Proteste e scontri fuori, siparietti dentro. La visita del premier Matteo Renzi alla mostra d’Oltremare di Napoli (dove era in corso l’Assemblea nazionale sul Mezzogiorno organizzata da Vincenzo De Luca) come spesso accade ultimamente ha alternato momenti di tensione ai soliti discorsi istituzionali e di propaganda. All’esterno della sala dove si è tenuta la convention si sono verificati scontri tra un centinaio di manifestanti e le forze dell’ordine. Due cortei composti da attivisti dei centri sociali hanno cercato di entrare alla Mostra d’Oltremare, forzando i cordoni di polizia in via Terracina e in viale Kennedy. Gli agenti hanno usato lacrimogeni e idranti per allontanare i contestatori, che hanno annunciato la propria partecipazione alla manifestazione nazionale del 18 novembre per il no al referendum costituzionale.

SCONTRI E TENSIONI CON LE FORZE DELL’ORDINE – Secondo la ricostruzione fornita dalla questura del capoluogo partenopeo, la polizia ha risposto con un idrante al lancio di uova, sanpietrini e arance da parte di un gruppo di manifestanti. Un altro gruppo di manifestanti si è radunato in via Terracina, mentre un ennesimo drappello si è formato nella zona del Palabarbuto. Tra alcuni di quelli scesi in piazza e la polizia c’è stato anche qualche altro momento di tensione con spintoni. Un gruppo di manifestanti, nel frattempo, era in precedenza riuscito ad arrivare davanti alla Mostra d’Oltremare. Tra le mani striscioni contro il referendum costituzionale (“C’è chi dice No”) e uno contro il governatore campano e il premier (“Renzi e De Luca, iatevenne”). In piazza esponenti del movimento disoccupati e alcuni appartenenti al centro sociale Je so pazzo-ex Opg occupato. Alcuni cassonetti dei rifiuti sono stati rovesciati al passaggio dei manifestanti.

SIPARIETTO RENZI-DE LUCA SUL RITARDO DEL PREMIER – Questo è quanto accaduto all’esterno della Mostra d’Oltremare. All’interno, invece, la situazione è stata a dir poco rilassata. Tranne che per un piccolo episodio. Tre contestatori – aderenti al movimento di disoccupati napoletani 7 novembre – hanno cercato di interrompere a più riprese il governatore della Campania Vincenzo De Luca durante il suo intervento. “Non fare ammuina” le parole con cui il governatore ha redarguito uno dei contestatori. I tre sono stati allontanati dopo poco dalle forze dell’ordine. In sala, nel frattempo, è arrivato anche il premier Matteo Renzi. Con un’ora e mezza di ritardo. De Luca, scherzando, non ha mancato di farlo notare al prestigioso ospite: “Ti perdoniamo Matteo. Ci hai fatto aspettare. Ma l’importante è che ci mandi i soldi in tempo”. Il premier, in platea, ha annuito divertito. Poi, sul palco, ha specificato: “Scusate il ritardo, De Luca lo ha sottolineato come fa sempre ‘il mangiaribollite è ancora in ritardo’. Lui sembra altoatesino per questo, più che campano. Ma i soldi non arrivano in ritardo, quelli De Luca in parte li ha già ottenuti, anche se mi chiede sempre nuove risorse”. Risolini e pacche sulle spalle.

“PRIMA DI NOI C’ERA LA PALUDE. VE LO RICORDATE?” – Il discorso poi si è spostato immediatamente sul tema del referendum costituzionale del 4 dicembre, con il presidente del Consiglio che ha subito attaccato il fronte del No, sottolineando che “ogni giorno se ne inventano una per non parlare del referendum: ieri era la lettera agli italiani all’estero: lettera che in passato avevano già fatto sia Berlusconi che Bersani“. A seguire i soliti slogan governativi per il Sì. “Interpreto il 4 dicembre come una occasione in cui si fa chiarezza. Una semplificazione che non è solo il taglio delle poltrone” ha detto Renzi, che poi ha aggiunto: “In settimana faremo i primi mille giorni di governo e non è che ce ne saranno altri mille perché ogni tanto si vota, ma è già un record esserci arrivati – ha spiegato – Ma se dovessi guardare dove eravamo e dove siamo, il compito del nostro governo è stato mettere a posto il passato. C’era la palude, ce lo ricordiamo o no?”. “Il Parlamento – ha ricordato ancora il leader del Pd – non riusciva a eleggere il presidente della Repubblica, rischiavamo di perdere i fondi europei e tutta la classe politica che sembrava impantanata e che avesse come unico obiettivo di rimandare la tornata elettorale. Questo era lo scenario. Ci siamo preoccupati – ha concluso – in questi due anni e mezzo di mettere a posto il passato”.

ATTACCO ALL’UNIONE EUROPEA: “NIENTE FONDI A CHI COSTRUISCE  MURI” – Non poteva mancare l’attacco all’Unione europea. “I fondi europei sono italiani, noi diamo 20 miliardi e ne recuperiamo 12; gli altri 8 vanno ai Paesi che devono crescere e che si presentano insieme” ha detto Renzi, secondo cui “bisogna aprire un tavolo in Europa, quegli 8 miliardi di differenza non possono andare per costruire muri in quei Paesi per respingere i migranti. Lo facessero con i soldi loro”. Poi il premier ha aggiunto: “Devi avere il coraggio di dire: ‘non ho la macchina del tempo e non posso tornare indietro’ ma siccome a primavera si comincia a parlare di bilancio, noi mettiamo il veto sul bilancio”. Infine miele sul Sud Italia: “Il Mezzogiorno deve tornare al centro del dibattito, ma non con i vecchi schemi. Ha il dovere di chiedere allo Stato centrale di evitare i pregiudizi, ma la sua classe dirigente deve mettersi in gioco, senza vivere la lamentazione e la rassegnazione“.