Secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan quei numeri sono la prova che il governo “non strizza l’occhio agli evasori ma alle aziende e ai contribuenti onesti, aiuta ad adempiere, a non sbagliare e a correggere gli errori, senza approcci inutilmente punitivi“. Mentre il premier Paolo Gentiloni parla di “risultati importanti, senza precedenti”. La realtà, però, è che i 19 miliardi di euro – “un nuovo record” – che il titolare del Tesoro e il direttore delle Entrate Rossella Orlandi hanno rivendicato giovedì come risultato della lotta all’evasione condotta nel 2016 sono per la maggior parte frutto di versamenti spontanei dei contribuenti. Vale a dire soldi pagati di propria volontà da persone o società che avevano fatto errori o dimenticato qualcosa nella dichiarazione dei redditi.

Occorre poi tenere presente che l’evasione ammonta ogni anno a circa 110 miliardi di euro, per cui la cifra recuperata resta una goccia nel mare. Non solo: nel 2015 il recupero si era fermato a quota 14,5 miliardi, di cui oltre 10 da versamenti spontanei. Calcolatrice alla mano, significa che tra 2015 e 2016 la percentuale di somme evase incassate non grazie all’azione degli ispettori del fisco ma per la “buona volontà” dei contribuenti non è calata, ma al contrario è salita dal 68 al 72%.

I numeri: su 19 miliardi complessivi (+28% sul 2015) ben 4,1 sono arrivati dalla voluntary disclosure, la procedura di rientro in Italia dei capitali nascosti al fisco, 2,1 miliardi dal canone Rai in bolletta che per ovvi motivi ha consentito alla tv pubblica di incassare 500 milioni in più rispetto all’anno prima, 8 da attività di liquidazione e 500 milioni da versamenti spontanei da compliance, quelli dei contribuenti che hanno ricevuto dall’Agenzia un avviso bonario a mettersi in regola. Andando ancora più nel dettaglio, ben 13,7 miliardi (+34%, ha spiegato la Orlandi) dipendono appunto da versamenti diretti, cioè da pagamenti che non hanno richiesto l’attivazione di procedure coattive. La riscossione coattiva è cresciuta invece di soli 400 milioni.

Quanto ai controlli, il 40,3% dei controlli ha interessato i grandi contribuenti, il 15,3% delle imprese di medie dimensioni e l’1,4% delle imprese di piccole dimensioni e lavoratori autonomi. I controlli sulle persone fisiche sono stati, invece, circa 280mila. Per quanto riguarda l’Iva, imposta che vede l’Italia ai primi posti in Europa per volume di evasione con quasi 40 miliardi annui non versati, sui circa 60mila contribuenti che hanno ricevuto una comunicazione per dichiarazione incompleta o omessa solo il 72% ha corretto la propria posizione.

Sempre nel 2016 l’Agenzia delle Entrate ha effettuato 2 milioni e 740mila rimborsi alle famiglie e alle imprese, per un importo totale pari a oltre 14 miliardi di euro, praticamente azzerando gli arretrati.