Donald Trump ha scelto Rex Tillerson, amministratore delegato di Exxon Mobil considerato molto vicino alla Russia di Vladimir Putin, come nuovo segretario di Stato americano. Mentre Mitt Romney è stato scaricato. Lo ha confermato il presidente eletto Donald Trump: “La carriera di Rex Tillerson incarna il sogno americano. Con il duro lavoro, la dedizione e facendo affari brillanti, Rex è salito fino a diventare Ceo della ExxonMobil, una delle più grandi e rispettate aziende del mondo”, afferma Trump in una nota. “La sua tenacità, ampia esperienza e profonda comprensione della geopolitica fanno una eccellente scelta per il Dipartimento di Stato”, afferma ancora il presidente eletto, aggiungendo che Tillerson “promuoverà la stabilità regionale e si concentrerà sul nucleo degli interessi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

La nomina del nuovo capo della diplomazia di Washington arriva poche ore dopo che i repubblicani del Congresso hanno acconsentito a un’inchiesta sul ruolo della Russia durante la campagna presidenziale 2016. Ribaltando gli otto anni di politica estera dell’amministrazione Obama, anche in campagna elettorale il presidente eletto ha sempre mantenuto un atteggiamento di apertura nei confronti di Mosca. La nomina di Tillerson si iscrive perfettamente in questo contesto: il ceo di Exxon-Mobil è stato ospite nella dacia di Putin dopo la firma di un contratto che permette al colosso petrolifero di esplorare riserve di petrolio nell’Artico russo. In cambio, alla compagnia di stato russa Rosneft è stato consentito di comprare partecipazioni nei progetti su suolo americano di Exxon. Tillerson è stato anche insignito di un’alta onoreficenza dal presidente della Federazione Russa. E già prima della conferma del nomina, dal Cremlino per Tillerson è arrivato l’apprezzamento per ‘l’amico’ americano. “Nello svolgimento del suo lavoro alla guida di una delle più grandi compagnie petrolifere, ha avuto contatti più di una volta con i nostri rappresentanti, ed ha sempre svolto i suoi compiti in modo altamente professionale“, ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

“Per quale motivo Donald Trump deve scegliere come capo della diplomazia un uomo le cui decisioni o azioni, qualunque esse siano, potranno essere macchiate dal sospetto di essere una capitolazione agli interessi della Russia o dell’industria petrolifera?”, domanda il New York Times in un editoriale. “Tillerson non ha esperienze in diplomazia, fatto salvo dei negoziati per gli accordi tra corporation“, aggiunge il giornale newyorkese smontando gli argomenti a favore delle nomina presentati da Trump. Ma è soprattutto la sua vicinanza a Mosca, ed al suo “leader autoritario Vladimir Putin”, che “solleva seri dubbi sulla sua capacità di portare avanti un politica con la Russia che faccia progredire gli interessi nazionali dell’America”.

La polemica divampa fin dalle prime indiscrezioni sulla nomina, ma Trump ha deciso di rischiare seguendo i suggerimenti dei suoi più stretti collaboratori. Dopo aver valutato Rudolph Giuliani e Mitt Romney per l’incarico, il futuro capo della Casa Bianca ha deciso di ascoltare le raccomandazioni di James Baker III, il segretario di stato nell’amministrazione George Bush, e di Robert Gates, l’ex segretario della Difesa, che lo hanno invitato a considerare Tillerson. Trump ha incontrato Tillerson nei giorni scorsi, impostando un rapporto chiaro e definendolo di un altro passo rispetto alle altre opzioni considerate come segretario di stato. Trump nelle ultime ore ha chiamato Romney per comunicare la sua decisione. “E’ stato un onore essere stato considerato per il ruolo di segretario di stato”, afferma Romney.

Le indiscrezioni sulla nomina di Tillerson e la possibilità che ad affiancarlo nel ruolo di vice potrebbe essere l’ex ambasciatore all’Onu John Bolton, era stata accolta nei giorni scorsi con “grande preoccupazione” da Amnesty International, perché i due “potrebbero danneggiare i diritti umani sia negli Usa che all’estero”. In una nota del 12 dicembre, l’organizzazione sottolineava che “come segretario di stato, Tillerson rappresenterebbe la politica estera di Trump e dovrebbe assicurare il rispetto, da parte degli Usa, degli obblighi in materia di diritto internazionale dei diritti umani e di diritto internazionale umanitario. Una persona che ha saputo brillantemente proteggere gli interessi di una grande compagnia petrolifera, sarebbe in grado di proteggere altrettanto bene i diritti umani all’estero?”. Il Senato, prosegue Amnesty, dovrebbe chiedergli conto dei suoi rapporti con un Paese così poco rispettoso dei diritti umani come la Russia. “Sarebbe in grado Tillerson di pretendere il rispetto dei diritti umani da Paesi che hanno fatto affari con la sua compagnia?”, domanda l’organizzazione.

Tra i dirigenti filo-Mosca già designati dell’amministrazione Trump c’è anche il miliardario Wilbur Ross, futuro segretario al commercio con frequentazioni di uomini d’affari russi un tempo nel Kgb. Negli anni Novanta, secondo le ricostruzioni dei media statunitensi e russi, fu consulente dell’amministrazione di Bill Clinton per il commercio Usa-Russia (Ross era considerato un elettore del partito democratico). E’ stato anche membro del board del Fondo di investimento Usa-Russia (Tusfir), creato nel 1995 per promuovere e gestire gli investimenti nell’economia russa in cooperazione con l’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (Usaid). Il miliardario americano ha lavorato con il business russo anche quando era vice presidente del cda della Bank of Cyprus, poi salvata dalle istituzioni europee. Una carica condivisa con Vladimir Strzhalkovski, che negli anni Ottanta ha lavorato con Vladimir Putin, all’epoca uomo dei servizi segreti sovietici.

Impegnato a definire la squadra di governo, Trump ha deciso inoltre di posticipare la conferenza stampa per spiegare come intende gestire gli affari personali durante la sua permanenza alla Casa Bianca, di fatto illustrando una soluzione al suo conflitto di interessi. La conferenza stampa era in calendario per il 15 dicembre ma è stata spostata in gennaio. Una soluzione del conflitto di interessi del presidente eletto non appare facile, con Trump che ha 3,6 miliardi di dollari di asset e 630 milioni di dollari di debito in 500 società.

Rinviata la conferenza stampa, Trump ha scelto di parlare su Twitter: “Anche se la legge non lo impone lascerò le mie società prima del 20 gennaio così da potermi concentrare a tempo pieno”. E ancora: “Due dei miei figli, Eric e Don, insieme ad altri manager gestiranno le mie attività. Nessun accordo sarà fatto durante il mio mandato”.