Da un lato le truppe della coalizione anti-Isis prosegue la sua avanzata verso Mosul. Dall’altro le armate del Califfato che reagiscono aprendo nuovi fronti di guerra lontani dalla loro roccaforte. Proseguono senza soste le operazioni di guerra in Iraq, all’indomani dell’esecuzione di massa dei jihadisti, che hanno ucciso 284 uomini e bambini per poi gettarli in una fossa comune vicino Mosul.

Il comunicato dei curdi: “Siamo a 9 chilometri da Mosul” – Proprio la capitale del distretto di Ninive resta l’epicentro degli scontri armati. Le forze curde annunciano, in un comunicato, di aver isolato 8 villaggi a nord-est di Mosul e di trovarsi a meno di 9 chilometri da Mosul. I peshmerga affermano di aver un’area di circa 100 chilometri quadrati, ed di aver ripulito anche un pezzo significante di autostrada per limitare i movimenti dei miliziani fedeli ad al-Baghdadi. È stato il leader del Kurdistan Iracheno in persona, Masoud Barzani, a comunicare la conquista di uno di queste cittadine – Bashiqa – al segretario alla Difesa americano, Ashton Carter, arrivato sabato a Erbil per una visita non programmata. La notizia della vittoria curda è stata poi ufficializzata da un ufficiale statunitense. La conquista di Bashiqa e degli altri villaggi apre dunque una nuova via d’accesso, da nord, verso Mosul, dopo che nelle scorse ore l’esercito regolare iracheno aveva scacciato i miliziani dell’Isis dai centri di Hamdaniyah e di Qaraqosh, oltreché dal villaggio cristiano di Bertella, tutti situati a sud. L’avanzata lungo questa direttrice resta comunque complicata, dal momento che i miliziani fedeli ad al-Baghdadi hanno disseminato le strade e i villaggi di avvicinamento a Mosul di camion bomba, cecchini e mine.

L’allarme dell’Unicef: “4mila persone fuggite da Mosul” –  Gli scontri militari in atto nella regione settentrionale del Paese provoca intanto gravi conseguenze anche sulla vita dei civili. Peter Hawkins, rappresentante dell’Unicef per l’Iraq, ha dichiarato che oltre 4mila persone sono fuggite dalle zone intorno a Mosul dall’inizio dell’offensiva. Hawkins, che non è stato in grado di fornire un dato esatto sul numero degli sfollati, ha sottolineato che le condizioni dei bambini in almeno uno dei campi per i rifugiati sono “molto, molto precarie”.

Il diversivo dell’Isis: l’attacco a Rutba – Proprio per frenare l’avanzata irachena verso Mosul, L’Isis ha lanciato un attacco a Rutba, città irachena nella provincia occidentale di Anbar, conquistata dai miliziani nel giugno del 2014 e liberata dall’esercito regolare di Baghdad quattro mesi fa. L’apertura di un nuovo fronte costituisce probabilmente un diversivo rispetto all’obiettivo centrale degli scontri di questi giorni. Il sindaco della città, Imad Meshaal, citato dalla Bbc, ha riferito che l’assalto “feroce” a Rutba è partito da tre direzioni diverse e che sono in corso scontri nelle strade del centro tra i miliziani dell’Isis e le forze di sicurezza. Meshaal ha chiesto a Baghdad di inviare rinforzi militari “per salvare la situazione”. Si tratta della seconda controffensiva dell’Isis in questi giorni, dopo l’attacco sferrato venerdì sulla città di Kirkuk, dove gli scontri sono proseguiti per quasi 24 ore e si sono conclusi con la cacciata del grosso delle truppe jihadiste.

Papa Francesco: “Violenza efferata contro gli innocenti” – “In queste ore drammatiche sono vicino alla intera popolazione dell’Iraq, in particolare a quella della città di Mosul. I nostri animi sono scossi dagli efferati atti di violenza che da troppo tempo si stanno commettendo contro i cittadini innocenti, siano musulmani, siano cristiani, siano appartenenti ad altre etnie e religioni”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco nel corso dell’Angelus. Nel suo discorso, tenuto davanti ai 50mila fedeli presenti a Piazza San Pietro, il pontefice ha fatto anche riferimento all’esecuzione di massa avvenuta sabato: “Sono rimasto addolorato – ha detto – della uccisione a sangue freddo di numerosi figli di quella amata terra, tra cui anche tanti bambini: questa crudeltà ci fa piangere, lasciandoci senza parola”. Francesco ha poi concluso: “Oggi è il tempo di missione ed è il tempo di coraggio”.

Il presidente del Kurdistan iracheno: “Abbiamo un decimo delle munizioni dell’Isis” – “Abbiamo un decimo delle munizioni rispetto a quelle a disposizione dei terroristi. Parlate dei peshmerga come eroi, difensori della libertà contro gli islamisti, ma poi non ci date i mezzi per combattere. È come se ci aveste imposto le sanzioni”. Masoud Barzani, il leader del Kurdistan iracheno, lancia il suo appello ai Paesi della coalizione internazionale. In un’intervista rilasciata alla Stampa, Barzani parla delle operazioni belliche in corso a Mosul, “un città di un milione e mezzo di abitanti”, spiega, con “civili usati come scudi umani”. L’avanzata, ha precisato il presidente della provincia autonoma dell’Iraq, impone un cambio di strategia: “Più ci avviciniamo al centro meno potremo contare sui raid. Per questo ci servono armi pesanti”. Poi, il riconoscimento all’Occidente e all’Italia. “Ringraziamo l’Europa per gli addestratori inviati. Soprattutto voi italiani. I vostri istruttori sono i migliori”. Un ringraziamento polemico, però, quello di Barzai, che conclude: “Ma che serve addestrare i soldati se poi hanno il fucile scarico? Siamo sottoposti a sanzioni, questa è la realtà”.