“Abbiamo intenzione di dare battaglia in Senato, dove i nostri numeri sono determinanti”. Angelino Alfano passa alle minacce al suo stesso governo per ottenere modifiche al testo licenziato dalla Camera sull’allungamento dei tempi di prescrizione per i reati di corruzione. E rilancia pure sulle intercettazioni “da riformare”. Il ministro dell’Interno chiude così una giornata ad alta tensione in maggioranza alla Camera (proprio nel giorno in cui il colpo di spugna del tempo cancella di fatto il processo Calciopoli). Uno scontro fra Ncd e Pd – come da copione sulle riforme delle norme penali – inizialmente stemperato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha aperto a possibili modifiche in Senato. Tanto è bastato per trasformare il no degli alfaniani in un annuncio di astensione con tanto di ritiro di numerosi emendamenti. Così Orlando è tornato sui suoi passi precisando che sull’allungamento per i reati di corruzione “non si torna indietro”. E la polemica è riesplosa. Con Alfano che ci ha messo il carico e dagli studi di Porta a Porta ha rilanciato il bavaglio, facendo riferimento al caso delle dimissioni di Maurizio Lupi dopo la diffusione delle carte dell’inchiesta Incalza: “Non eravamo su scherzi a parte in Consiglio dei ministri quando abbiamo approvato la riforma delle intercettazioni. Ora questo testo è alla Camera e vogliamo che vada in pole position”. Obiettivo: “Sui giornali devono finire solo cose strettamente pertinenti all’inchiesta, senza romanzi a puntate”.

IL NO DELLA LEGA, M5S ASTENUTI. Il ddl sulla prescrizione è stato approvato dall’aula di Montecitorio nel pomeriggio con 274, 26 no sì e 121 astenuti. A favore hanno votato Pd, Alternativa Libera (composto da alcuni fuoriusciti M5S), Fdi-An e Scelta Civica. Contrari Forza Italia e Lega Nord. Astensione da M5S, Sel e Area popolare (Ncd-Udc).

Il via libera appare però condizionato dal successivo passaggio a Palazzo Madama, dove, come ha rimarcato il ministro dell’Interno, a differenza di Montecitorio il voto alfaniano è determinante per la tenuta della compagine renziana. “Oggi il Pd dirà che alla Camera è stato approvato un disegno di legge che inasprisce i termini della prescrizione”, profetizza su Facebook il deputato M5S Gianluca Vacca. “In parte è vero. Ma i delinquenti non si preoccupino: il disegno di legge deve passare al Senato, e lì (se mai ci arriverà) ci sono tutti i numeri per affossare il provvedimento”.

Non è stato dunque accolto, al momento, l’invito ai 5 Stelle della relatrice Pd Sofia Amoddio a votare a favore, espresso dopo l’approvazione dl testo in Commissione giustizia.

PRESCRIZIONE INTERROTTA DOPO CONDANNA IN PRIMO GRADO. Il cuore del provvedimento resta comunque l’articolo 3, che accoglie la proposta del governo e riguarda tutti i reati: in caso di condanna in primo grado la prescrizione è interrotta “dal deposito della sentenza sino al deposito della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a due anni”. Successivamente, l’interruzione opera “dal deposito della sentenza di secondo grado, anche se pronunciata in sede di rinvio, sino alla pronuncia della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore a un anno”. L’articolo 6 rimarca che le nuove disposizioni si applicano “ai fatti commessi dopo
la data dell’entrata in vigore”, dunque non avranno effetto su inchieste e procedimenti attualmente in corso. “Finalmente dopo dieci anni un netto superamento delle regole dettate dalla ex Cirielli che, dimezzando i termini di prescrizione, hanno cancellato con un colpo di spugna migliaia di processi”, ha commentato la Pd Donatella Ferranti, fra i firmatari del ddl.

Lo scontro in maggioranza si è innescato quando l’aula della Camera ha bocciato con 337 voti contrari gli emendamenti identici di Ncd e Forza Italia per la soppressione dell’articolo 1 del ddl sulla prescrizione, relativo proprio all’aumento dei tempi di estinzione del reato, pari alla metà di quanto attualmente previsto, per corruzione propria, impropria e in atti giudiziari.

NCD CONTRO AUMENTO PER CORRUZIONE, MA ORLANDO RASSICURA. Dopo l’incidente dell’emendamento respinto, in aula è intervenuto il ministro Orlando: “La possibilità di coordinare le norme sulla prescrizione con interventi che devono incidere sulla ragionevole durata processo e sulle modifiche delle pene per alcuni tipi di reato sarà riservata alla seconda lettura in Senato“, ha affermato, pur difendendo il merito del provvedimento. Il ministro ha respinto l’ipotesi “irricevibile” che si tratti di uno scambio politico conle toghe, in riposta al deputato Psi Marco Di Lello che aveva parlato di “prezzo da pagare per l’approvazione della responsabilità civile dei magistrati“. Il disegno di legge sulla cosiddetta prescrizione lunga è “uno strumento con cui si dà impulso ai riti alternativi”. Nello specifico dell’articolo 1, Orlando ha spiegato che “l’allungamento dei tempi di prescrizione è dovuto alla natura di questi reati. La scelta è dovuta al fatto che i reati relativi al fatto corruttivo sono reati che emergono molto tempo dopo rispetto al loro compimento”.

L’apertura sulle possibili modifiche al Senato ha addolcito, e di molto, le tensioni con gli alfaniani. “Accogliamo con favore” la disponibilità del ministro di “rivedere questa impostazione, e quindi in tal senso arriveremo ad astenerci in attesa di quello che avverrà in Senato”, ha annunciato il deputato di Ap Sergio Pizzolante, intervenendo in Aula. Area popolare conta così tanto sull’intervento a Palazzo Madama che ha ritirato i restanti emendamenti presentati all’articolo 5 e all’articolo 6. Che, ha spiegato Alessandro Pagano, strenuo oppositore della riforma in Commissione, “dopo le parole del ministro Orlando non hanno più ragione di esistere”.

Un’accoglienza fin troppo calorosa, che ha offerto soprattutto ai 5 Stelle la sponda per preconizzare un affossamento in Senato. Tanto che nel pomeriggio Orlando è tornato a chiarire: “Sulla definizione di una specificità di alcuni reati che hanno come presupposto un patto che in qualche modo li secreta per molto tempo”, come la corruzione, “non credo si possa tornare indietro. Sul come, su quali tipi di strumenti sono più idonei a riconoscere questa specificità, ci può essere una discussione”. Di conseguenza, ha aggiunto, “penso sia sbagliato parlare di spaccatura nella maggioranza. L’astensione dimostra disponibilità al dialogo”. Immediata contro-contro replica di Nunzia Di Girolamo, che di Ap è capogruppo: “Sull’impostazione non si torna indietro? Penso che Renzi debba fare i conti con i numeri, e non credo che al Senato siano gli stessi che ha alla Camera”.

LA LEGA VOTA NO: “LA SIGNORA MARIA VUOLE TEMPI CERTI”. La Lega nord ha annunciato il suo voto contrario, per bocca del capogruppo in Commissione giustizia Nicola Molteni. Motivo: “La signora Maria (una sorta di casalinga di Voghera in salsa leghista, ndr) chiede tempi celeri e certezza della pena”. E ancora: “La signora Maria vuole una giustizia dove non c’è spazio per gli indulti mascherati, con 5 svuotacarceri votati dai governi di sinistra”. Sel invece sceglie l’astensione, ha spiegato Daniele Farina: “I tempi dei processi sono troppo lunghi, ma al Paese si vuol far credere il contrario, che sia la prescrizione ad essere troppo breve. Si poteva fare molto di più ed invece allunghiamo i tempi per tutti i reati”.

Di stampo opposto il parere di Andrea Mazziotti di Scelta civica, che ha fatto riferimento in aula alla sentenza Calciopoli arrivata nella notte. Con la riforma “eviteremo di sentire parlare di prescrizione per reati gravi come è successo in questi giorni”. Gli fa eco Michele Anzaldo, del Pd, con un tweet: “Con riforma prescrizione al voto in Aula processo Calciopoli Moggi Giraudo non sarebbe finito prescritto. Chi ha ancora dubbi rifletta”.

“Noi non abbiamo allungato i tempi della prescrizione per tutti i reati, ma allunghiamo i tempi solo per alcune ipotesi di corruzione”, ha spiegato uno dei due relatori del ddl, la deputata Pd Sofia Amoddio, sottolineando come si tratti di un testo “molto equilibrato”. I reati di “corruzione sono difficilissimi da scoprire – sottolinea difendendo le norme del ddl – e quando si scoprono spesso sono prescritti”.

Da segnalare l’annuncio di voto favorevole di Edmondo Cirielli (Fdi-An), padre della normativa attualmente in vigore, ma che aveva rinnegato in corso d’opera nel pieno delle polemiche sulle leggi ad personam berlusconiane, nel 2005: “Siamo sostanzialmente favorevoli. Bisogna riconoscere che nel panorama di questi ultimi venti anni è l’unico ministro che sta facendo dei passi avanti anche rispetto ai ministri di centrodestra che non hanno operato nessuna riforma concreta e hanno fatto battaglie mediatiche per evidenti fini secondari”.

PRESCRIZIONE PIU’ LUNGA PER ABUSI SU MINORI. La Camera ha poi approvato un emendamento della Pd Alessia Morani secondo il quale la prescrizione per i più gravi reati contro i minori (come violenza sessuale, stalking, prostituzione, pornografia) inizierà a decorrere dal compimento del diciottesimo anno di età, anziché dal quattordicesimo come prevedeva il testo uscito dalla commissione Giustizia.