Nessuno tocchi le accise. È questo il senso della polemica sollevata dalle associazioni dei consumatori italiani dopo la lettera inviata mercoledì dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan all’Unione europea, in cui ha preso tempo con Bruxelles che pretende una correzione dei conti da 3,4 miliardi. “Come sempre, quando il Governo non sa dove reperire rapidamente e facilmente risorse per esigenze di bilancio, si attinge dal ‘Pozzo di San Patrizio’ delle accise sulla benzina“, hanno denunciato in una nota congiunta Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. “Gli automobilisti italiani – ha fatto eco il presidente del Codacons Carlo Rienzi – sono senza dubbio la categoria più tartassata d’Europa”.

La rabbia delle associazioni dei consumatori è dovuta a un passaggio della lettera di Padoan in cui il ministro spiega come il governo intende allinearsi a medio termine alle richieste di Bruxelles. “Sul lato delle entrate – si legge nella missiva – lo sforzo di aggiustamento includerà misure come l’imposizione indiretta, le accise e ulteriori miglioramenti delle politiche adottate recentemente, con risultati soddisfacenti, per il recupero dell’imponibile”. Anche se Padoan non specifica né quali accise verranno toccate, né quando e in quale entità, la sola parola ha fatto scattare la preoccupazione delle associazioni dei consumatori, che intravedono un possibile aumento della tassazione sulla benzina.

“Un modo come un altro – sottolineano Federconsumatori e Adusbef – per determinare ricadute pesanti non solo sulle tasche dei cittadini, ma anche, in termini generali, sull’intero sistema economico. Basti pensare al trasporto dei beni di consumo, che avviene per l’86% su gomma. È evidente che attingere risorse dalle accise si traduce in un’operazione depressiva, con ricadute dirette ed indirette per i cittadini”. Le due associazioni ipotizzano che la metà dei 3,4 miliardi di correttivo chiesti da Bruxelles potrebbe essere reperito attraverso l’aumento delle accise sui carburanti, e spiegano: “Le ricadute in termini annui ammonterebbero a circa 71 euro a famiglia. Un aggravio che, in una fase di depressione come quella che attraversa il nostro sistema economico e produttivo, determinerà una ulteriore flessione dei consumi. Per questo è indispensabile non aumentare di nemmeno un centesimo le accise”.

Pronto a opporsi anche Codacons: “I governi negli ultimi anni hanno fatto un uso intensivo delle accise sui carburanti per per finanziare il Fondo unico dello spettacolo, l’emergenza in Libia, l’alluvione in Liguria, il terremoto in Romagna, e ben 3 volte per correggere i conti pubblici. Tasse di scopo che vengono adottate per risolvere emergenze del momento, ma che non vengono più soppresse, continuando a pesare per sempre sulle tasche degli italiani”. Per Rienzi i dati dimostrano che gli automobilisti vengono utilizzati come veri e propri ‘sportelli bancomat‘: “tra il 2011 e il 2016 le accise sulla benzina sono aumentate complessivamente del +29% mentre quelle sul gasolio sono rincarate addirittura del +46%“. Per questo motivo, conclude il presidente del Codacons, “annunciamo già da oggi battaglia“.