“Scurdammoce o ppassato” non è solo il ritornello di una vecchia canzone napoletana, ma anche la linea seguita dall’Agenzia delle entrate nei confronti dei contribuenti a cui sono state inflitte sanzioni eccessive in ambito catastale per le più diverse ragioni. A cominciare da quelle, non del tutto trascurabile, di aver commesso un abuso o di essersi disinvoltamente “dimenticati” di avvertire chi di competenza per l’avvio dei lavori in muratura. A questi cittadini per anni sono state irrogate sanzioni più alte del dovuto con un criterio cumulativo. Per esempio, se l’amministrazione fiscale aveva scoperto cinque violazioni commesse, decideva di conseguenza di infliggere cinque sanzioni distinte incassando dal cittadino le relative somme. E questo, per legge (una norma risalente al 1997), non si può fare. L’ordinamento italiano prevede che si applichi il sistema che nell’ambiente fiscale viene conosciuto come il cumulo giuridico. Che consiste in questo: una volta accertate le violazioni plurime, il contribuente deve essere chiamato a pagare solo la sanzione più alta con l’aggiunta da un minimo di un quarto a un massimo del doppio della sanzione stessa.

L’Agenzia delle entrate diretta da Rossella Orlandi si è finalmente accorta di questo clamoroso errore commesso a danno dei cittadini, ma una volta riconosciuto lo sbaglio ne ha commesso subito un altro a ricasco: i capi dell’amministrazione fiscale si sono “dimenticati” di completare l’operazione e cioè hanno sorvolato sulla circostanza che se ai cittadini sono state inflitte per sbaglio sanzioni eccessive, sarebbe giusto che ora quegli stessi cittadini venissero risarciti del danno subito, magari con tante scuse. Non risulta che fino a questo momento qualcuno dell’Agenzia si sia preso la briga di riparare. Dopo aver ricevuto “numerosi quesiti in merito all’applicabilità o meno del cumulo giuridico” il direttore centrale dell’ufficio Normativa della Direzione Catasto, cartografia e pubblicità immobiliare, Franco Maggio, ha deciso di affrontare la faccenda e alla fine ha firmato una circolare lunga dieci pagine inviandola poi alla Direzione audit, alle Direzioni regionali e provinciali e agli uffici provinciali di Roma, Milano, Torino e Napoli.

La conclusione di quel documento è questa: nei casi di tardiva presentazione da parte del cittadino di un Docfa, cioè di una dichiarazione per l’aggiornamento del Catasto riguardante una nuova costruzione o una variazione di un’unità già esistente, “va irrogata, secondo i criteri del cumulo giuridico, un’unica sanzione, ovverossia quella stabilita per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio”.

Per la verità qualcuno all’interno degli uffici fiscali il problema se risarcire o meno i cittadini del danno arrecato se lo è anche posto, trovando però una soluzione assai singolare. E’ successo nella sede di Pisa dell’Agenzia delle entrate dove la direttrice, Patrizia Muscarà, dopo aver preso atto della circolare inviata dalla sede centrale di Roma, ha a sua volta inviato agli uffici una disposizione di servizio escludendo la possibilità di ricalcolare le sanzioni con il sistema più favorevole ai contribuenti perfino per quei casi ancora in corso di definizione. Ha scritto la direttrice di Pisa: “In attesa di eventuali diverse disposizioni, non si procede alla rinotifica degli avvisi”, cioè si va avanti come se niente fosse lasciando che i cittadini continuino a pagare più del dovuto. A meno che i cittadini interessati non mangino la foglia chiedendo che venga applicato il metodo di calcolo della sanzione più favorevole. Specifica la dirigente dell’Agenzia: “Laddove il contribuente ne facesse richiesta con apposita istanza scritta, l’Ufficio Provinciale del Territorio provvederà al ricalcolo delle sanzioni applicando le regole del cumulo giuridico, comunicando al contribuente il nuovo importo da pagare con Avviso di liquidazione da notificare regolarmente”. C’è solo da chiedersi come diamine potrà mai fare il cittadino a richiedere che gli venga applicato il cumulo se nessuno, a cominciare dall’Agenzia delle entrate, gli ha mai comunicato che la legge gli consente di farlo.