Un qualunque condannato per Mani pulite, o per uno dei tanti scandali italiani dei decenni scorsi, potrebbe mettersi in tasca il tesserino della Camera dei deputati e diventare lobbista accreditato. Il Regolamento per le Lobby a Montecitorio, in fase di approvazione, definirà infatti l’accesso a palazzo per i  rappresentanti dei cosiddetti “gruppi di pressione” e prevede che chiunque, anche chi ha avuto problemi con la giustizia per i reati come corruzione, concussione, abuso d’ufficio, possa essere ammesso al registro dei sottobraccisti. Purché la condanna definitiva risalga ad almeno 10 anni prima. Quindi, per esempio, se il Regolamento non sarà modificato, tutti i condannati per Tangentopoli che nel frattempo non hanno avuto altri problemi giudiziari già passati in giudicato, potranno essere iscritti allo speciale Registro, che permetterà loro di stare in una saletta dedicata dove i parlamentari potranno passare per discutere. Per fare un altro esempio, se questo regolamento fosse stato applicato appena due anni fa, Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, condannati nelle inchieste di Tangentopoli, avrebbero potuto entrambi essere accreditati come lobbisti. Purtroppo per loro, nel frattempo sono finiti nelle maglie dell’inchiesta Expo: secondo le carte di quella indagine facevano proprio da mediatori nell’intricato sistema degli appalti pubblici per l’Esposizione milanese. Per quella vicenda entrambi anno patteggiato una pena a fine 2014. Tuttavia molti altri protagonisti di Mani pulite, o altri scandali giudiziari italiani, magari con nomi meno celebri, potranno accreditarsi alla Camera.

Intendiamoci, di regolamentazione in materia c’è bisogno come il pane. Finora infatti regnano anarchia e poca trasparenza. Il nuovo regolamento – per il quale scade oggi, 26 gennaio, la possibilità di presentare emendamenti – varrà tuttavia solo per la Camera in attesa di una legge nazionale. Sul punto specifico delle incompatibilità, la nuova norma spiega che il lobbista deve “non avere subito, nell’ultimo decennio, condanne definitive per reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica o il patrimonio”. Sono proprio quelle tre parole “nell’ultimo decennio” a sorprendere. Infatti, nelle numerose bozze di legge organica sulle lobby che da anni giacciono in Parlamento, non è mai stato previsto che dopo un certo numero di anni da una condanna si possa rientrare nel giro. La stessa vice presidente della Camera Marina Sereni, del Pd, nel 2014 aveva presentato una sua proposta di modifica al regolamento che non prevedeva sconti per chi era condannato per certi fatti. Peraltro la Sereni, da sempre fautrice di una legge in materia, è stata ora incaricata dall’ufficio di presidenza della Camera, di portare avanti l’esame della proposta, votata ad aprile 2016 dalla Giunta per il Regolamento, relatore Pino Pisicchio (gruppo Misto). Ed è proprio in quella proposta che si trova il riferimento all’“ultimo decennio”.

Chi ha qualche perplessità sul nuovo regolamento, che potrebbe entrare in vigore già da marzo, è Fabio Bistoncini, lobbista “dichiarato” e titolare di una delle più importanti agenzie di lobbying. Perplessità che vertono anche sulla regola dei 10 anni dalla condanna: “Per alcuni tipi di reati rientranti nelle categorie elencate, io sarei stato anche più severo. Prevedendo il divieto assoluto”, spiega. Per Bistoncini il fatto che alla Camera arrivi un po’ di ordine sul tema è una buona notizia: tutti i lobbisti accreditati dovranno infatti presentare una relazione annuale sul lavoro svolto, coi nomi delle aziende o delle associazioni per cui hanno fatto pressioni. Ma, secondo il lobbista, si poteva fare molto meglio. Per esempio, stando a quanto riportato nella proposta, basterà far passare solo un anno da quando si è cessati da parlamentari o membri del governo, per diventare lobbisti alla Camera: “Parlamentari e membri del governo sono due categorie rilevanti ma non esclusive per quanto riguarda potenziali conflitti d’interesse. Si pensi al riguardo ai membri di staff di un ministro”, sottolinea Bistoncini. “In altre bozze normative il periodo di ‘decantazione’ è di almeno due anni, la stessa cosa in Europa”. Infine secondo Bistoncini la normativa è un po’ “vecchiotta”: “È incentrata sulla regolamentazione dell’accesso ai Palazzi. Come se l’attività di lobby si esaurisse nell’incontro con parlamentari. Questo semmai poteva andare bene 20 anni fa, ma ormai il nostro lavoro è molto più ampio”.