Al rientro dalle ferie Chiara Appendino e la sua giunta devono affrontare problemi importanti. Certo non quanto quelli che si trova davanti la collega Virginia Raggi a Roma, ma sono comunque questioni rilevanti in una città con un debito altissimo che nel 2011, all’inizio della legislatura di Piero Fassino, ammontava a 3,3 miliardi di euro e che dopo cinque anni è sceso a 2,86 miliardi, stando al bilancio di previsione approvato dal consiglio comunale targato Pd la scorsa primavera.

Ma quello è un bilancio di previsione e qualche conto adesso non torna. Non era passato neanche un mese dall’insediamento che la nuova giunta comunale, guidata dalla 32enne del M5S, si trovava di fronte a entrate inferiori di 6 milioni di euro rispetto al previsto. E così Appendino e l’assessore al bilancio Sergio Rolando hanno subito messo nero su bianco alcune cose da fare in una delibera approvata il 26 luglio scorso dal consiglio comunale.

Dal documento emerge che quei sei milioni di entrate in meno nelle casse comunali sono dovuti ad “alcune entrate di natura tributaria, i canoni dovuti da Gtt per i parcheggi, le entrate da redditi di aziende e dividendi di azioni, una diminuzione dei proventi derivanti dal servizio di refezione scolastica, oltre ad altre entrate di minore importo di svariata tipologia”, tutte inferiori del previsto. L’ammanco non poteva essere compensato con l’aumento dei tributi, già alti, e per questa ragione l’amministrazione ha dovuto procedere a un “riequilibro della gestione di competenza attraverso la riduzione di previsioni di spesa” facendo un taglio lineare del 3,3 per cento su tutti gli ambiti eccetto il welfare, i servizi educativi e le partecipazioni comunali.

Il 23 agosto scorso, invece, è stata adottata la delibera che permetterà agli uffici amministrativi di selezionare una società di audit che faccia una “due diligence limitata”, una verifica e ricognizione dei debiti e dei crediti esistenti tra la città e le sue società partecipate. Nell’atto si parla di “una fase conoscitiva essenziale e fondamentale”, ma si precisa anche un aspetto chiave, cioè che “l’ammontare del credito vantato (o del credito dovuto) dalla partecipata nei confronti dell’ente locale controllante deve corrispondere alla posizione debitoria (o creditoria) iscritta nel bilancio dell’ente locale”. Il caso specifico riguarda Gtt, il Gruppo trasporti Torino, cioè la società dei trasporti pubblici. “Da una prima lettura dei bilanci, emergono segnali che riguardano soprattutto la società dei trasporti pubblici”, ha spiegato a ilfattoquotidiano.it l’assessore Rolando. Il riferimento è alla nota dei revisori di Pwc allegata al bilancio 2015 della partecipata, in cui si evidenziano diverse decine di milioni di crediti vantati dall’azienda che non comparirebbero nel rendiconto della città. Secondo alcuni giornali senza questi soldi il servizio pubblico potrebbe risentirne.

Se la due diligence dovesse confermare quanto denunciato dai revisori di Pwc per la Gtt, il debito della città potrebbe essere più alto di quello diffuso da Fassino durante la campagna elettorale. L’ex sindaco, in un’intervista alle pagine torinesi de La Stampa, ha cercato di placare i timori: “I bilanci del Comune e delle partecipate sono già soggetti al controllo dei revisori dei conti e della Corte dei conti: inutile affidarsi a una società di revisione incentivandola a denunciare buchi inesistenti, magari per ottenere una parcella più alta”. E poi aggiunge: “Se un’amministrazione va in crisi per uno scostamento così minimo, allora è meglio che rinunci a governare la città”.

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