L’Istat conferma la crescita zero dell’economia italiana. Nel secondo trimestre del 2016 il pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, quando era salito dello 0,3%. Nessun miglioramento, dunque, della stima preliminare diffusa il 12 agosto. Gelate le speranze del governo, che nei giorni scorsi – prima per bocca di fonti del Tesoro, poi dello stesso premier Matteo Renzi – aveva in maniera del tutto irrituale auspicato una revisione all’insù di almeno qualche decimale del dato definitivo. L’istituto di statistica ha modificato al rialzo, alla luce dei dati definitivi sui vari comparti, solo la stima di crescita del trimestre rispetto allo stesso periodo del 2015, che passa allo 0,8% dal +0,7% preliminare. La crescita “acquisita” nel 2016, cioè quella che si otterrebbe a fine anno se fino ad allora non ci fossero altre variazioni, sale dallo 0,6 allo 0,7%. Inevitabile la revisione al ribasso del +1,2% previsto per l’intero anno dal governo nel Documento di economia e finanza, che verrà rivisto a fine settembre.

Renzi tiene il punto: “Va meglio degli anni passati” – Il presidente del consiglio, nel suo intervento al Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha cercato di tenere il punto dopo la diffusione dei dati: “L’Italia prosegue la lunga marcia, il 2016 si chiuderà meglio del 2015, che si è chiuso meglio del 2014, che si è chiuso meglio del 2013, che si è chiuso meglio del 2012″, ha detto, perfettamente in linea con l’ottimismo a cui sono improntate le slide sui successi dei primi 30 mesi dell’esecutivo. “Questo – ha sostenuto – è un dato di fatto inoppugnabile“. A dargli man forte il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. ”Il pil è in crescita. Questo è il mio commento”, ha affermato prima del suo intervento al Forum. Nel suo intervento sulle rive del Lago di Como, il ministro ha spiegato poi che “il problema della crescita globale sembra ancora lontano dall’essere risolto” ma “le cause della bassa crescita sono più profonde e più complesse di quello che possiamo pensare. Le soluzioni nazionali per quanto attuate da Paesi grandi e potenti hanno dei grossi limiti e sono meno efficienti di quelle coordinate“.

Solo la Francia ferma come l’Italia nell’Eurozona. Berlino a +0,4% – Resta il fatto che solo la Francia, duramente colpita dagli attentati di Parigi e Nizza, ha archiviato il periodo aprile-giugno con una crescita zero. In Germania, al contrario, il pil ha segnato un +0,4%, nel Regno Unito +0,6%, negli Usa +0,3%. La media dell’Eurozona è stata di un +0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% nel confronto con lo stesso trimestre del 2015

Frena l’industria, tengono agricoltura e servizi – Tornando ai dati italiani, le statistiche Istat mostrano incrementi congiunturali per il valore aggiunto di agricoltura (+0,5%) e servizi (+0,2%) mentre diminuisce (-0,6%) quello dell’industria. Fra i servizi si rilevano settori in flessione e altri in espansione: incrementi significativi riguardano le attività professionali e di supporto (0,5%) e quelle del comparto del commercio, trasporto e alloggio (0,4%). All’opposto, il calo più marcato riguarda le attività finanziarie e assicurative (-0,6%). Dal lato della domanda interna, spiega l’Istat, i consumi nazionali sono stazionari in termini congiunturali, sintesi di un aumento dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di un calo dello 0,3% della spesa della pubblica amministrazione, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione dello 0,3%. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,9%.

Tensione tra Istat e governo. Il retroscena: “Da Palazzo Chigi critiche sulla sottovalutazione dei servizi” – Dati e propaganda politica finiscono per scontrarsi e continuano i segnali di tensione fra l’istituto di statistica e l’esecutivo. Non è un fenomeno nuovo: celebri i duelli ingaggiati da Giulio Tremonti dagli anni Novanta fino al crepuscolo dei governi berlusconiani, nel 2011, con l’accusa alle “rappresentazioni discutibili della realtà” offerte a suo dire dall’Istat. Venerdì Repubblica ha dato conto di critiche arrivate “dal cuore di Palazzo Chigi” all’Istat per come l’istituto effettua le previsioni iniziali poi riviste via via che arrivano gli indicatori mancanti: secondo il quotidiano di Largo Fochetti, ai ricercatori viene imputato di sottovalutare il peso del terziario rispetto all’industria nonostante “nell’Italia 4.0” la manifattura abbia ormai “ceduto il passo” rispetto, appunto, ai servizi. Il cui fatturato nel periodo aprile-giugno è salito dell’1%, inducendo appunto il governo all’ottimismo sulla revisione del dato complessivo sul trimestre.

Accusa respinta però dagli uffici dell’istituto, che controbattono come il terziario sia tenuto nella giusta considerazione ormai “da un pezzo”. La questione ha meritato una precisazione di Renzi da Cernobbio: “Fatemi ringraziare Istat perché alcuni giornali hanno pubblicato alcune considerazioni attribuite a palazzo Chigi che non condivido minimamente“, ha affermato. L’istituto “ha dato dati interessanti” a partire dal 585mila posti di lavoro recuperati. E questo significa “che la riforma del mercato del lavoro funziona”.