Fine dei Giochi. O quasi. Giovanni Malagò ha ritirato la candidatura di Roma 2024. Anzi, l’ha “interrotta” per usare le sue parole. Che vuol dire che ad oggi l’Italia non è più candidata ad ospitare la 33esima edizione dei Giochi, come comunicato ufficialmente al Cio dopo il voto contrario dell’assemblea capitolina e la lettera scritta dalla prima cittadina. E non lo sarà sicuramente fino a quando Virginia Raggi continuerà ad essere il sindaco della Capitale. Ma se il governo del Movimento 5 stelle dovesse per caso cadere, chissà che la candidatura non possa essere riattivata. Tecnicamente sarebbe possibile fino al prossimo febbraio, quando dovrà essere consegnata l’ultima parte del dossier. La speranza, nei corridoi di Palazzo H, è l’ultima a morire. Intanto Malagò volterà pagina scaricando la città di Roma, lasciando al Comune il pesante onere di rilanciare lo sport nella Capitale. Il Coni si dedicherà al potenziamento dei propri “asset”, il Foro Italico e lo Stadio Olimpico. Mentre in futuro potrebbe nascere un asse con Milano: già per il 2019, anno in cui si proverà a portare nel capoluogo lombardo la sessione del Cio. E poi magari anche per la prossima avventura olimpica.

STOP DOPO 665 GIORNI – Quella di Roma è durata esattamente 665 giorni. Il 15 dicembre 2014 il presidente del Comitato Olimpico annunciava la candidatura alla 33esima edizione dei Giochi insieme al premier Matteo Renzi nel salone d’onore del Coni. Oggi, nel “giorno della chiarezza”, sempre nel salone d’onore l’ha ritirata. “Ho scritto al Cio per comunicare l’interruzione del percorso di Roma 2024“. Una decisione inevitabile e “coerente con quello che ho sempre sostenuto”, ha spiegato Malagò: “Per la candidatura servivano tre gambe: c’erano all’inizio, una di queste è venuta meno per motivi puramente demagogici”. Negli ultimi giorni si era parlato di piani B per bypassare il rifiuto del Comune. Ipotesi rilanciate anche nelle ultime ore dopo le elezioni delle città metropolitana, dove Virginia Raggi non avrà la maggioranza e il cui Consiglio avrebbe potuto votare una mozione favorevole simile a quella già approvata dalla Regione. “Le alternative formali c’erano e si sono ancora, ma il problema è un altro: non ci avrebbero più votato”.

IL CONI “GUFA” RAGGI – Per questo, allo stato attuale, l’avventura olimpica è finita. “Domani liquidiamo il Comitato promotore” (quello che come spiegato da ilfattoquotidiano.it ha già speso svariati milioni di euro in contratti, appalti e consulenze di vario tipo). Anche se il presidente del Coni ha utilizzato un aggettivo non casuale per definire la candidatura: “Ciò che oggi si interrompe domani può anche ripartire…”, sussurrano nei corridoi di Palazzo H. A questo, oltre che ad un atto formale per giustificare la spesa dei 100mila euro di costo del dossier, è servita la consegna del secondo step del progetto al Cio, avvenuta venerdì scorso a Losanna: a tenere una porticina aperta per il futuro. Oggi non ci sono le condizioni politiche per andare avanti. Ma se la giunta Raggi dovesse cadere prima di febbraio (quando il progetto olimpico deve essere completato) e in Campidoglio arrivasse un commissario governativo, favorevole ai Giochi come lo era stato Tronca, la situazione potrebbe cambiare. Anche perché pure lo scenario internazionale è molto incerto: nel 2017 Francia e Stati Uniti andranno al voto e potrebbero anche mutare orientamento sui Giochi in caso di avvicendamento al governo, così da costringere il Cio a “recuperare” l’Italia. Insomma, per Roma 2024 è finita, fino a prova contraria. La strategia per salvare la candidatura in extremis adesso è “gufare” il governo della Raggi.

IL CONI SCARICA ROMA – Intanto a Malagò restano tanti rimpianti (“Credetemi, il progetto sarebbe stato difficile da battere”), recriminazioni contro la giunta del Movimento 5 stelle (“la loro è stata pura demagogia“). Anche un paio di assi nella manica che non verranno giocati: Malagò avrebbe voluto proporre a Beppe Grillo in persona una triade di nomi a lui graditi per la governance del Comitato organizzatore, composta dall’imprenditore Nerio Alessandri, il senatore a vita Renzo Piano e il generale dei Carabinieri in pensione Cataldi, già procuratore dello sport. “Non ci hanno neanche ascoltati”. Così voltare pagina significa anche una piccola ripicca nei confronti del Campidoglio: “Da oggi il Coni si occuperà del Paese e smetterà di preoccuparsi di Roma“. Già da domani, quando al Foro Italico arriverà il premier Renzi per presentare i primi interventi del progetto Sport e periferie. “Auguri per il Flaminio, per i tanti palazzetti da ristrutturare, per le periferie. Senza rancore”. Come a dire: adesso il Comune, la Raggi e il vicesindaco Daniele Frongia con delega allo sport dovranno vedersela da soli. Il Coni guarderà altrove. In particolare a Milano, dove proverà a portare la sessione del Cio 2019, che manca all’Italia da più di 50 anni. “Ho già parlato con Bach e con il sindaco Sala, siamo tutti d’accordo. Qualcuno tiene ancora al nostro movimento. È il primo passo per recuperare la credibilità perduta con questa figuraccia“. E chissà, magari anche verso la prossima avventura olimpica (purché non vinca Parigi nel 2024). Comunque lontano da Roma, fino a che ci sarà il Movimento 5 stelle.

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