Sei volte senza numero legale, un braccio di ferro lungo ore con un occhio alla discussione sulla mozione per cambiare l’Italicum a Montecitorio e alla fine una prima vittoria di Area popolare: il testo di riforma del processo penale, che contiene fra l’altro i temi caldi della prescrizione e della delega dal governo sulla pubblicazione delle intercettazioni, è blindato. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando si è impegnato a non modificare il provvedimento in Aula e a far ritirare gli emendamenti più “critici” a firma dei senatori Pd Beppe Lumia e Felice Casson. Il Movimento 5 stelle ha fatto sapere che farà sue quelle stesse richieste di modifica, ma ancora non è chiaro, a questo punto, se il governo porrà comunque la questione di fiducia sul testo facendo decadere tutti gli emendamenti.

“Accordo sulla pelle dei lavoratori”
Tra gli emendamenti ritirati ce ne è uno, a prima firma Lumia, che avrebbe allungato i tempi di prescrizione in caso di vittime sul lavoro.
Si è deciso di ritirare la proposta di modifica al ddl ora all’esame di Palazzo Madama che prevedeva come termine di decorrenza della prescrizione, per le norme che riguardano prevenzione, sicurezza e igiene del lavoro, dal giorno in cui la notizia di reato viene acquisita o perviene al magistrato. Ora invece la prescrizione decorre dal momento della commissione del reato. Severo il giudizio dell’opposizione che parla di “accordo sulla pelle dei lavoratori“. Lumia ha però sminuito: “Siamo alla soglia di un importante risultato. È quindi giusto il ritiro di due emendamenti che non incidono su questo importante risultato, ma riguardano le notifiche elettroniche che servono a ridurre i tempi del processo penale. Tanto questo tema non mancherà molto che questo tema venga affrontato all’interno del processo telematico al quale nessuno potrà porre resistenza”.

Un’altra giornata di palude per la giustizia
A Palazzo Madama è stata un’altra lunga giornata di palude, dove per l’ennesima volta il provvedimento ha rischiato di restare incagliato. Per quattro volte in aula è mancato il numero legale. La presidente di turno, Valeria Fedeli, ha sospeso la seduta. Alla riapertura dei lavori nel pomeriggio è successo di nuovo: per altre due volte è mancato il numero legale e l’Aula è stata di nuovo sospesa. Solo alla settima verifica delle presenze, Palazzo Madama ha potuto continuare i lavori. L’identica situazione si era creata la settimana scorsa, cosa che aveva provocato il rinvio alla seduta e l’irritazione del presidente Piero Grasso (“Un brutto segnale”). Seduta nella quale erano previste le prime votazioni del testo faticosamente uscito dalla Commissione giustizia dopo l’approvazione alla Camera (accompagnata dalle promesse di battaglia al palazzo Madama da parte di Angelino Alfano e dei centristi della coalizione di governo), ma poi gli interventi sono andati per le lunghe e neppure un articolo della riforma penale è stato messa in votazione.

Braccio di ferro all’interno della maggioranza
Come ricostruisce l’agenzia Ansa, c’è un braccio di ferro all’interno della maggioranza. Da un lato ci sono i senatori di Ap che vorrebbero mantenere il testo così come uscito dalla commissione Giustizia del Senato e chiedono che il governo ponga la fiducia. Sul fronte opposto, una parte del Pd che punta ad andare avanti con il lavoro d’Aula. Parallelamente, il braccio di ferro si riflette all’interno dell’esecutivo tra chi vorrebbe, come chiede Ap, mettere la fiducia e chi, invece, ritiene che un’ulteriore forzatura dell’esecutivo sul Parlamento potrebbe esacerbare ulteriormente gli animi in un momento politicamente delicato per la maggioranza, in un clima di scontro aperto sulle modifiche all’Italicum e il voto sul referendum.

Casson (Pd): “Mancanza numero legale è messaggio politico”
C’è stata l’ennesima falsa partenza, con il Pd che accusa gli alleati di governo: “L’unico gruppo a garantire il numero legale è stato quello del Partito democratico”, afferma la senatrice Giuseppina Maturani, vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama. Ancora più diretto il senatore della minoranza dem Felice Casson, secondo il quale i centristi di Ap erano in aula, ma non hanno premuto il pulsante di presenza quando l’M5s ha chiesto la verifica del numero legale. Una quindicina di senatori Pd non erano presenti, mentre Cinquestelle e opposizioni, pur fisicamente in aula, non hanno partecipato al voto. Proprio come i senatori di Area Popolare, che però appartengono alla maggioranza di governo. “La mancanza ripetuta del numero legale è un messaggio politico di più ampio respiro che Ap vuole inviare e ha a che fare anche con l’Italicum“, afferma Casson all’agenzia LaPresse. “Il ddl penale è una scusa”.

Gaetti (M5s): “Maggioranza è in tilt”
L’opposizione, naturalmente, insorge. Per Luigi Gaetti, capogruppo M5S , “la maggioranza è in tilt”, perché “il Pd di Renzi non riesce a trovare un accordo con Ncd sui temi della prescrizione e intercettazioni e già per tre volte (poi è successo altre tre volte, ndr) questa mattina è mancato il numero legale in Senato. Ecco il senso della legalità e dello Stato di questa maggioranza”. Sulla stessa linea Corradino Mineo di Sinistra Italiana: “Clamoroso: seduta sospesa in Senato”, twitta. “Per 4 volte manca il numero legale. Il motivo? È guerra nella maggioranza su giustizia e prescrizione”. Mentre la Lega, per bocca del senatore Jonny Crosio, parla di una “debole maggioranza sistematicamente sotto scacco di Verdini“.

Ddl penale, prescrizione e intercettazioni i temi critici
Il ddl punta a riformare diversi articoli del codice penale e del codice di procedura penale. Il punto più delicato è quello della prescrizione. Il testo manda in soffitta la “ex Cirielli” di berlusconiana memoria, che tagliava drasticamente i tempi di estinzione del reato, soprattutto per i non recidivi, e introduce un meccanismo del tutto nuovo per l’ordinamento italiano: lo scorrere del tempo si ferma dopo una condanna di primo grado (per non più di due anni) e dopo una condanna in appello (per non più di un anno). E per corruzione e altri reati simili sono previsti tempi ancora più lunghi. Sul fronte delle intercettazioni, invece, il testo non indica norme precise ma rimanda al governo il compito di regolare la materia in modo da limitare la diffusione delle conversazioni captate durante le indagini, soprattutto riguardo alle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento. Fra gli altri nodi, l’utilizzo di software spia nelle indagini per “entrare” negli apparecchi informatici degli indagati.

A ripetizione, nei mesi scorsi, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha annunciato non meglio precisati “accordi in maggioranza”, specie sul fronte della prescrizione. Sullo sfondo, gli stop and go di Ala, il gruppo verdiniano non ufficialmente in maggioranza che più volte però si è fatto avanti nella partita. Nelle ultime settimane si era vista qualche schiarita. Ora ci si mette pure l’intreccio con l’Italicum. E la prova dell’aula continua a essere rimandata.