Dopo gli allarmi sul rischio di nuovi tagli, il governo ha deciso di confermare per il 2017 il previsto aumento del Fondo sanitario nazionale a 113 miliardi di euro dai 111 del 2016. Un miliardo, tuttavia, è vincolato: dovrà essere usato per l’acquisto di medicinali innovativi (nasce un fondo ad hoc da 500 milioni), a partire da quelli oncologici, per il nuovo piano nazionale vaccini, finanziato l’anno prossimo con 100 milioni, e per le spese legate a assunzione e stabilizzazione di personale sanitario da parte delle Regioni. In più il governo stringe le maglie per le aziende sanitarie in deficit. La Stabilità dello scorso anno obbligava a presentare un piano di rientro triennale solo gli ospedali con costi più alti dei ricavi di più del 10% o di oltre 10 milioni. Nella nuova legge di Bilancio i due valori si dimezzano: 5% e 5 milioni. Ogni regione dovrà individuare, tra le aziende ospedaliere e universitarie, gli Ircss e gli altri enti che erogano prestazioni di ricovero e cura, quelli che non rispettano i parametri. E chiamarli a presentare entro 90 giorni il piano di rientro, la cui efficacia andrà verificata ogni anno. In caso di fallimento del piano, scatterà la decadenza del direttore generale. Sul fronte della spesa farmaceutica, cambiano i tetti fissati per gli acquisti diretti degli ospedali (in cui ricadono i farmaci di classe A in distribuzione diretta e “per conto”, cioè attraverso le farmacie) e per la spesa convenzionata: la prima potrà arrivare al 6,89% del Fondo sanitario, dal 3,5% attuale, mentre la seconda dovrà fermarsi al 7,96% contro l’11,35% odierno. Lo scorso anno la spesa ospedaliera ha sforato il budget di oltre 1,6 miliardi, quella convenzionata di circa 300 milioni.

Enti locali: premi ai virtuosi, spese bloccate e sanzioni per chi non rispetta obblighi di pareggio – I fabbisogni standard degli enti saranno calcolati con sistemi di rilevazione predisposti dalla Sose, società pubblica a cui la stessa legge di Bilancio cambia nome da “Societa per gli studi di settore” a “Soluzioni per il sistema economico” (questo perché a settembre il governo ha deciso che gli studi di settore andranno in soffitta). Dal canto loro gli enti saranno tenuti a fornire la documentazione richiesta entro 60 giorni. Prevista la sospensione dei trasferimenti erogati a qualsiasi titolo nel caso di mancato invio delle informazioni, oltre alla pubblicazione sul sito del ministero dell’Interno dell’ente inadempiente. I dati raccolti ed elaborati saranno poi pubblicati su www.opencivitas.it. Gli enti locali saranno comunque chiamati a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e ognuno dovrà mandare la certificazione dei risultati conseguiti alla Ragioneria generale dello Stato attraverso il sito pareggiobilancio.mef.gov.it. Il mancato invio entro il termine del 31 marzo costituirà inadempimento all’obbligo del pareggio di bilancio. Nei casi in cui l’obiettivo sia realizzato ma la certificazione sia trasmessa in ritardo (comunque entro il 30 aprile), scatterà il divieto di assunzioni a tempo indeterminato nei dodici mesi successivi. Con ritardi maggiori entrerà in gioco un commissario ad acta, incaricato di trasferire la documentazione. Fino a quel momento, risorse e trasferimenti saranno bloccati. In caso di mancato rispetto degli obiettivi di saldo, l’ente locale sarà sottoposto a limitazioni di spesa relative al personale. Per gli enti virtuosi arrivano invece dei premi, sotto forma di più risorse per investimenti. Il rispetto del saldo consentirà per esempio a Regioni e città metropolitane di innalzare del 10% la spesa per rapporti di lavoro flessibile. Stesso discorso vale anche per i comuni. Nel caso risultato “artificiosamente conseguito”, le sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti potranno intervenire con sanzioni pecuniarie per gli amministratori (fino a dieci volte l’indennità di carica) e il responsabile amministrativo (fino a tre mensilità del trattamento retributivo).

Cambiano le regole per il riparto del fondo comunale di solidarietà  Per il 2017 il governo ha stanziato per il Fondo di solidarietà comunale 6,197 miliardi, di cui 2,7 però assicurati “attraverso una quota dell’imposta municipale propria”. La suddivisione avverrà per 3,7 miliardi sulla base del gettito Imu e Tasi. Altri ottanta milioni saranno destinati agli enti che applicano la Tasi su abitazione principale con aliquota inferiore all’1 per cento. La quota assegnata nel 2017 sulla base dei bisogni ordinari sarà del 40 per cento. La percentuale salirà negli anni successivi fino ad arrivare al 100% nel 2021. Il resto sarà ripartito assicurando ad ogni comune una somma pari all’ammontare algebrico del medesimo fondo di solidarietà comunale dell’anno precedente, eventualmente rettificato, in misura corrispondente alla variazione del fondo complessivo. I criteri di riparto saranno stabiliti con decreto del presidente del Consiglio, su proposta del ministro dell’Economia, previo accordo in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali entro il 15 ottobre dell’anno precedente a quello di riferimento.

Per l’edilizia scolastica arrivano 300 milioni. Prorogato il programma Scuole belle – La cifra rientra in un più ampio budget (700 milioni) stanziato dal governo per favorire gli investimenti, da realizzare attraverso l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti e il ricorso al debito, per gli anni 2017, 2018 e 2019. I progetti verranno approvati dalla presidenza del Consiglio attraverso la Struttura di missione per il coordinamento e impulso, che valuterà le richieste presentate dagli enti locali entro il 20 gennaio di ogni anno. Avranno priorità interventi di edilizia scolastica già avviati, nuove costruzioni e progetti già definiti. Viene inoltre prorogato di nove mesi, fino al 31 agosto 2017, il programma del Miur Scuole belle per gli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale degli edifici scolastici. A questo fine vengono stanziati, per il 2017, 128 milioni di euro.

L’Anas potrà sforare i paletti e dare incarichi esterni – Per il triennio 2017-2019 all’Anas, gestore della rete stradale e autostradale, non si applicano le norme di contenimento della spesa per incarichi professionali strettamente riferiti alle attività tecniche di progettazione, monitoraggio e controlli tecnico-economici sugli interventi statali. Salta però l’autorizzazione, prevista dalle prime bozze della manovra, ad assumere laureati in materie tecniche e ingegneristiche e personale operaio specializzato. Cassata anche la possibilità per la società del Tesoro di sottoscrivere accordi o bonari o transazioni giudiziali e stragiudiziali per definire le controversie con le imprese appaltatrici derivanti da richieste di risarcimento. Il governo non fornisce alcun dettaglio sul progetto di fusione con le Ferrovie dello Stato.

800 milioni per lo Human Technopole. Ma saltano i contributi per la liquidazione di Expo – La legge di bilancio entra nel merito anche del post Expo. Una spesa di quasi 800 milioni di euro viene autorizzata nei prossimi sette anni per finanziare la realizzazione dello Human Technopole, il centro di ricerca voluto da Matteo Renzi per fare da volano allo sviluppo delle aree dell’esposizione: 10 milioni nel 2017, 114,3 per il 2018, 136,5 per il 2019, 112,1 per il 2020, 122,1 per il 2021, 133,6 per il 2022 e 140,3 milioni a decorrere dal 2023. Contributi erogati “sulla base dello stato di avanzamento del progetto”, che sono solo una parte degli 1,5 miliardi in dieci anni originariamente promessi dal presidente del consiglio. È invece saltato il finanziamento di 8 milioni di euro contenuto nelle bozze della legge circolate negli ultimi giorni per le attività propedeutiche al trasloco sulle aree dell’esposizione delle facoltà scientifiche dell’università Statale di Milano. Così come nella versione bollinata della legge non c’è più alcun riferimento al piano di liquidazione della società Expo, con i 9,5 milioni di contributi a carico del ministero dell’Economia.

Strada in salita per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici Le slide presentate dal premier Renzi dopo il Consiglio dei ministri del 15 ottobre annunciavano uno stanziamento di 1,9 miliardi di euro per il pubblico impiego. Una cifra che nella versione definitiva è confermata. Ma si tratta, almeno in parte, di un’illusione ottica. Perché in realtà quella cifra comprende anche i 300 milioni inseriti già nella legge di Stabilità dello scorso anno per la contrattazione collettiva. Inoltre poco meno di 500 milioni serviranno per stabilizzare il bonus di 80 euro alle forze dell’ordine e le assunzioni promesse nel settore sanitario impegneranno 140 milioni. Non ancora quantificato, infine, l’impatto del riordino delle carriere militari. Quanto resta dunque per la voce più importante, il rinnovo del contratto di 3,2 milioni di lavoratori statali, i cui stipendi sono inchiodati sugli stessi valori dal 2010? Tolti i 300 milioni già stanziati due anni due anni fa, poco meno di un miliardo. Termina sì, quindi, il blocco del contratto dichiarato illegittimo dalla Consulta nel 2015 e per il quale nel frattempo sono partite le prime class action per chiedere i risarcimenti in seguito al mancato adeguamento, ma le risorse appaiono insufficienti. Secondo i primi calcoli dei sindacati, l’aumento reale sarà intorno ai 50 euro mensili lordi. E se da un lato si giudica positiva l’apertura, dall’altra si sottolinea come “le cifre non siano quelle attese”, soprattutto dopo sei anni di stasi.

Sale il costo dei migranti e parte il nuovo “piano ricettivo” nei Comuni – L’emergenza umanitaria nel Mediterraneo pesa sul budget italiano, ma è anche la leva principale con cui Renzi punta a strappare alla Ue il via libera a far lievitare il deficit ben oltre la soglia concordata. Secondo il governo infatti le spese sostenute per il soccorso in mare ai migranti e la loro accoglienza, quantificate in ben 3,3 miliardi quest’anno e 3,8 nel 2017, devono essere classificate come “straordinarie” e in quanto tali possono andare a incrementare il disavanzo (e quindi le coperture della manovra) senza però essere calcolate ai fini del pareggio strutturale di bilancio. Dal lato delle uscite, però, il governo indica come richiesto da Bruxelles solo la differenza tra la spesa prevista nel 2017 e quella sostenuta nel 2016: 500 milioni da utilizzare anche per mettere in campo un nuovo “piano ricettivo” con cui distribuire i migranti negli 8mila Comuni italiani. Ulteriori risorse fino a un massimo di 280 milioni potranno poi essere stanziate “a valere su programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali europei 2014/2020”. Per l’anno in corso il decreto fiscale ha poi disposto lo stanziamento di 600 milioni per attivazione e gestione dei centri di accoglienza più 100 milioni da ripartire tra i Comuni, che riceveranno 500 euro per ogni richiedente protezione ospitato.

Post sisma: credito di imposta per la ricostruzione delle case e 200 milioni per edifici pubblici – La seconda leva con cui l’esecutivo conta di ottenere più deficit da Bruxelles è l’eterna emergenza italiana che nel 2016 è riesplosa con il sisma del Centro Italia. La legge di bilancio, oltre alle detrazioni fiscali per le opere di riqualificazione antisismica, affronta la questione terremoti anche con una serie di stanziamenti per le zone colpite il 24 agosto. Viene autorizzata una spesa di 100 milioni di euro per l’anno 2017 e 200 milioni di euro annui dal 2018 al 2047 per la concessione del credito d’imposta maturato in relazione all’accesso a finanziamenti agevolati per la ricostruzione privata. Per la ricostruzione degli edifici pubblici viene autorizzata una spesa di 200 milioni di euro per l’anno 2017, di 300 milioni di euro per l’anno 2018, di 350 milioni di euro per l’anno 2019 e di 150 milioni di euro per l’anno 2020. Le Regioni colpite potranno poi destinare ulteriori risorse, per 300 milioni di euro, nell’ambito dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali. Come ampiamente anticipato dal premier, la catastrofe di agosto e le fortissime repliche di ottobre aprono poi la strada a “Casa Italia“, un intervento pluriennale di prevenzione dei rischi e messa in sicurezza degli edifici a partire dalle scuole. E’ presumibile che per avviare il piano saranno utilizzate anche risorse del nuovo “fondo Renzi“.

Arriva il fondo Renzi per le infrastrutture: 8,5 miliardi nel triennio 2017-2019 – Si tratta del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese per un totale di 1,9 miliardi. Obiettivo del governo è realizzare interventi in trasporti e viabilità, infrastrutture, ricerca, difesa del suolo, dissesto idrogeologico, edilizia pubblica (sanitaria, penitenziaria, giudiziaria, di servizio, scolastica e universitaria) e privata, innovazione tecnologica e informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria e penitenziaria. E, appunto, prevenzione del rischio sismico. Il fondo sarà istituito al Ministero dell’economia con una dotazione di 1,9 miliardi di euro per l’anno 2017, 3,15 miliardi per l’anno 2018, 3,5 miliardi per l’anno 2019 e 3 miliardi per ciascuno degli anni dal 2020 al 2030. Dove e come saranno utilizzati i soldi lo stabiliranno uno o più decreti da parte della Presidenza del consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze. Per questo qualcuno lo ha battezzato “fondo Renzi”.

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