Gravi carenze di personale, strutture e attrezzature. Guanti e cannule sono contati e si risparmiano per i casi più gravi. In Grecia sono 50 gli ospedali inseriti nella black list del Sindacato dei lavoratori ospedalieri pubblici Poedin. Dove ormai manca di tutto.

Si va dalla chiusura delle sale operatorie di Patrasso al nosocomio di Lefkada dove i pazienti portano le lenzuola da casa; a Creta solo il 52% dei posti sono coperti da medici e paramedici.
Nelle isole dell’Egeo va peggio: all’ospedale di Naxos ci sono straordinari e ferie non pagati dal 2015, mentre nell’ospedale di Kos manca il farmacista quindi la farmacia non è utilizzabile.
Nell’ospedale psichiatrico dell’Attica i medici e il personale sono in numero talmente basso che si stanno verificando frequenti casi in cui i pazienti affetti da disturbi mentali aggrediscono gli infermieri o i pazienti. Inoltre in tutto il paese non viene effettuata la manutenzione ai macchinari per gli esami. Dalle tac alle radiografie, passando per gastroscopie e colonscopie. Con il risultato che il 40% delle attrezzature sono rotte o in attesa di un ricambio che non arriva.

A Salonicco l’ospedale da un anno è praticamente senza fondi pubblici, perché lo Stato (tramite l’ente Eopyy) deve corrispondergli circa 200 milioni e ad oggi l’unica entrata “sicura” sono le offerte che i pazienti e i loro famigliari lasciano per le candele e i ceri che si accendono alla statua della Madonna presente nella struttura. Motivo per cui il 9 settembre a Salonicco il sindacato Poedin ha promosso un corteo di protesta. Il presidente, Mikalis Giannakos, mette l’accento sul finanziamento delle strutture ospedaliere, che il governo ha fatto scendere al di sotto del 6% del pil – come imposto dal secondo memorandum della troika – raggiungendo il 5% . “Il che rende impossibile operare”. Ci sono 200 posti letto in unità di terapia intensiva inutilizzabili oltre a 40 pazienti che devono attendere come minimo cinque giorni per trovarne uno. “In quelle condizioni se non li si alletta in 24 ore rischiano la morte immediata”, dice. Otto delle 14 sale operatorie nel solo nosocomio di Salonicco sono chiuse per carenza di personale e l’attesa per una semplice visita cardiologica raggiunge le sette ore.

Eccolo l’altro versante di crisi: le liste di attesa per interventi chirurgici che solo a Salonicco raggiungono i 12 mesi per mancanza di attrezzature e semplici garze sterili. Per questo alcuni studenti della facoltà di medicina nella cittadina di Kozani hanno avviato una raccolta fondi per acquistare “beni di prima necessità ospedaliera” e donarli alle strutture. Stessa iniziativa da parte dell’ordine degli avvocati di Kilkis, che ha provveduto a donare materiale di vario genere all’ospedale di Igoumenitsa.

Secondo Giannakos, che ammette di lavorare senza un giorno di riposo da due mesi, un’altra bomba “pronta ad esplodere è quella dei nosocomi nei capoluoghi regionali, che sono veri e proprie città fantasma, senza personale e attrezzature: non solo Tac o Pet, bensì anche radioterapia per i pazienti oncologici e le macchine per la dialisi per i pazienti affetti da patologie renali”. E accusa il governo di aver investito risorse per acquistare televisioni al plasma anziché personale e strumenti indispensabili, mentre la mancanza di scanner e radiografi costringe i pazienti a trasferte in altre strutture, anche private, sollevando dubbi sulla possibile speculazione che è in atto in questo momento nel paese.

Sempre a Salonicco un infermiere 48enne è morto fa per un infarto: secondo il Segretario Generale del sindacato Poedin, Christos Papanastasis, la causa è da ricercare nella stanchezza e nello stress, causati anche da turni massacranti e senza sosta. L’ultima assurda disavventura risale ad alcune settimane fa, quando un paziente 55enne dell’isola di Lesvos in gravissime condizioni, per mancanza di una eliambulanza, è stato trasferito a Salonicco in barca.

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