A un mese dalla presentazione della legge di Bilancio, arriva puntuale il tira e molla sui fondi per la sanità. Con il solito gioco delle tre carte: davanti alle indiscrezioni di Repubblica secondo cui l’anno prossimo il Servizio sanitario nazionale potrà contare al massimo su 500 milioni in più, contro i 2 miliardi previsti nel Documento di economia e finanza, il premier Matteo Renzi non nega ma si limita a garantire che “i soldi aumenteranno“, senza dire di quanto. Nessuna smentita, insomma. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che nei mesi scorsi aveva messo le mani avanti assicurando che “non ci sono tagli e l’anno prossimo il fondo sanitario sale a 113 miliardi e nel 2018 a 115”, getta acqua sul fuoco sostenendo che le ipotesi di ritocchi al ribasso “sono solo indiscrezioni, gossip“.

Secondo il quotidiano romano il Tesoro, alle prese con la stesura della manovra, deve fare i conti con il fatto che Bruxelles non intende concedere gli spazi di flessibilità sul deficit – pari a 8-10 miliardi di euro – chiesti dal presidente del Consiglio. Di conseguenza “si dovranno ridurre le ambizioni di spesa per bonus e altre misure” e “la novità dell’ultima ora è che Palazzo Chigi ha deciso di chiedere alla ministra Beatrice Lorenzin 1-1,7 miliardi di sacrifici“. Il Fondo sanitario nazionale rimarrebbe dunque “sostanzialmente stabile” a 111 miliardi invece che salire ai 113 previsti dall’ultimo Def. Una decisione che come sempre farà salire sulle barricate le Regioni, alle prese nel frattempo con l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. Secondo Repubblica, Lorenzin avrebbe già rilanciato proponendo “una microtassa da 1 centesimo a sigaretta” con cui recuperare 700 milioni di euro da usare per l’acquisto di farmaci antitumorali.

“Nel 2017 i soldi per la sanità aumenteranno e non ci saranno interventi sui pacchetti di sigarette”, quindi “in modo categorico queste informazioni sono sbagliate”, ha chiuso Renzi commentando le indiscrezioni a Unomattina. “Certo il ministro della Sanità chiede dieci e magari otterrà uno, ma non è che ha avuto un taglio: voleva dieci e ha avuto uno”. Appunto. Il premier in pratica non ha affatto negato che l’aumento possa essere molto inferiore al previsto.

Quanto alla tassa sulle sigarette, l’inquilino di Palazzo Chigi ha assicurato: “E’ finito il tempo in cui i politici consideravano i cittadini un bancomat, non riuscivano a coprire le spese e mettevano una tassa. Con me presidente del Consiglio le tasse non aumenteranno, a differenza di altri eventi calamitosi, quest’anno nessuno si è permesso di dire potremmo mettere un’accisa sulla benzina per il terremoto nelle Marche e nel Lazio: chi ha provato a dirlo segretamente nelle stanze di palazzo Chigi si è preso qualche urlo, che sta ancora cercando di sistemarsi le orecchie“. Insomma, “no all’aumento né di tasse, né di accise, nemmeno sulle sigarette. Io non fumo, credo che fumare faccia male, però non è possibile che si prenda quella parte di cittadini che fuma e che si sprema. O dici che non si può più fumare in Italia o non è che li utilizzi come bancomat perché fumano”.

Lorenzin dal canto suo si è detta “rassicurata” dalle parola di Renzi: “Abbiamo obiettivi comuni per il 2017: garantire i nuovi farmaci antitumorali, rifinanziare il fondo per i farmaci anti-epatite C e rispondere al fabbisogno per il personale, stabilizzare il precariato e sbloccare il turn over. Il fondo sanitario è fissato a 113 miliardi”. Il ministro però è possibilista sulla tassa: anche se “la ricerca delle coperture finanziarie non compete al ministero della Salute”, per quello che riguarda la tassa sul fumo, questa “è valutata condivisibile dal punto di vista scientifico”.

Nell’attesa di vedere le cifre nero su bianco nel testo della manovra Claudio Giustozzi, segretario dell’associazione che riunisce i malati rari ‘Giuseppe Dossetti’, ha accusato: “Le vittime di malasanità che ancora si registrano in Italia andrebbero piuttosto definite ‘vittime dei tagli’ e della ‘insostenibilità‘ del sistema sanitario”. “Nel corso degli ultimi anni – ha detto a margine di un convegno – abbiamo visto il personale medico e infermieristico ridursi oltre i limiti, le apparecchiature per gli esami sono sempre più vecchie, orari e turni massacranti. Tutto questo si è riverberato sulle cure, in particolare dove si è cercato di risparmiare di più”.