Dodici ore di silenzio. Non un commento, una dichiarazione, uno spiffero. Poi, verso sera, Marcello Minenna, il dirigente Consob che la mattina dell’1 settembre si è dimesso da assessore al Bilancio del Comune di Roma – in quella che verrà ricordata come la giornata horribilis della giunta Raggi – rompe gli indugi. E lo fa – lui, un tecnico- su un mezzo tanto caro al Movimento: il social network. “In questo breve tempo sono stati raggiunti alcuni importanti punti di programma del Movimento 5 Stelle di Roma, quali lo scongiurare l’aumento delle tariffe dall’acqua, il gettare le basi per la chiusura degli sportelli di Equitalia in Roma e tanti altri che ho riassunto nelle tabelle che pubblico“, scrive su facebook, allegando la sintesi degli interventi operati sotto la sua gestione dall’assessorato al Bilancio. Quasi una rivendicazione dell’attività portata avanti, sotto le bandiere dei 5 Stelle. Come dire: alla guida dell’assessorato al Bilancio, Minenna non ha seguito un programma proprio, ma quello dei pentastellati. E pazienza se ha abbandonato la poltrona subito dopo la revoca dell’incarico di capo di gabinetto a Carla Maria Raineri da parte della sindaca Virginia Raggi, dando vita ad una specie di domino del passo indietro che ha portato alle dimissioni di Marco Rettighieri e Alessandro Solidoro, i vertici di Atac e Ama. Dopo due mesi di governo, l’amministrazione 5 Stelle di Roma è praticamente dimezzata.

Ma quale è stata la molla che ha portato Minenna ad abdicare, in contemporanea agli altri quattro amministratori a lui vicini? “Il potere di sindacati e politica in Atac è molto forte. Noi abbiamo cercato di arginare quel sistema di cordate e clientele. E in parte ci siamo anche riusciti, cercando di riportare questa azienda colabrodo alla normalità. Poi alcuni si sono rivoltati contro”, ha detto in un’intervista la Messaggero, l’ex dg di Atac Rettighieri. “Se credo che le sigle alle quali abbiamo toccato gli interessi abbiano trovato sponde nell’attuale amministrazione M5s? Sì, diciamo che posso avere avuto questa percezione”, aggiunge il manager, che poi parla di  parla di “vere e proprie intromissioni” da parte della giunta, in riferimento alla “visione preventiva”degli spostamenti dei dirigenti.

L’ormai ex assessore al Bilancio Minenna, invece, aspetta fino alla mezzanotte prima di fornire un indizio sul motivo del suo passo indietro. Lo fa sempre su facebook, postando un articolo di Sergio Rizzo del Corriere della Sera, corredato da un semplice: “Per chi chiedeva i motivi delle dimissioni: buona lettura”. Secondo l’inviato di via Solferino, ci sarebbe una vera e propria guerra sulla gestione delle società partecipate del comune sullo sfondo del “putsch” che ha fatto tremare il Campidoglio nel primo giorno di settembre.  “La verità – scrive Rizzo – è che (Minenna ndr) con Virginia Raggi non si sono mai presi, fin dall’inizio. Quando gli propongono il posto di assessore al Bilancio chiede di avere intorno persone di assoluta fiducia. Carla Romana Raineri. Gli rispondono picche e Minenna dichiara pubblicamente la propria indisponibilità. Poi succede qualcosa. Circolano addirittura voci di un intervento di Beppe Grillo. Alla fine Minenna accetta l’incarico, ma Virginia Raggi deve accettare il magistrato Raineri. È la condizione irrinunciabile che pone lui”. Poi, però, succede qualcosa.

Succede che sullo staff della Raggi compare l’ombra di Raffaele Marra,  un passato al comune di Roma con la giunta di Gianni Alemanno e alla Regione Lazio con Renata Polverini. Un pedigree che – come sempre secondo il Corriere – fa esplodere “il contrasto tra le due anime del Movimento, quella più vicina alla destra che sostiene Virginia Raggi e quella che la destra invece la guarda in cagnesco”. È  a quel punto che tra i 5 Stelle in Campidoglio esplode una sorta di faida. Prima finisce sui giornali lo stipendio da 193 mila euro della Raineri, Poi Rettighieri, scelto da Tronca per guidare Atac e confermato da Raggi, rimane praticamente isolato, difeso soltanto da Minenna. Quindi lo stesso assessore al Bilancio viene bersagliato da alcune interrogazioni parlamentari al vetriolo targate Pd. Alla fine al presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone arriva una lettera con la quale il comune di Roma chiede informazioni sulla compatibilità della Raineri. “La lettera-  sempre secondo Rizzo – è firmata Virginia Raggi ma l’ha scritta il vice di Carla Raineri: Marra. Chi l’ha letta giura che, per come il quesito è formulato, la risposta negativa di Cantone è scontata”. E così che nel primo giorno di settembre in i 5 grand commis che avrebbero dovuto aiutare i 5 Stelle nel “salvataggio di Roma” hanno fatto tutti, automaticamente, un passo indietro. Anticipando l’inizio di un autunno che per la Capitale si preannuncia caldo, anzi caldissimo.