Virginia Raggi ha accettato il commissariamento della giunta M5s in Campidoglio dopo l’arresto del collaboratore Raffaele Marra. Al termine di un vertice di maggioranza durato oltre quattro ore, la sindaca di Roma ha annunciato le dimissioni di due dei suoi fedelissimi: il capo della segreteria politica Salvatore Romeo e il vicesindaco Daniele Frongia. Quest’ultimo terrà solo le deleghe per lo Sport. Infine, si legge nella nota della prima cittadina, sarà a breve avviata “una nuova due diligence su tutti gli atti già varati”. Morale: tutte le richieste di Beppe Grillo e dei vertici M5s per segnare il cambio di rotta, dopo l’arresto del fedelissimo Raffaele Marra, sono state rispettate. Tanto che pochi minuti dopo è lo stesso leader a pubblicare un post sul blog: “Barra dritta e avanti tutta”, il titolo. E poi la benedizione: “Sono stati fatti degli errori che Virginia ha riconosciuto: si è fidata delle persone più sbagliate del mondo. Da oggi si cambia marcia. Bisogna riparare agli errori fatti per fugare ogni dubbio”.

Grillo va anche oltre e parla di un nuovo regolamento interno che sarà varato al più presto per fare in modo che il Movimento non si trovi più in queste situazioni: “A breve definiremo un codice etico“, si legge, “che regola il comportamento degli eletti M5s in caso di procedimenti giudiziari. Ci stanno combattendo con tutte le armi, comprese le denunce facili che comunque comportano atti dovuti come l’iscrizione nel registro degli indagati o gli avvisi di garanzia. Nessuno pensi di poterci fermare così”. Il leader scrive che “governare Roma è più difficile di governare il Paese”, ma il Movimento, almeno per ora, continuerà a sostenere la Raggi. “Lo sapevamo e non intendiamo sottrarci a questo compito assegnatoci dal popolo. E’ la nostra sfida più importante, ma anche quella più difficile e c’è bisogno del supporto di tutto il Movimento 5 stelle per vincere questa battaglia. Combatteremo con le unghie e con i denti perché Roma cambi, ma in un ambiente così corrotto e marcio dobbiamo aspettarci di tutto”.

Intanto la sindaca ostenta tranquillità e in un lunghissimo post su Facebook prima ammette che “è stata una settimana difficile“, quindi rilancia: “Vorrei tranquillizzare i romani: nonostante le difficili giornate trascorse il lavoro per la città non si è fermato. Anzi prosegue con ulteriore slancio”. Quindi elenca una serie di realizzazioni e progetti per trasporti, politiche abitative, municipalizzate, decoro e altro.

Davanti all’ennesima crisi della giunta M5s, non era stata esclusa alcuna ipotesi. Dall’autosospensione della prima cittadina al ritiro del logo. Da ore si aspettava un post pubblicato sul blog per dare la linea definitiva, che però era stato più volte rimandato. Grillo ha lasciato Roma all’alba del 17 dicembre con il treno delle 6.05 diretto a Genova. Dopo una notte insonne, la linea era chiara: la sindaca per continuare ad avere il logo avrebbe dovuto dare un segnale chiaro di discontinuità con il passato.

Nella notte del 16 dicembre la Raggi aveva già avuto un confronto con i suoi e aveva scoperto di avere spaccature anche all’interno della sua squadra. Dieci consiglieri hanno avvertito la sindaca di essere d’accordo con la linea ortodossa e di essere pronti a sfiduciarla. Lei, secondo il retroscena raccolto dall’agenzia Adnkronos, davanti a quella che sentiva come una “mancanza di fiducia”, aveva detto: “Io non mi sento più parte del M5s, non mi ci riconosco più”. Una ricostruzione subito smentita da fonti ufficiali del Campidoglio: “Non ha mai pronunciato queste parole”. La sindaca ha anche valutato chi avrebbe potuto seguirla in caso di ritiro del simbolo. Tra chi non vuole saperne, c’erano il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, avversario politico della Raggi in seno al Movimento, e il capogruppo del Movimento Paolo Ferrara. Non solo. Molti consiglieri pentastellati sarebbero stati pronti a mollare Virginia. I più critici hanno chiesto alla Raggi un vero cambio di passo.

La giornata dell’arresto è stata durissima e ha fatto sentire i propri strascichi. Nessuno si è pronunciato per tutto il giorno. Il deputato Roberto Fico, venerdì molto duro con la sindaca e impegnato a ritagliarsi un ruolo da protagonista alle prossime politiche, ha disertato l’appuntamento delle 11.30 con L’Intervista su SkyTG24. “Puntata cancellata e mi dispiace”, ha comunica in un tweet Maria Latella, conduttrice della rubrica. L’arresto di Marra ha scoperchiato un vaso di Pandora in cui per mesi sono rimasti a ribollire i malumori dei molti che da tempo denunciavano le opacità della giunta capitolina. E tra i protagonisti finiti sotto accusa in queste ore c’è stato anche il deputato Luigi Di Maio, che per tutta l’estate ha difeso la sindaca, proteggendola anche a settembre quando era deflagrata la grana Muraro. E che ieri all’Hotel Forum è finito sul banco degli imputati: le cronache raccontano di un vicepresidente della Camera muto per tutta la giornata, accusato dai colleghi in pellegrinaggio da Grillo di aver chiesto autonomia per la sindaca e aver dato copertura politica al “raggio magico” mentre Marra accresceva il suo potere a Palazzo Senatorio giorno dopo giorno.

Nel tardo pomeriggio a rompere il silenzio è stato il deputato Manlio Di Stefano che ha pubblicato un lungo post su Facebook dove, anche senza citare direttamente il caso, non ha nascosto la sua preoccupazione: “Io sono fiero di non aver mai piegato la testa”, si legge, “sono fiero del nostro percorso, ma il nostro percorso si fonda sul rifiuto del compromesso, sulla rivoluzione culturale a discapito del vippismo, sulle idee invece che le ideologie e sulla rettitudine del comportamento. Chi vuole altro uscisse dalla porta e portasse con sé i suoi amici, noi non ne abbiamo bisogno. Coraggio persone per bene, il M5s siamo noi”.

A parlare nel corso della giornata anche l’ex M5s e sindaco di Parma Federico Pizzarotti: “Forse dovrebbe fare meno video impostati e rimanere molto più umana”, ha detto intervistato dal Tgr Rai Emilia Romagna, “come abbiamo cercato di fare noi e penso che sia stata una chiave vincente”. E ha aggiunto: “Questa vicenda conferma, le cose che ho sempre detto: che l’onestà non te la dà un logo, che se si parte solo con la demagogia si può costruire solo delle fondamenta molto deboli, che poi fanno inevitabilmente crollare le cose”. Secondo Pizzarotti, a Roma “o si riparte da una situazione di questo tipo o definitivamente crollerà”. Anche perché nel direttorio M5s “si parla di scaricare l’ennesimo sindaco, com’è stato per me, com’è stato per Comacchio, per Gela, per Quarto, piuttosto che, invece, fare un’ammissione di colpa, rappresentare il fatto che amministrare è difficile. E che bisogna cambiare passo”.