Altro che Unione europea matrigna, che con le sue “regole tecnocratiche” ostacola la messa in sicurezza delle scuole e la ricostruzione. Mentre il premier Matteo Renzi dallo studio di Porta a Porta torna a minacciare il veto al bilancio Ue “perché questi capiscono solo il linguaggio dei soldi”, Bruxelles gli fa uno sgambetto e non solo dribbla le critiche, ma scarta in avanti proponendo di finanziare totalmente le operazioni di ricostruzione con i fondi strutturali 2014-2020. In più il commissario per la Politica regionale Corina Cretu ha anche annunciato che entro una settimana sarà erogata la prima tranche di aiuti – per un totale di 30 milioni di euro – a valere sul Fondo di solidarietà Ue, di cui il governo ha chiesto l’intervento il 16 novembre senza però fare dichiarazioni ufficiali in proposito. L’importo è il più alto che possa essere versato a titolo di anticipo. Una volta che le autorità italiane avranno concluso la valutazione dei danni causati dal terremoto di ottobre, l’esecutivo Ue proporrà poi un importo definitivo dell’aiuto da sottoporre all’ok di Parlamento e Consiglio Ue.

Ma la Cretu ha anche reso noti i contenuti di una proposta potenzialmente dirompente per l’Italia: il “cofinanziamento fino al 100% delle operazioni di ricostruzione in seguito a catastrofi naturali”. Si tratta in pratica di modificare il regolamento relativo alla politica di coesione per il periodo 2014-2020 e di introdurre la possibilità di finanziare totalmente le operazioni di ricostruzione, compreso il restauro del patrimonio culturale, attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). L’iniziativa – che deve ora ricevere il via libera del Parlamento europeo e del Consiglio – integrerebbe il sostegno del Fondo di solidarietà Ue e permetterebbe di risparmiare risorse nazionali. Le conseguenze per Roma sono evidenti: il balletto – e le polemiche – sui fondi “fuori patto di Stabilità” previsti dalla legge di Bilancio non avrebbero più ragion d’essere. E il governo non potrebbe più chiedere di aumentare il disavanzo per “spese eccezionali” mettendo però nero su bianco spese effettive molto inferiori rispetto alle cifre rivendicate. La proposta potrà ovviamente essere utilizzata da tutti i 28, ma se avrà il via libera verrà usata per la prima volta proprio per affrontare le conseguenze del sisma del centro Italia.

Non solo: una volta terminate le consultazioni con le autorità nazionali, Bruxelles annuncerà come saranno investiti i fondi extra della politica di coesione – 1,6 miliardi di euro – che l’Italia riceverà a seguito del riesame delle dotazioni della politica di coesione, per gli effetti della crisi. Bruxelles ha già annunciato che sarebbe favorevole ad impiegarne una parte per coprire i danni causati dai terremoti, oltre a finanziare progetti volti a far fronte alla sfida della migrazione, lottare contro la disoccupazione giovanile e creare crescita e lavoro. Insomma: sempre meno appigli per attaccare le istituzioni Ue come fredde burocrazie concentrate sugli “zero virgola”.

Già che c’era, la Cretu ha allegato al comunicato un documento che riassume tutti i fondi strutturali e di investimento concessi all’Italia per il periodo di programmazione 2014-2020. In totale fa 42,7 miliardi, escluso il cofinanziamento nazionale. Dal canto suo il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha commentato: “La ricostruzione della bellissima basilica di San Benedetto a Norcia con l’aiuto dei fondi Ue sarà un simbolo duraturo della solidarietà europea e della capacità di riprendersi del popolo italiano”.