Adulti e ragazzi vivono una vita sempre più social con una media di cinque profili a testa, ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete. Otto su dieci si preoccupano dei propri dati e due terzi sanno che questi vengono registrati mentre navigano, ma non sanno quali siano le informazioni raccolte, né come vengano utilizzate. E se nove utenti su dieci non fanno nulla per proteggere la propria immagine, più di un adolescente su cinque, invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete o attiva la webcam per ottenere regali. Questi alcuni degli aspetti rivelati dalla ricerca ‘Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra i teen e gli adulti’, condotta da Ipsos per Save the Children alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata annuale per la promozione e l’utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie digitali. Sono stati intervistati circa 800 adolescenti tra i 12 e i 17 anni e altrettanti adulti tra i 25 e i 65 anni. “I risultati dimostrano che adulti e ragazzi condividono gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi” spiega Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia-Europa di Save the Children, secondo cui “si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che gli adulti dovrebbero invece esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”.

SEMPRE PIÙ SOCIAL – In tutte le fasce d’età è in forte crescita l’uso dello smartphone, che ha rimpiazzato cellulari tradizionali, video e fotocamere e lettori mp3. Quasi la totalità dei ragazzi (97%) e degli adulti intervistati (95%) ne possiede uno e i bambini ricevono il loro primo smartphone a 11 anni e mezzo. Pur essendo sempre più connessi, però, spesso non si conoscono gli effetti sulla privacy della pubblicazione di una foto, dell’acquisto di un prodotto o dell’utilizzo di una app. E quando si tratta di valutare l’attendibilità di una notizia per i tre quarti la prudenza è d’obbligo, eppure il 43% dei ragazzi e il 37% degli adulti si basa sulle condivisioni che quella notizia riceve.

La ricerca rivela inoltre che vi è una scarsa cura della propria storia online, come se l’unica cosa importante fosse “l’essere presente qui e ora”. Circa 9 utenti su 10 non fanno nulla per proteggere la propria immagine: solo il 18% dei ragazzi e il 14% degli adulti ha cancellato almeno una volta post passati, appena il 12% degli utenti toglie il tag del proprio nome da una foto postata e il 19% degli adolescenti e il 16% degli adulti blocca qualcuno su Facebook o Whatsapp. I ragazzi, poi, sono un po’ più prudenti dei grandi nelle impostazioni della privacy su Facebook: il 66% restringe la visibilità dei post ai soli amici, contro il 58% degli adulti.

I PERICOLI IN RETE – Pur di essere presenti online, i minori sono disposti anche a mentire sulla loro età: mediamente i ragazzi si iscrivono a Facebook a 12 anni e mezzo (un anno in meno del 2015), dichiarando un’età superiore. La condivisione di immagini e video di se stessi o degli altri, con riferimenti sessuali o in pose imbarazzanti, è un’attività molto diffusa tra i ragazzi. Quelli intervistati raccontano, infatti, che tra i loro amici più di uno su cinque invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete o attiva la webcam per ottenere regali. Quattro su dieci inviano o postano immagini intime di loro conoscenti, più di 1 su 3 invia o riceve messaggi con riferimenti espliciti al sesso, mentre uno su cinque  invia ad amici propri video o foto intime. Colpisce il dato relativo agli adulti: l’11% dichiara di aver visto diffuse, o per scherzo o per ‘vendetta’, immagini condivise in un momento intimo, mentre il 15% dichiara che questo è successo a qualcuno che conosce. L’accesso a strumenti che consentono di fare acquisti on line, come il sistema Paypal e le carte prepagate, espongono i ragazzi all’opportunità di utilizzare la rete per scommettere, accedere a giochi, come poker e casino e ad altri siti riservati ad adulti (lo fa quasi un ragazzo su 10). “Di fronte a questi dati – spiega Raffaela Milano – emerge la necessità di un’azione educativa rivolta non solo ai ragazzi ma soprattutto agli adulti e, allo stesso tempo, l’importanza di muoversi per garantire una efficace attuazione in Italia, da parte delle istituzioni e delle aziende, della nuova regolamentazione europea sulla tutela e protezione dei dati personali, in particolare per quanto riguarda il consenso dei genitori all’utilizzo dei dati dei minori”.

ACCESSO AI DATI E INTIMITÀ ONLINE – I comportamenti in rete degli utenti di tutte le età non corrispondono, inoltre, alle loro preoccupazioni sull’uso dei dati personali. Pur di scaricare una app, metà degli adulti intervistati (50%) accetta che il servizio possa accedere ai propri contatti, una percentuale solo di poco più bassa rispetto ai minori (58%). La quasi totalità degli adulti che accettano (il 92%) è inoltre convinta che sia il giusto prezzo da pagare per i servizi a cui sono interessati, un dato che per gli adolescenti si abbassa di soli due punti percentuali (90%) e che dimostra come non vi sia alcuna differenza tra il comportamento dei giovani e quello dei loro genitori. Eppure il 47% degli adulti e il 44% dei ragazzi nutre dubbi sulla sicurezza della conservazione dei dati. Anche quando si tratta della condivisione di materiale intimo e riservato, la percezione di insicurezza è alta ma ci sono forti contraddizioni nelle opinioni. Il 75% degli adulti e il 72% dei ragazzi crede che non sia mai sicuro condividere on line foto e video intimi. Eppure l’81% dei primi e il 73% degli adolescenti pensa che vi sia una sorta di ‘consenso implicito’ alla diffusione, nel momento in cui qualcosa viene condiviso. Così il 23% degli adulti e il 29% dei ragazzi è convinto che sia sempre sicuro farlo perché “lo fanno tutti”, rispettivamente il 47% e il 48% se conoscono personalmente quelli con cui condividono, il 42% e il 44% se non è possibile essere riconosciuti (“non si vede il volto”), mentre un ragazzo e un adulto su tre non lo ritiene un comportamento pericoloso se l’altra persona condivide a sua volta qualcosa di intimo.