meno bravi ai tecnici, gli sgarrupati ai professionali e la Croce Rossa alla formazione professionale, stiamo banalizzando una serie di percorsi che possono essere di qualità. C’è un peccato originale che nasce nelle scuole”.

Per Dall’Oro non bisogna santificare i licei: “In due indagini che ho fatto ho raccolto più di 800 richieste d’aiuto: 531 arrivano dai licei, il 20% proprio dal classico e il 53% dallo scientifico”.
Non resta che una strada secondo il “nostro” esperto: “Formare gli insegnanti”.

A non lanciare allarmi è invece Andrea Gavosto, il presidente della Fondazione “Giovanni Agnelli” che pur riconoscendo le difficoltà dell’orientamento scolastico vuole andare più a fondo nella questione: “Le variazioni sono minime. C’è un aumento al classico che interrompe un trend in discesa e un calo fortissimo dei professionali. Potrebbe essere un problema legato al calo dei flussi migratori visto che quegli istituti sono scelti da molti ragazzi con cittadinanza non italiana. L’altra spiegazione che ci possiamo dare è che poiché è una scuola frequentata per la maggioranza da migranti sia scelta meno dai nativi. L’orientamento funziona male ma non è peggiorato da un anno all’altro”. Gavosto prova a guardare ai dati con oggettività: “C’è una scelta delle famiglie verso la formazione liceale pensando alla prospettiva universitaria. Una buona decisione perché le imprese devono pensare che oggi serve il perito o il diplomato al professionale ma domani se vuoi competere servono laureati. Bisogna sottolineare che nel professionale cala il settore dei servizi dove c’è la componente alberghiera che probabilmente è satura: le famiglie hanno cominciato a vedere tassi di bocciatura elevati e hanno rivisto le scelte passate”.