“La mobilità l’abbiamo gestita nella sua complessità. La legge 107 ha dato la possibilità a tutti i docenti di fare domanda. Significa 207 mila persone con una percentuale di insoddisfazione inferiore al 2%”. Sono le parole che ieri ha usato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini davanti agli imprenditori, ai manager, ai politici, al Forum “Ambrosetti” a Villa D’Este a Cernobbio. Lontana da chi avrebbe potuto alzarsi in piedi e testimoniare la sua drammatica storia; ben distante da eventuali contestatori lasciati nelle mani del sottosegretario Davide Faraone alla festa dell’Unità di Catania; certa che nessuno l’avrebbe contraddetta, il ministro che da un po’ di tempo evita il face to face con gli insegnanti, ha vantato una cifra tutta da verificare: meno del 2% di insoddisfatti della mobilità.

Intanto poniamo qualche domanda all’inquilino di viale Trastevere: qual è la fonte di questo dato? E’ stato fatto un sondaggio tra i 207 mila docenti interessati? C’è una ricerca in merito? Fatta da chi? Sarebbe stato utile che a Villa D’Este fosse stato presente Giuseppe, uno di quei rarissimi docenti che si permettono di essere insoddisfatti. Se avessero dato il microfono anche a lui, avrebbe raccontato questa storia (presa dalla sua pagina Facebook, con autorizzazione):

“Ecco. Ricomincia un altro anno scolastico e non ne ho proprio voglia. Mi sento spento, svuotato, stanco. Sono sensazioni mai provate prima. Nemmeno quando ero precario mi sono sentito così! Fino all’anno scorso potevo stare un po’ in ansia perché non arrivava l’indennità di disoccupazione e/o il nuovo contratto annuale ma ero più sereno. A settembre avevo la voglia di ricominciare, mentre ora no. Lontano da mia moglie, dopo due anni intensi di lotte, di scioperi, di manifestazioni, un anno di prova senza capo né coda; quella c…o di piattaforma Indire che si bloccava di continuo. Poi la presa di servizio a Trieste, la domanda di mobilità nazionale, il caricamento del curriculum vitae sulla piattaforma di istanze online, l’aver appreso di essere stato sparato a Potenza per un errore informatico mentre il Miur fa spallucce e se ne fotte!

Mia moglie invece in provincia di Parma! Sgomento e rabbia per entrambi! Mia figlia triste. Quindi mettiamoci a scrivere e a inviare la richiesta di conciliazione e quella di assegnazione provvisoria. Aspettiamo poi l’attribuzione d’ufficio della scuola di titolarità fino a ieri sera, mentre mia moglie già si avviava alla volta di Parma. Infine apprendo che il Miur difficilmente concilierà con noi docenti della scuola secondaria di secondo grado, perché a detta dei funzionari l’algoritmo ha funzionato bene. E figuriamoci se avesse funzionato male… Sono stanco, spento, incazzato, incattivito, svuotato ma devo continuare a lottare per i miei diritti, per quelli di mia moglie, ma soprattutto per i diritti di mia figlia di avere un padre e una madre accanto. No, gli auguri di buon anno scolastico non posso farli perché per me e mia moglie non è un buon inizio”.

E non è l’unico. A Cernobbio quelli come Margherita, 40 anni, di Montescaglioso (Matera) due lauree, una in lettere conseguita all’università di Bari e l’altra in scienze della formazione primaria con titolo abilitante al sostegno, non entrano. Parla solo il ministro. Per loro, per fortuna c’è Facebook e noi giornalisti che proviamo a raccontarvi il Paese reale.

Così ha scritto Margherita: “Sono in mezzo alla strada, l’autobus per Correzzola (Padova) non esiste, mi ha lasciata al bivio a quattro chilometri dal paese, sono in mezzo alla strada come una straniera o altro…”. Dopo anni di supplenze nelle scuole superiori, l’anno scorso ha ottenuto l’immissione in ruolo sul sostegno nella scuola primaria a Varese, Castronno. Quest’anno la “buona scuola” l’ha trasferita a Padova, precisamente a Correzzola. Un’altra insoddisfatta che al Forum non ha potuto ascoltare. Peccato.