Avrebbero spiato la posta elettronica di due ex presidenti del Consiglio e si sarebbero infilati nelle e-mail di Mario Draghi e di decine di politici, generali, funzionari di Stato e imprenditori, bucando anche siti istituzionali. Ma chi sono Giulio e Francesca Maria Occhionero? La loro vita lavorativa si snoda tra l’Italia, Malta e Londra – con puntate negli Stati Uniti – attraverso diverse società attive in svariati settori, per lo più legati alla finanza. Una storia che si perde in diversi rivoli, due dei quali portano a Siena e Taranto.

Entrambi descritti come “ben inseriti” nel giro dell’alta finanza romana, gli Occhionero nascono e studiano a Roma. Entrambi diplomati al liceo scientifico Avogadro, si laureano all’università La Sapienza. Francesca Maria in chimica, Giulio in ingegneria nucleare. Mentre lei, grande appassionata di maratone, lavora – secondo il suo curriculum – come consulente presso la Scuola di arte e restauro e come consulente per la Iri Management in qualità di coordinatrice di progetti di ricerca legati alla data privacy e security information, il fratello ha già fondato la Westlands Securities, una società registrata a Malta nel 1998 che fornisce consulenze finanziarie ad istituzioni bancarie e che – si legge nei loro curriculum – ha poi allargato il proprio business al private equity e al real estate. Gli Occhionero hanno fondato almeno altre tre società, ma gli affari girano principalmente attorno alla Westlands e alla Sire SpA, che si occupa di grandi progetti edilizi e della costruzione di piattaforme logistiche e market place per il commercio elettronico.

Le informazioni a riguardo sono tuttavia piuttosto scarne, come i progetti. La Westlands viene registrata a Malta e nel 2014 apre una posizione anche in Inghilterra. Dai dati pubblici sul sito del governo britannico, la sede londinese è al terzo piano di un palazzo al 207 di Regent Street e nel corso dell’anno e mezzo di attività – tra il 6 febbraio 2014 e il 17 maggio 2015 – nella Westlands assumono un ruolo Giulio Occhionero e tre società: la Homeric (Tci) Limited, la Marashen Corporation LLC con sede a Kent, in Delaware, e la International Company Services. La Homeric e la International si alternano nel ruolo di “company secretary”: la prima, salvo non si tratti di un caso di omonimia, è citata nei Panama Papers, mentre la seconda – come da documenti pubblici – è registrata allo stesso indirizzo maltese della Westlands.

Che negli anni ha tentato di fare affari anche in Italia. Nel 2005, presenta assieme a Sire Spa un progetto all’Autorità portuale di Taranto. Qualcosa di faraonico, di cui i giornali locali avevano già parlato nel gennaio dell’anno precedente. Sire e Westlands avrebbero voluto investire almeno 800 milioni di euro per un terminal container e un centro agro-alimentare polifunzionale nella zona fuori rada. Si parlava di 2.500 posti di lavoro e, sul proprio profilo Linkedin, Giulio Occhionero descrive l’investimento come “seguito da vicino dall’ambasciata Usa a Roma” e afferma che la Westlands aveva “firmato due accordi di finanziamento con Bear Stearns e la Royal Bank of Scotland”. Non se ne fatto più nulla. Anzi, fonti consultate da IlFattoQuotidiano.it all’interno dell’ente che gestisce il porto ionico, sono categoriche: di quel fantomatico investimento e delle persone che vi ruotarono attorno “il ricordo è pessimo”. Fatto sta che l’interesse degli Occhionero per Taranto è confermato anche dall’indagine della procura di Roma. In uno dei file trovati sui server usati, c’era una cartella denominata “TABU” che raggruppa diversi account e password legati proprio all’Autorità portuale jonica e, sempre secondo gli investigatori, i due avrebbero “fornito consulenza al governo statunitense in un’operazione commerciale per la costruzione di infrastrutture nel porto di Taranto”.

Dalla Puglia alla Toscana, c’è traccia di Occhionero anche a Siena. Sempre secondo quanto riporta l’uomo nel suo curriculum, “dal marzo 2001, per due anni, siede (come unico membro esterno alla banca) nel comitato investimenti del Monte dei Paschi di Siena, Private Banking, come advisor nella selezione dei portafogli di investimento”. E nel gennaio 2002, Monte dei Paschi avrebbe adottato, afferma Occhionero, “la sua metodologia di trading giornaliero implementando un’apposita linea dedicata ai clienti high-net-worth”.