L’appuntamento è fissato: giovedì 29 dicembre, ore 12, ministero dello Sviluppo Economico. Oggetto: provare a salvare in extremis i 1.666 dipendenti della sede romana di Almaviva Contact. L’annuncio – su Twitter – è firmato dal viceministro del Mise Teresa Bellanova ed è arrivato al termine di una giornata a dir poco convulsa. L’apice nel pomeriggio, quando l’azienda ha chiuso le porte a ogni tipo di trattativa supplementare, giudicando fuori tempo massimo l’esito del referendum tra i lavoratori della Capitale. I sindacati, tuttavia, hanno chiesto un ultimo faccia a faccia. Con un obiettivo ben preciso: chiudere positivamente la vicenda. E quando ogni spiraglio sembrava chiuso, ecco il tweet della vice di Calenda: si può ancora trattare, forse per l’ultima volta. Una novità che, fino a qualche ora prima, era assolutamente impronosticabile.

L’ESITO DEL REFERENDUM INTERNO: SI’ ALL’ACCORDO – Perché Almaviva non aveva lasciato speranze: nessuna trattativa supplementare né modifiche agli accordi per i 1.666 dipendenti della sede di Roma di Almaviva Contact. Che è restata fuori dall’intesa dopo che le rappresentanze sindacali dello stabilimento romano – al contrario di quelle della sede di Napoli – non hanno sottoscritto l’accordo-ponte del 22 dicembre scorso, che prevede altri tre mesi di trattativa e parallelamente una proroga degli ammortizzatori sociali. Per l’azienda il tempo era scaduto, nonostante l’esito del referendum fissato da Rsu e strutture regionali di Slc e Cgil per il 27 dicembre, attraverso il quale si è tornato a dare la parola ai lavoratori: di fatto è stata smentita la decisione di non firmare l’accordo presa dai delegati aziendali della sede romana. Con 590 voti favorevoli e 473 contrari (pochi gli astenuti), infatti, i dipendenti hanno detto ‘sì’ all’intesa anche per la sede di Roma. Da qui la richiesta dei sindacati ad azienda e governo: “Nuovo incontro per una conclusione positiva” della vicenda e ” la conseguente sottoscrizione del verbale di accordo anche per la sede di Roma“. Ma Almaviva Contact non ci sta: “Oggi – scrive in una nota – solo chi non conoscesse la normativa o pensasse di ignorarla potrebbe ritenere di riaprire un procedimento formalmente concluso e sottoscritto dalle parti congiuntamente ai competenti rappresentanti dei Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro”.

LA FIRMA DELL’ACCORDO SOLO PER NAPOLI – La notte del 22 dicembre scorso, al termine dell’ultimo tavolo di confronto tra Almaviva Contact e le Rsu degli stabilimenti del gruppo alla presenza del viceministro allo Sviluppo, Teresa Bellanova, i 13 delegati della Rsu della sede di Roma non hanno firmato la proposta di mediazione messa a punto dal governo, mentre per Napoli si è arrivati alla firma, con un solo voto contrario. Nelle ore immediatamente successive i sindacati hanno deciso di fissare la data di un referendum per dare modo ai lavoratori di esprimersi sulla possibilità di estendere l’accordo firmato dalla sede di Almaviva di Napoli anche a quella di Roma.

LA DISPERAZIONE DEI LAVORATORI – La votazione si è svolta ieri nella sede della Cgil nella Capitale: quasi 1.100 (su 1.666) i dipendenti del call center che hanno voluto esprimere la loro posizione. “Abbiamo ospitato in un clima di disperazione, rabbia e sconforto – hanno affermato in una nota congiunta la Cgil e la Slc di Roma e del Lazio – le assemblee dei lavoratori messi nella condizione di dover scegliere se essere licenziati o subìre ulteriori riduzioni di salario e diritti”. Sempre ieri il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo, ha spiegato che “con queste firme i lavoratori hanno espresso la volontà di far rientrare anche la sede di Roma nell’accordo firmato al Mise” con la previsione “della cassa integrazione dal 31 dicembre 2016 al 31 marzo 2017”. E ha annunciato: “Porteremo queste firme al ministero dello Sviluppo economico” invitando governo e azienda “a ricercare insieme una soluzione per far rientrare in partita la sede di Roma prima che sia troppo tardi”.

L’AZIENDA CHIUDE LE PORTE – La risposta di Almaviva, però, non si è fatta attendere. “L’ipotesi di attivare una trattativa supplementare – spiega l’azienda oggi – oltre che fuori da ogni logica e in contrasto con il mandato di rappresentanza sindacale dichiarato, risulta inoltre legalmente e tecnicamente impossibile perché invaliderebbe l’intera procedura conclusa con la mediazione del Governo”. Un iter che si è concluso con la mancata adesione delle Rsu di Roma ed è da allora che il sito ha cessato ogni attività. “Dopo 75 giorni di trattativa nel rispetto di tempi e modi definiti dalla legge – ricostruisce l’azienda – durante i quali tutte le rappresentanze sindacali presenti hanno opposto un assoluto rifiuto ad affrontare il confronto di merito sulle proposte presentate da Almaviva Contact senza al contempo presentare alcuna alternativa, il 22 dicembre si è conclusa la procedura di licenziamenti collettivi con la firma di un’intesa sulla base della proposta di mediazione del Governo”. I vertici di Almaviva ricordano che è in quel contesto che “le rappresentanze sindacali della sede di Roma, le uniche legittimate alla firma, si sono rifiutate all’unanimità di sottoscrivere l’accordo dichiarando ufficialmente di seguire il mandato delle assemblee dei lavoratori”. A nulla vale l’esito del referendum? “Apprendiamo oggi – continua l’azienda – a seguito di sorprendenti dichiarazioni sindacali, che c’è chi vorrebbe cancellare tutto affermando che la totalità delle rappresentanze sindacali di Roma avrebbe agito contro il volere della maggioranza dei lavoratori”. Non c’è spazio, dunque, per l’azienda per “ripensamenti successivi, né la norma consente eventuali integrazioni o modifiche al testo d’accordo”.

I SINDACATI RILANCIANO: CHIESTO INCONTRO PER SALVARE SEDE DI ROMA – Una chiusura netta, che però non ha scoraggiato l’ennesimo tentativo delle parti sociali per provare a salvare la sede di Roma. Le segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl telecomunicazioni hanno infatti chiesto un incontro all’azienda e al governo. “Ognuna delle organizzazioni sindacali ha proceduto a effettuare proprie consultazioni dei lavoratori della sede di Roma – è scritto nella lettera firmata dalle parti sociali – e queste assemblee hanno visto la partecipazione della stragrande maggioranza dei lavoratori e registrato la maggioranza di consensi a favore della sottoscrizione dell’intesa raggiunta la notte del 21 dicembre scorso”. Da qui la richiesta di incontro “per una conclusione positiva e la conseguente sottoscrizione del verbale di accordo anche per la sede di Roma“.

SLC CGIL: “AZIENDA NON IGNORI LA VOLONTA’ DEI LAVORATORI” – A commentare la presa di posizione dell’azienda è stato direttamente il segretario nazionale Slc Cgil: “Soltanto chi è miope o accecato da sentimenti vendicativi nei confronti dei propri lavoratori, può ignorare quanto emerso dalla consultazione dei dipendenti Almaviva di Roma” ha detto Marco Del Cimmuto. Che poi ha continuato: “Come si può non capire, di fronte a oltre 1.600 licenziamenti, quanto sia naturale che vi possa essere una consultazione democratica che permetta ai diretti interessati di esprimersi liberamente?”. Augurandosi che Almaviva “riveda la propria posizione” e appellandosi anche alle istituzioni “affinché garantiscano il rispetto di un diritto di base dei lavoratori”, Del Cimmuto ha sottolineato la necessità di una conclusione positiva della vicenda; in caso contrario “l’azienda porterà la grave responsabilità dei propri atti con gli inevitabili riflessi negativi anche sulla operatività del già difficile tavolo previsto dall’intesa del 22 dicembre”. Per il segretario nazionale Slc Cgil, inoltre, “è sconcertante come non vengano considerate le ripercussioni sociali di oltre 1600 licenziamenti, fra cui si annoverano numerose famiglie composte da dipendenti dell’azienda”. A sentire Del Cimmuto, si tratta di “una tragedia annunciata e resa ancora più grave da un contesto produttivo e occupazionale locale non favorevole. Le istituzioni, in primis il governo, non possono ignorare le persone coinvolte. I processi democratici non possono spaventare né diventare alibi per licenziare“. Tutti argomenti sul tavolo che domani vedrà contrapposti – ancora una volta – ministero, azienda e sindacati.