Il 21 ottobre nell’aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari si è svolto il convegno Coscienza senza diritti?” Organizzato dal Centro studi Rosario Livatino (il giudice “ragazzino” ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, ndr). I relatori erano tutti uomini. Nessuna donna è stata invitata a prendere la parola su un tema che riguarda il corpo delle donne. Oltre a Ermanno Pavesi, segretario generale della Federazione internazionale dell’associazione dei medici cattolici (Amci), è intervenuto anche Piero Uroda, presidente dell’Unione cattolica dei farmacisti italiani (Ucfi) e altri del Comitato ‘Difendiamo i nostri figli’, organizzatore degli ultimi Family day. L’ospite d’onore del convegno è stato Gregor Puppinck, direttore dell’European centre for Law and Justice (Eclj) e promotore di ‘Uno di noi’ – Movimento per la vita.

La denominazione di quest’ultimo ente è pomposa, ma facendo approfondimenti si scopre che la Eclj è una diramazione europea della Aclj, il Centro americano per la legge e la giustizia, fondata  da Pat Robertson, telepredicatore fanatico cristiano, sessista, razzista, omofobo e intollerante alle altre religioni. La sua versione europea, Eclj è  una organizzazione di difesa legale fondamentalista cristiana che sostiene cause legali nei confronti delle istituzioni come la Corte europea dei diritti dell’uomo, il Consiglio d’Europa e gli organi dell’Unione.

Sulla pagina Twitter dell’Eclj  si possono trovare una serie di articoli postati dall’amministratore contro l’aborto e persino contro la contraccezione in generale. E a proposito di obiezione di coscienza, da anni i farmacisti tentano di portare a casa una licenza che permetta a ciascun esercizio commerciale di imporre il proprio credo religioso. Come? E’ semplice, rifiutando di vendere farmaci di cui hanno l’esclusiva per il commercio. La scorsa estate i deputati del gruppo parlamentare ‘Democrazia Solidale-Centro Democratico’ Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento della vita e Mario Sberna, ex presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose, hanno presentato una proposta di legge introdotta dalla citazione all’Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, la quale vorrebbe estendere il diritto alla obiezione di coscienza a ogni farmacista, titolare, direttore o collaboratore di farmacie, pubbliche o private. Quali gli esiti? Queste figure mediche e paramediche potrebbero rifiutarsi, invocando motivi di coscienza, di vendere qualsiasi medicinale e dispositivo, giudicato idoneo a provocare l’aborto. Ma siccome nelle farmacie italiane non si vendono farmaci abortivi (i quali possono essere somministrati solo in strutture ospedaliere), se questa legge fosse approvata, autorizzerebbe ogni farmacista (“che egli giudichi” recita la legge) a diventare arbitro delle scelte altrui rifiutandosi di vendere, oltre alla pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo, anche creme spermicide, diaframmi, profilattici, anti concezionali vari?

Anche in Francia ci stanno riprovando. Lo scorso giugno è fallito il tentativo dell’Ordine dei Farmacisti di inserire la clause de conscience nel nuovo codice deontologico, ma Laurence Rossignol, la ministra per la Famiglia, l’infanzia e i diritti delle donne (in Francia esistono ministre che si occupano di difendere l’autodeterminazione delle donne, ndr) è intervenuta dicendo che  la clause “avrebbe aperto la possibilità per i farmacisti di rifiutare la pillola del giorno dopo, la pillola anticoncezionale, dispositivi intrauterini e persino i preservativi”. In quei giorni su Twitter dove si lanciava un hashtag di protesta, un farmacista francese è intervenuto nel dibattito commentando che alcuni suoi colleghi, già negano il controllo delle nascite per i pazienti tirando in ballo credenze religiose e, mentre essi rappresentano una voce di minoranza, hanno a lungo cercato una scappatoia per proteggersi. Un gruppo di  farmacisti contro la clause aveva lanciato la petizione intitolata ‘Noi rifiutiamo l’obiezione di coscienza per il farmacista’, che aveva raccolto in pochissimi giorni quasi 11mila firme.

E dire che già il 2 ottobre del 2001 la Corte europea era stata chiara e aveva bocciato il ricorso di alcuni farmacisti francesi che rivendicavano il diritto alla obiezione di coscienza: “Se la vendita del prodotto è legale, i farmacisti non possono rifiutarsi di venderla. La consegnano alle clienti che si portano a casa la libera scelta di assumere il farmaco e non possono avvalersi del diritto di professare la religione appellandosi all’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che protegge atti  strettamente legati a pratiche di culto e di devozione”.

Un giornalista tempo fa scrisse che viviamo giorni in cui c’è fame di Dio, ma è una fame avida che lo mastica e lo digerisce insieme all’umanità e al rispetto delle scelte altrui, in virtù dell’imposizione del proprio arbitrio, soprattutto di chi detiene un potere nei confronti di chi non ne ha.

Anna Lombroso, giornalista e blogger, ha pubblicato su Il Simplicissimus, un bellissimo post sulla violenza contro le donne e la morte di Valentina a Catania (i familiari hanno confermato di aver sentito il medico dichiararsi obiettore di coscienza). Ne cito una parte: “Ne vedremo delle belle, dando ragione a Rosa Luxemburg che sosteneva come dietro a ogni dogma si nasconda un profitto. Confermando che dietro a certe licenze si eserciti il potere assoluto e indegno che crea gerarchie dei diritti e consolida quello per pochi eletti di ledere i diritti degli altri”.

Le donne sono scese in piazza a Malta ottenendo la vendita della pillola del giorno dopo nelle farmacie senza ricetta; in Spagna, Irlanda e Polonia si stanno battendo per difendere la loro salute riproduttiva. Le argentine il 10 ottobre scorso, a Rosario, in migliaia hanno urlato slogan come “Giù i rosari dalle nostre ovaie” e chiesto il diritto all’autodeterminazione.

A Roma il 26 novembre prossimo facciamo sentire la nostra voce che non trova né spazio, né megafoni per farsi sentire nelle sedi istituzionali altrimenti i dogmi prevarranno sulla nostra pelle in nome della coscienza, di qualche enciclica papale o di chi vuole commettere abusi di potere in nome di dio.

@nadiesdaa