Ieri sera guardavo La grande scommessa. Il film, basato su una storia vera, narra che alcuni, a Wall street e in America, già nel 2005 si erano accorti che il mercato immobiliare americano era malato, e in special modo il mercato finanziario che nei decenni precedenti aveva “scommesso” sulla perenne crescita del mercato immobiliare. In particolare si spiegava con grande semplicità il mercato dei Cdo e dei Cds. Tra le banche “attrici” del film c’era Deutsche Bank.

Ora mi domando dopo tanti anni è plausibile che tutti abbiamo imparato la lezione? Ho dei forti dubbi.

Nel suo recente rapporto l’Unctad (UN Conference on Trade and Development) parla di una seria situazione debitoria che eccede i 25 triliardi (per intenderci ci sono i milioni, i miliardi e i triliardi) di dollari. O mio dio, ancora l’America? No. Il casino americano ci è costato (per modo di dire) solo 2 trilioni di dollari. Questa volta sono debiti delle economie emergenti: Cina, India (che messe insieme fanno un paio di miliardi di abitanti e rotti, con tutto il loro potere d’acquisto “emergente”) più tutte le altre economie che, causa domanda alle stelle di materie prime, negli anni precedenti la recessione del 2008 han fatto miracoli. Queste economie reinvestirono parte dei loro guadagni in economie mature che stavano crollando. E così via al miracolo dei fondi sovrani (Qatar qualcuno conosce) che han fatto shopping in Europa (pure in Italia).

Un pensiero comune, dopo aver letto il mastodontico rapporto dell’Unctad (che comunque non dipinge un quadro stupendo nemmeno dell’Occidente) potrebbe essere… “e allora”?

Dopotutto se son paesi emergenti avranno i loro problemi. Noi siamo occidentali, meglio ancora europei, abbiamo qualche problema con i migranti, poca crescita, ma tutto sommato abbiamo sempre la locomotiva tedesca che ci trascina.

In teoria, perché ancora qualche giorno fa è emerso che più che la locomotiva è il Titanic e sta imbarcando acqua da un gigantesco squarcio chiamato Deutsche bank. Secondo il calcolo dello ZEW (centro di studi tedesco) la grande Deutsche bank ha una capitalizzazione di mercato di soli 17 miliardi di euro. Nel caso di una terza crisi finanziaria (quella ipotizzata poco sopra dall’Unctad per intenderci) la banca tedesca sarebbe in crisi e dovrebbe essere nazionalizzata.

E i problemi per la banca non finiscono qui. Il governo americano ha notificato una “multa” di 14 miliardi di dollari. Il problema, come spiegato in modo molto semplice dallo Street è che i soldi la Deutsche non li vuole pagare. La speranza dei vertici della banca (e perché no anche dei vertici del governo tedesco) è che si trovi un compromesso.

I problemi della Germania sono soli in Deutsche bank? Già nel 2012 si dibatteva del problema delle medie banche tedesco. Quindi i debiti incamerati, e forse non facilmente solvibili, delle banche tedesche non si limitano ai grandi Big ma anche alle piccole banche (in Italia, tanto per dire le banche popolari vi ricordano qualcosa?). Dulcis in fundo abbiamo lo scenario politico tedesco. Frau Merkel non appare più così tanto sicura nella sua politica interna. La sua ideona di ringiovanire, se così vogliamo intendere, la forza lavoro autoctona (già rinforzata a milioni di immigranti turchi) con quella degli immigrati, fa acqua.

Già nel 2015 la Bundesbank dichiarava ad alta voce che molti dei migranti, moltissimi, non sarebbero stati adatti a lavorare. La visione sempliciotta della Merkel di prendere “gente a prestito” (ricordiamoci quando importarono gli italiani del dopo guerra, per sorvolare su “chi usarono” durante la guerra) nasce forse dal passato. Ma gli immigrati di oggi sono a bassa scolarizzazione e in una società che richiede figure specializzate “assorbirli” nel sistema produttivo potrebbe essere un poco difficile.

Quindi abbiamo una nazione “locomotiva” che dovrà pagare (è una questione di tempo non di “se”) i debiti delle sue banche. Con una leadership che non è stata abile a comprendere il rischio immigrazione (rischio non dato da terroristi ma dalla semplice caratteristica di molti migranti). Il tutto inserito in uno scenario di crescita europea fiacca.

Se (stando a leggere l’analisi dell’Unctad io direi quando) la “terza gamba” della crisi finanziaria colpirà noi europei avremmo un malato d’Europa di cui prenderci cura. Non sarà la Grecia, la Spagna o gli altri Piigs. Sarà la teutonica germania che rischia di trascinarci a fondo (salvo richiedere più Europa così che i debiti di uno saranno di tutti…).

@enricoverga