Ufficialmente il Comune guidato da Virginia Raggi ha chiesto una proroga di un mese per decidere sullo stadio della Roma. Ma intanto ha già messo nero su bianco il suo parere sul progetto a Tor di Valle: negativo. Il documento sottolinea carenze documentali, problemi di sicurezza, viabilità, approvvigionamento idrico ed elettrico. Praticamente il progetto dei giallorossi è un colabrodo, a detta dei tecnici capitolini. Viziato a monte, poi, da quello che l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, grande oppositore dell’opera, considera il suo peccato capitale: quel milione di cubature di costruzione, ribadito anche nel lungo documento di 76 pagine (con gli allegati) recapitato alla Pisana, dove si parla di “incongruenza nei valori della superficie utile lorda rispetto alla tavola di zonizzazione”. Ovvero una sproporzione generale tra i cantieri previsti e lo stadio, che vale appena il 14% del totale. Il parere sottoscritto dagli uffici del Comune non è comunque una pietra tombale per le speranze della As Roma: il testo indica anche quali sono le condizioni per far cambiare idea all’amministrazione e ottenere l’idoneità. Ma le possibilità di veder partire presto i lavori si riducono ulteriormente.

CINQUE NO AL PROGETTO. Martedì 31 gennaio la conferenza dei servizi che avrebbe dovuto dare il via libera alla costruzione dello stadio a Tor di Valle si era interrotta ad un passo dal traguardo: il Comune di Roma aveva chiesto e ottenuto una sospensione di 30 giorni per trovare un accordo esterno con la società proponente (e soprattutto interno fra le varie anime del Movimento 5 stelle). Peccato che  da Palazzo Senatorio era già partita un’altra comunicazione che rischia di spezzare il sogno di James Pallotta e degli americani di costruire un nuovo stadio (con annessi e connessi) nella Capitale. “Il parere unico – si legge in una nota della Regione – non è favorevole”. Si tratta di un “atto tecnico e non politico”, come spiegano dal Campidoglio. Ma comunque durissimo: nel documento, infatti, il progetto incassa ben cinque no, di gradazione e motivazione differente, da cinque Dipartimenti diversi (Pianificazione territoriale, Tutela Ambientale, Viabilità, Sviluppo, Urbanistica).

“TRAFFICO ANCHE SENZA LE PARTITE”. Le carenze individuate sono tantissime. A partire da quelle sulla mobilità, su cui infatti il parere è proprio “contrario”. I nodi sono quelli già noti: ovvero la congestione della Roma-Lido e della via del Mare, due assi cruciali per la città, per cui “non si può escludere riflessi negativi sulla già precaria situazione”. Il progetto sarebbe così deficitario da presentare “incongruenze nelle ipotesi assunte per la valutazione della linea”: potrebbero sorgere problemi di traffico persino nell’afflusso al centro commerciale non in concomitanza dalle partite, in un qualsiasi giorno feriale alle 8 del mattino. E poi ci sarebbero molti dubbi sulla sicurezza: per esempio sui tronchi di scambio, ritenuti di insufficiente lunghezza; o sulle localizzazioni di uscite dai parcheggi in curva, o la concentrazione di accessi con “elevati rischi di intasamenti che non garantiscono l’incolumità dei pedoni soprattutto in fase di esodo dallo Stadio”.

BERDINI CONTRO IL CENTRO COMMERCIALE. Mancano documenti (nonostante le “reiterate richieste del Comune”), tra cui gli aggiornamenti dei dati catastali o l’accordo con la Regione per il potenziamento della Roma-Ostia Lido. Ci sono dubbi sull’approvvigionamento idrico ed elettrico dell’opera, e bisogna risolvere il problema delle emissioni maleodoranti. Ma è proprio l’insieme del progetto ad essere messo in discussione: il Dipartimento Urbanistica scrive che il parere è di assenso “solo in relazione allo stadio e al parco fluviale”, e di “non compatibilità” invece per il Business Park e il Convivium (centro commerciale da oltre 20mila metri quadri ) “in quanto non coerente con le direttive del Piano regolatore”. Appunto la posizione dell’assessore Paolo Berdini. La soluzione sarebbe lo “stralcio” delle due opere dal progetto (senza cui però potrebbe essere la Roma a tirarsi indietro). “In alternativa – proseguono i tecnici –dovranno essere esplicitate da parte del Comune le motivazioni per la modifica del Piano vigente introducendo una nuova quota di insediamento, riorientando le scelte attraverso un riassetto dell’intero quadrante”. Ovvero producendo quella variante urbanistica su cui il M5s non riesce a mettersi d’accordo. Un bel rompicapo.

IL CAMPIDOGLIO: “C’È VOLONTÀ DI ANDARE AVANTI”. Il parere non chiude definitivamente la questione perché, insieme alle tante criticità, indica anche le condizioni per ribaltare il giudizio. In una nota ufficiale, infatti, il Campidoglio precisa che “c’è la volontà di andare avanti col progetto definitivo: c’è una lista di temi da affrontare nel periodo di sospensione; ci sono tutti i margini per concludere positivamente la procedura”. Il documento, però, mette spalle al muro la società, che nel poco tempo a disposizione dovrà proporre tutte le modifiche richieste. E non sono poche: ulteriore potenziamento della Roma-Lido, messa in sicurezza delle strade, niente prelievi d’acqua dal sottosuolo, anticipazione degli interventi sull’impianto di depurazione, produzione degli atti mancanti. Un incontro fra le parti potrebbe svolgersi già nei prossimi giorni. Poi il nuovo dossier dovrebbe essere vagliato dalla giunta Raggi (alle prese con ben altri problemi e sentita oggi nell’inchiesta sulle nomine in Comune) e l’assemblea capitolina dovrebbe anche approvare la variante al Piano Regolatore. Una corsa contro il tempo, insomma. La Roma ha ancora 30 giorni per far cambiare idea al Comune. Altrimenti niente stadio.

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