Si sa che esiste un sistema informativo mondiale che risponde a determinati input e determinate priorità. Negarlo sarebbe da ingenui e da struzzi. Si sa anche che tale sistema informativo ha eletto da un po’ di tempo il Venezuela bolivariano a propria bestia nera. Perché? Probabilmente perché le scelte compiute da questo Paese da quasi vent’anni a questa parte hanno fatto imbestialire multinazionali, finanza e gruppi di potere. Un Paese che destina risorse a servizi sociali, salute e istruzione rappresenta un vero controsenso nell’attuale ordine mondiale neoliberista e quindi va screditato a ogni costo.

Pertanto prima si è lanciata la manfrina planetaria della repressione sanguinosa e della guerra civile alle porte laddove è dimostrato che delle 43 vittime degli scontri di piazza che, purtroppo, si sono registrate nel Paese negli ultimi anni la maggioranza è stata opera dei cosiddetti oppositori. E a ogni modo la violenza di piazza si è fortunatamente fermata anche per effetto della ferma politica di prevenzione attuata dal governo di Maduro che ha arrestato recentemente vari paramilitari colombiani che si apprestavano a compiere attentati. Ulteriore dimostrazione di questa inaccettabile parzialità dei media è stata costituita dalla decisione di pubblicizzare solo la manifestazione dell’opposizione che si è svolta ieri senza dare alcuno spazio a quella dei chavisti che era di dimensioni sicuramente non minori.

C’è chi, senza la minima decenza in termini di obiettività, continua a riproporre la falsa immagine del Paese “in ginocchio”. Supera ogni limite tale Carlo Cauti, collaboratore di un quotidiano di cui è ben nota l’obiettività come Il Giornale, il quale ha pubblicato sul bollettino dell’Istituto di affari internazionali un suo intervento il cui titolo tradisce le speranze e i propositi del suo autore. Il Venezuela viene infatti definito La Siria del Sudamerica. Per sostenere l’ardita equiparazione il giornalista in questione fa riferimento principalmente a un sondaggio dell’Istituto Gallupp, altra istituzione notoriamente al di sopra delle parti, secondo la quale la percentuale di venezuelani che si sentono insicuri sarebbe superiore a quella dei siriani.

In attesa della “guerra civile” auspicata che non ci sarà, la nuova manfrina è quella del Paese alla fame, dei supermercati vuoti, ecc. Nessuno può negare che ci siano nel Paese situazioni di difficoltà. Ma ogni inchiesta in materia andrebbe condotta con la dovuta obiettività e senza limitarsi a testimonianze di persone schierate nel conflitto politico in atto. Testimonianze di diverso tenore sono disponibili. Propaganda governativa? Non mi pare. Abbiamo ad esempio la dichiarazione di Gustavo Petro, ex sindaco di Bogotà, che parla di supermercati pieni, chiedendosi legittimamente se è stato ingannato da Rcn (rete informativa colombiana). O quella di un imprenditore basco che non avalla l’ipotesi di un Paese oramai alla fame e che, dichiarandosi estenuato dalle domande di amici e parenti che gli chiedono dettagli sul “disastro” in atto ha pubblicato fotografie di supermercati pieni sia in quartieri di classe alta che popolari. Un reportage davvero completo che andrebbe conosciuto e divulgato per contrastare determinati allarmismi eccessivi, volti a creare la sensazione del disastro annunciato come profezia che si autorealizza.

Anziché soffiare sul fuoco della destabilizzazione occorre domandarsi quali siano le cause dei problemi di approvvigionamento e carovita e appoggiare gli sforzi in atto volti a superarli. Io ritengo che esse risiedano principalmente, oltre che nel calo del prezzo del petrolio che costituisce un elemento in certa misura oggettivo, nel boicottaggio del governo bolivariano operato da determinati gruppi imprenditoriali che vorrebbero sbarazzarsene perché lo ritengono contrario alle proprie finalità. Del resto è storia vecchia. Ogniqualvolta un governo tenta di imboccare la strada del socialismo ci sono settori sociali che si oppongono perché non vogliono rinunciare al proprio potere e ai propri privilegi. Per affrontare tale situazione o si subisce il ricatto (ma senza nessuna garanzia che in tal modo la situazione migliori effettivamente) o si adottano contromisure efficaci come, in questo caso, con la distribuzione di alimenti alla popolazione.

L’esistenza di un’informazione corretta che dia spazio a tutte le posizioni e cerchi di analizzare in modo serio la situazione venezuelana senza inutili allarmismi costituisce anche una garanzia per lo svolgimento corretto e pacifico delle procedure costituzionalmente previste, senza tentativi di forzatura e ingerenze esterne che troveranno, come emerge dalla cronaca di questi giorni, l’opposizione insormontabile della gran parte del popolo venezuelano più che mai fedele all’eredità di Chavez e meno che mai disposto a rinunciare alle sue conquiste.