Aveva favorito due imprenditori che avevano chiesto l’erogazione di alcuni finanziamenti europei: sei milioni di euro utilizzati per realizzare un resort con campo da golf sulle Madonie. In cambio aveva ottenuto la sistemazione gratuita della sua villetta a Collesano, proprio nei pressi della lussuosa struttura turistica costruita grazie al denaro ottenuto da Bruxelles. Per questo motivo il gup del tribunale di Palermo Guglielmo Nicastro ha condannato a due anni e otto mesi di carcere Francesco Cascio, coordinatore e deputato regionale del Nuovo Centrodestra, ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana. L’esponente del partito di Angelino Alfano era accusato di corruzione ed è stato colto da un malore subito dopo che il gup ha letto la sentenza di condanna nei suoi confronti. Poco male, perché subito dopo si è precipitato il ministro dell’Interno a garantire di persona la sua innocenza, nonostante la condanna appena incassata: una situazione ai limiti dell’ossimoro. “Ho sentito l’onorevole Francesco Cascio per ribadirgli amicizia, stima e fiducia nella sua persona e nella sua innocenza che sono convinto riuscirà a provare in appello. L’articolo 27 della Costituzione è tuttora in vigore e ci consente, e al tempo stesso impone, di considerarlo innocente”, ha detto Alfano, annunciando di aver “convintamente respinto” le dimissioni del deputato siciliano da coordinatore regionale di Ncd.

Secondo il procuratore aggiunto di Palermo Dino Petralia e i sostituti Gery Ferrara, Paolo Guido e Gaspare Spedale, Cascio si è fatto corrompere ai tempi in cui era l’assessore al turismo del governo di Salvatore Cuffaro: è tra il 2001 e il 2004, infatti, che gli imprenditori Giuseppe e Gianluigi Lapis, avevano chiesto e ottenuto l’erogazione di quei contributi comunitari per realizzare il golf resort sulle Madonie. In cambio del suo interessamento l’ex esponente di Forza Italia aveva incassato quello che il pm Guido ha definito un segno di “ringraziamento” per i servizi resi: la sistemazione della sua villa di Collesano. Quei lavori edili, tra l’altro, iniziarono negli anni successivi al 2003 e durarono almeno fino al 2010: è per questo che il reato imputato a Cascio non si è prescritto.

Secondo l’accusa l’ex presidente dell’Ars ha agito con la collaborazione di due dirigenti regionali, Agostino Porretto e Aldo Greco, rinviati a giudizio dal giudice Nicastro, dato che hanno scelto di farsi processare con il rito ordinario: il loro procedimento comincerà il 6 marzo mentre le posizioni degli imprenditori Giuseppe e Gianluigi Lapis sono state stralciate. “Attendiamo la lettura delle motivazioni della sentenza e poi presenteremo appello”, ha detto l’avvocato Enrico Sanseverino, legale di Cascio, che dopo la condanna di oggi sarà sospeso dall’Assemblea regionale siciliana per 18 mesi, come prescrive la legge Severino: il deputato di Ncd, dunque, non farà in tempo a tornare a Palazzo dei Normanni dato che la legislatura scadrà nell’ottobre 2017, prima della fine della sua sospensione.

Al suo posto, invece, s’insedierà Giuseppe Di Maggio, secondo dei non eletti nella lista del Pdl alle regionali del 2012: il primo era Pietro Alongi, ma è già diventato deputato nel 2013 al posto di Salvino Caputo, condannato in via definitiva per abuso d’ufficio. Punta di diamante di Forza Italia nella Sicilia iperberlusconiana, dopo il tracollo del centrodestra sull’isola Cascio non ha ridimensionato le sue aspettative politiche. Nel 2013 è stato designato tra i grandi elettori spediti a Roma per eleggere – anzi in quel caso si trattò di rieleggere Giorgio Napolitano – il presidente della Repubblica, nonostante la Corte dei conti lo avesse appena condannato a risarcire la Regione Siciliana con 12 milioni di euro – insieme a 16 altri politici – per l’inutile assunzione di 512 autisti di ambulanza. Poi, dopo aver seguito Alfano nella creazione di Ncd, ha cominciato a dialogare con i renziani del Pd, nel frattempo usciti vincitori dal congresso. E infatti, qualche mese fa, il suo nome era stato indicato come possibile candidato sindaco di Palermo che il Pd e i centristi avrebbero volentieri appoggiato per provare a interrompere il regno di Leoluca Orlando. Ipotesi che, dopo la condanna di oggi, è probabilmente da archiviare.