Lo aveva annunciato fin da aprile quando per lui il processo finì con un proscioglimento. Giovanni Paolo Bernini, ex presidente del consiglio comunale ed ex assessore del Comune di Parma per Forza Italia e Pdl, ha presentato un esposto al Consiglio superiore della magistratura e alla Procura generale di Roma. Bernini chiede di verificare la condotta, durante l’inchiesta di ‘ndrangheta Aemilia, del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, Marco Mescolini.

L’esposto chiede al Csm di verificare se, “pur a fronte dei riscontri probatori”, il pm “abbia volontariamente evitato di indagare” su esponenti del Partito democratico. L’ex amministratore mette in fila alcuni punti, a suo parere, significativi. Bernini ricorda che Mescolini ha svolto, dal 2006 a fine 2007, il ruolo di capo ufficio del viceministro Roberto Pinza nel secondo governo di Romano Prodi. Pinza, forlivese e concittadino di Mescolini era esponente della Margherita, visto che allora non esisteva ancora il Partito democratico.

Poi Bernini segnala che nell’inchiesta Aemilia furono indagati solo due esponenti di Forza Italia, lui e Giuseppe Pagliani. Pagliani, ex consigliere provinciale e oggi consigliere comunale a Reggio Emilia, era finito a inizio 2015 in custodia cautelare con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma alla fine è stato assolto per non avere commesso il fatto. Agli atti dell’inchiesta Aemilia, scrive Bernini, ci sono intercettazioni “in cui emergono richieste di favori, denaro, interessamenti e appalti di lavori pubblici, oltre che di appoggi elettorali a esponenti locali del Partito democratico da parte della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri”.

Bernini spiega inoltre che nei propri confronti fu chiesto dalla Dda il carcere per concorso esterno e voto di scambio e che la richiesta fu respinta dal gip, così come l’appello al Riesame. Al processo Aemilia l’ex amministratore di centrodestra era stato poi prosciolto in rito abbreviato: il giudice aveva dichiarato di non doversi procedere nei confronti di Bernini perché l’accusa era stata declassata da voto di scambio politico-mafioso a corruzione elettorale, un’ipotesi di reato ormai andata in prescrizione. “Nessuno potrà dire che sono legato alla ‘ndrangheta, io non ne voglio proprio sapere di questa gente”, ha sempre affermato Bernini. Secondo l’accusa formulata dal pm della Dda Mescolini, nel lontano 2007 il candidato alle comunali Bernini avrebbe, tramite un mediatore, contrattato dei voti con Romolo Villirillo, condannato in primo grado per associazione mafiosa proprio nello stesso processo Aemilia.