Cinque giorni in più a casa. Con buona pace di chi spinge per aumentare la produttività del Paese. Scuole, aziende e uffici chiusi per San Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini, San Pietro e Paolo (non solo a Roma) e il lunedì di Pentecoste. Il ripristino degli effetti civili per queste cinque importanti feste che affondano le radici nella tradizione cattolica, dopo quasi 40 anni, è frutto di una richiesta bipartisan, che si concretizza in otto proposte di legge presentate da Lega, gruppo Misto, Autonomie, Democrazia solidale. Nessun ‘pericolo’ per il sistema Paese, dicono ad una voce sola i firmatari delle iniziative di legge: non solo la produttività delle imprese non verrebbe scalfita, ma addirittura si potrebbe trasferire maggiore reddito su altri comparti produttivi, come turismo e tempo libero.
DIVO GIULIO In ogni caso, si profila un ritorno all’antico, lasciandosi alle spalle il provvedimento del 1977 varato dall’esecutivo guidato dal cattolicissimo Giulio Andreotti che cancellò in un sol colpo le cinque feste cattoliche di grande tradizione popolare per la loro “negativa incidenza sulla produttività sia delle aziende che dei pubblici uffici”. Era, va detto, tempo di austerity, il boom economico era solo un pallido ricordo e la crisi del petrolio aveva fatto schizzare alle stelle il prezzo della benzina costringendo gli italiani a lasciare in garage l’auto di domenica. E bisognava lavorare di più per ridare fiato all’economia in affanno. Altro che starsene in panciolle a casa o fare una gita fuoriporta.
SOTTO PRESSIONE Motivi, questi, che oggi appaiono ai firmatari delle proposte del tutto superati: in una logica di concorrenzialità di mercato, più che la produzione secondo i princìpi dell’economia di scala, assumono sempre più importanza altri parametri, come la pressione fiscale e gli oneri impropri che gravano sulle aziende, la politica creditizia a favore delle imprese, e non ultimo l’impiego di nuove tecnologie che consentono una buona conoscenza delle previsioni della domanda di mercato e l’abbattimento dei costi di produzione. Tanto che, spiega l’ex M5S Paola De Pin, prima firmataria di una delle iniziative di legge, gran parte degli altri Paesi ad economia avanzata non ha mai pensato di varare provvedimenti simili a quelli adottati nel 1977, senza che per questo l’economia ne risentisse sotto il profilo della competitività. Né tantomeno si è mai arrecato pregiudizio ai sentimenti religiosi e popolari più diffusi solo per  premiare logiche economicistiche grossolane e superate. Anche perché, insiste De Pin, per un Paese di forte radicamento della religione cattolica come il nostro, ci sono “incongruenze con realtà di altri Paesi, aderenti o non all’Unione europea, in cui la presenza della religione cattolica è minore o addirittura minoritaria”.
E’ QUI LA FESTA L’Ascensione, infatti, scomparsa dal calendario delle festività civili in Italia, è invece riconosciuta in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Polonia, Olanda, Norvegia, Svezia e Svizzera, mentre il Corpus Domini è una festività civilmente riconosciuta in Austria, Svizzera, Germania, Polonia, Croazia e Portogallo. A riconoscere inoltre come festività civile il lunedì di Pentecoste sono Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Norvegia, Svezia e Svizzera. Conservata da Spagna, Svizzera, Baviera e Tirolo la festa di san Giuseppe, mentre la ricorrenza dei santi Pietro e Paolo è giorno festivo in Svizzera, a Monaco, in Polonia e a Malta.
PACCO REGALO Fino al 1976 gli italiani potevano contare su un bel pacchetto di festività legate alla tradizione cattolica: l’Epifania (6 gennaio), san Giuseppe (19 marzo), l’Ascensione, il Corpus Domini, i santi Pietro e Paolo (29 giugno), l’Assunzione della Beata Vergine Maria (15 agosto), Ognissanti (1 novembre), l’Immacolata Concezione (8 dicembre) e Natale (25 dicembre). Alle quali si aggiungevano tre festività, ufficialmente non riconosciute dalla Chiesa agli effetti del precetto festivo, ma di lunga e consolidata tradizione popolare: il lunedì dopo Pasqua (o lunedì dell’Angelo), il lunedì dopo la Pentecoste e il 26 dicembre (Santo Stefano).
C’ERA UNA VOLTA E ancor prima, a metà del Novecento, altre due feste a carattere religioso concedevano agli italiani altri due giorni di riposo aggiuntivi: la presentazione di Gesù al Tempio (2 febbraio), e la natività di Maria (8 settembre). Poi, come detto, nel 1977 la scure andreottiana, in parte mitigata qualche anno dopo, nel 1985, in applicazione del nuovo concordato con la Santa Sede, dalla reintroduzione della festa dell’Epifania e, limitatamente alla sola città di Roma, di quella dei santi Pietro e Paolo, patroni dell’Urbe.