Multa da 4,5 milioni di euro dell’Antitrust alla Popolare di Vicenza: l’autorità, che aveva avviato un’istruttoria sull’istituto a marzo, ha verificato che la banca tra il 2013 e l’aprile 2015 ha di fatto costretto molti clienti ad acquistare le sue azioni in cambio di un mutuo a tassi agevolati. La pratica scorretta, emersa ampiamente dalle indagini della magistratura e dalle ispezioni della Bce, ha consentito all’istituto allora presieduto da Gianni Zonin di “giungere al successo delle operazioni di aumento di capitale e raggiungere gli obiettivi ivi prefissati”, si legge nel comunicato.

Per ottenere i cosiddetti “mutui soci”, caratterizzati da condizioni economiche agevolate rispetto ai prodotti ordinari, ai consumatori veniva imposto di acquistare pacchetti minimi pari a 100 azioni della banca, spiega la nota dell’authority. Per continuare a beneficiare di quelle condizioni era necessario poi non vendere i titoli.
Inoltre, i consumatori sono stati anche indotti ad aprire un conto corrente riservato ai soci “con la prospettazione della necessità di instaurare presso la banca un nuovo rapporto di conto corrente ai fini del perfezionamento del mutuo soci e della possibilità di usufruire anche in questo rapporto dei vantaggi della qualifica di soci”.

L’Antitrust ha rilevato che le condotte della banca hanno limitato considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento, inducendoli “ad assumere una decisione commerciale che non avrebbero altrimenti preso”: la sottoscrizione, appunto, di titoli della banca difficilmente negoziabili e liquidabili (visto che l’istituto non è quotato) e la richiesta di non disinvestire pena la perdita delle condizioni economiche agevolate previste. L’authority ha accertato che la Popolare di Vicenza, che la scorsa primavera è finita in pancia al fondo Atlante, ha posto in essere una pratica vietata dal Codice del Consumo.