Salvatore Usala, storico leader a sostegno delle persone con disabilità gravi, è morto all’ospedale Marino di Cagliari. Usala aveva 63 anni, malato di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica ed era segretario del Comitato 16 Novembre, associazione costituitasi il 20 gennaio 2012. Usala ha condotto per anni una battaglia a tutto campo contro le istituzioni, accusate di non sostenere adeguatamente le persone colpite da malattie gravissime. “Tore era l’anima del Comitato, tipica era la sua voglia e caparbietà di fare valere i diritti di tutti i disabili gravi, la sua lotta contro la disattenzione dello Stato nei confronti dei malati era il suo faro-guida”. Queste le parole di Mariangela Lamanna, vicepresidente dell’associazione. A Ilfattoquotidiano.it ha ricordato come Usala “viveva a pieno la sua malattia, dedicando la sua esistenza agli altri, semplicemente per fare del bene. Ha partecipato a 16 presidi solo a Roma, oltre che a decine di sit-in in tutta la Sardegna. Tore – continua la vicepresidente – sarà uno stimolo per continuare a non arrenderci alle disgrazie della vita e lottare contro chi calpesta i diritti fondamentali”.

Presidi e forme di protesta non sono nuove a Lamanna che il 17 giugno 2015 era scesa in piazza contro il governo Renzi per sostenere il fondo nazionale per la non autosufficienza (guarda il video). Tra le tante mobilitazioni, quella del 20 novembre 2013 fece salire alla cronaca la battaglia di Salvatore, quando andò a protestare sotto la sede romana del ministero dell’Economia, staccandosi il respiratore, “non me ne frega niente di morire (guarda il video)” disse Usala. Il malato di Sla chiedeva di mettere in pratica il progetto Restare a casa, a garanzia dell’assistenza domiciliare al malato invece del ricovero nelle strutture sanitarie. “Salvatore – racconta Mariangela a Ilfattoquotidiano.it – era una persona davvero fuori dall’ordinario, ha fatto la storia delle battaglie negli ultimi anni a sostegno di un welfare adeguato, cercando sempre di fare proposte costruttive”.

Da combattente, definito da chi lo conosceva anche “eroe” e “difensore dei più deboli”, Salvatore amava utilizzare – nonostante una malattia progressiva – diversi strumenti di lotta per rivendicare i diritti di tutti i disabili gravi, a prescindere dalle diverse patologie, come ad esempio scioperi della fame e della sete, fino ad arrivare al rifiuto delle terapie salvavita. Le sue condizioni si sono aggravate da metà agosto, dopo un mese in cui era entrato nuovamente in sciopero della fame – poi sospeso – per protesta contro la Commissione regionale sulla Sla della Regione Sardegna, per un “taglio di 7 milioni di euro” sul progetto di assistenza domiciliare ai disabili. I funerali si celebreranno mercoledì 7 settembre alle 15.30 presso la Chiesa S. Carlo Borromeo di Cagliari.