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Milano Pride 2026, il corteo e le piazze per i diritti lgbt. E ancora senza il patrocinio della Regione Lombardia: “Silenzio assordante”

Gli organizzatori prevedono oltre 350mila partecipanti e un Pride Month diffuso che coinvolgerà Milano con quasi 200 iniziative tra dibattiti, eventi culturali, spettacoli, momenti sportivi e attività dedicate alla salute e alla prevenzione
Milano Pride 2026, il corteo e le piazze per i diritti lgbt. E ancora senza il patrocinio della Regione Lombardia: “Silenzio assordante”
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Venticinque anni dopo la prima parata organizzata a Milano nel 2001, il Pride torna a interrogarsi sul significato di scendere in piazza in un momento storico segnato da nuove tensioni sui diritti civili. È questo il messaggio emerso durante la conferenza stampa di presentazione del Milano Pride 2026, in programma l’8 giugno a Palazzo Marino. Alla conferenza sono intervenuti l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano Lamberto Bertolé, la presidente di Cig Arcigay Milano Alice Redaelli, Francesco Pintus di Milano Pride, Gianluca Trezzi di Checcoro ed Elisa Ruscio di Acet, in rappresentanza delle realtà che organizzano l’evento. L’edizione di quest’anno coincide con il venticinquesimo anniversario della manifestazione e culminerà il 27 giugno con la tradizionale parata che attraverserà la città fino all’Arco della Pace. Gli organizzatori prevedono oltre 350mila partecipanti e un Pride Month diffuso che coinvolgerà Milano con quasi 200 iniziative tra dibattiti, eventi culturali, spettacoli, momenti sportivi e attività dedicate alla salute e alla prevenzione.

“Il Pride, come dice la stessa parola, porta in piazza l’orgoglio di centinaia di migliaia di persone che con fierezza manifestano una diversità che è da sempre caratteristica intrinseca della nostra società, ma che per lungo tempo è stata costretta a nascondersi”, ha dichiarato Bertolé. “Il 27 giugno questi ‘corpi in rivolta’ sfileranno coraggiosamente per i diritti ancora negati, contro ogni forma di discriminazione e per riaffermare l’importanza dell’autodeterminazione e dell’affermazione di sé, soprattutto in un momento storico in cui tutto questo viene messo in discussione. Il Comune vuole essere parte attiva di questa giornata di festa e rivendicazione, con il patrocinio e con la presenza alla parata e sul palco del Pride, appuntamento irrinunciabile del giugno milanese”. Un concetto che ritorna anche nelle parole di Alice Redaelli. “Questa venticinquesima edizione rappresenta un giro di boa importante”, spiega a ilfattoquotidiano.it. “Ci ha portato a riflettere su quanto sia cresciuta la manifestazione. Nel 2001 ci fu la prima parata senza sapere quale sarebbe stato il riscontro della città. Oggi il Milano Pride è cresciuto tantissimo, è diventato più ampio, più partecipato e più intersezionale. In questi anni ha aggiunto nuovi spazi di condivisione, nuovi eventi e nuove occasioni di confronto”.

Dietro la dimensione celebrativa, però, resta forte quella politica. “Oggi più che mai la partecipazione è fondamentale”, sottolinea Redaelli. “Serve una partecipazione coraggiosa, come fu quella del 2001. Ci troviamo a vedere anniversari importanti, come i dieci anni dalla legge sulle unioni civili e i venticinque anni del Milano Pride. È importante riconoscere che i passi avanti sono stati fatti, ma bisogna anche garantire il pieno riconoscimento di tutte le persone. Ci troviamo in un periodo storico in cui anche i diritti acquisiti non sono diritti scontati per sempre”. Per questo il documento politico che accompagna il Pride rilancia una serie di richieste rivolte alle istituzioni. Tra queste l’introduzione dell’educazione affettiva e relazionale nelle scuole, una riforma del diritto di famiglia che riconosca pienamente tutte le famiglie, il riconoscimento del genitore sociale, l’accesso alle adozioni per le coppie omogenitoriali e il superamento delle unioni civili attraverso l’introduzione del matrimonio egualitario. Particolare attenzione viene dedicata alle persone transgender, considerate tra le più esposte a discriminazioni e violenze. Le associazioni chiedono una semplificazione dei percorsi di affermazione di genere e un sostegno più efficace sia dal punto di vista sanitario sia da quello normativo.

Anche quest’anno tra i patrocini richiesti dagli organizzatori non compare quello della Regione Lombardia. Un’assenza che il coordinamento del Pride sottolinea da anni. “Noi come ogni anno mandiamo diverse richieste di patrocinio”, osserva Redaelli. “Crediamo che una manifestazione che ha raggiunto una rilevanza nazionale meriti che le istituzioni si spendano per la tutela di tutte le persone, senza fare distinzioni. Se il Pride è uno strumento di cambiamento sociale, il silenzio assordante della Regione Lombardia parla da solo”. Un riferimento che arriva mentre il Milano Pride può invece contare sul patrocinio del Comune di Milano, della Città Metropolitana e della Commissione europea. Molti dei problemi denunciati dal movimento, spiegano gli organizzatori, continuano a essere aggravati dall’assenza di adeguate tutele legislative. “Non è una sensazione”, osserva Redaelli. “La nostra helpline Pronto ha registrato un incremento significativo delle richieste di aiuto nell’ultimo triennio. Esiste inoltre un clima di incertezza alimentato dalla retorica di una parte della classe politica che adotta linguaggi capaci di sdoganare atti discriminatori”.

Il Milano Pride rivendica anche la propria dimensione internazionale e intersezionale. “Per noi è sempre stato essenziale che il Pride potesse parlare oltre qualunque confine”, afferma la presidente di Cig Arcigay Milano. “Parliamo delle istanze della comunità LGBTQIA+, ma anche di questioni che sono profondamente interconnesse. Sappiamo che le oppressioni si parlano tra loro e sono sistemiche. Abbiamo l’onore di organizzare un Pride molto visibile e partecipato e sentiamo il dovere di utilizzare quello spazio per dare voce anche a chi vive situazioni drammatiche e a battaglie che riguardano i diritti umani nel loro complesso”. Anche nell’edizione 2026 ci saranno le Pride Square, che dal 24 al 26 giugno ospiteranno quasi cinquanta appuntamenti tra talk, dibattiti, arte e intrattenimento. Il Pride Month, invece, porterà iniziative in tutta la città, dal centro alle periferie. “Ci ha aiutato molto costruire rapporti con associazioni che operano nelle periferie”, spiega Redaelli. “Il Pride è il Pride della città. Non riguarda soltanto Porta Venezia o il centro storico. Vogliamo che possa generare relazioni e partecipazione in tutti i quartieri”.

Gli ultimi mesi si è registrato un progressivo arretramento delle politiche di diversity, equity e inclusion da parte di alcune grandi aziende, soprattutto negli Stati Uniti ma non solo, con possibili ripercussioni sul sostegno economico alle manifestazioni LGBTQIA+. Redaelli invita però alla cautela: “C’è un’offensiva evidente contro le politiche di diversity e inclusion, che ha avuto effetti anche in Italia con il ritiro di alcune grandi aziende. Tuttavia, nonostante la rinuncia di alcuni sponsor anche importanti, altri sono subentrati e il quadro è rimasto stabile. Va inoltre ricordato che nel nostro Paese le aziende hanno budget più limitati rispetto ad altri contesti. Lo scorso anno i risultati si sono mantenuti stabili e anche quest’anno ci aspettiamo numeri simili”. “Il dato più interessante”, prosegue, “è che molte aziende che hanno investito su questi temi hanno ormai strutture e percorsi dedicati alla diversity e inclusion che stanno cercando di preservare. I passi avanti fatti in passato oggi contribuiscono a tutelare quel lavoro nonostante i passi indietro, segno che inclusione e diritti non sono una moda del momento”.

Guardando al futuro, CIG Arcigay Milano lancerà anche il percorso “Milano Queer 2050“, una serie di incontri che coinvolgeranno esponenti politici, amministratori e futuri candidati alla guida della città. “Milano ha fatto tanti passi avanti, ma può fare ancora molto”, conclude Redaelli. “Parleremo di temi che riguardano tutta la cittadinanza: accesso al lavoro, crisi abitativa, welfare. Le persone LGBTQIA+ non sono solo persone LGBTQIA+. Sono lavoratori, studenti, cittadini. Quando parliamo di diritti parliamo del futuro della città nel suo insieme”.

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