Trenta slide per trenta mesi”. Il premier Matteo Renzi non cambia verso: la settimana dopo il terremoto del Centro Italia, e nel giorno in cui dall’Istat è arrivata la notizia che gli occupati hanno ricominciato a calare, per rivendicare i risultati ottenuti dal governo in due anni e mezzo di lavoro non ha rinunciato alle usuali diapositive con numeri in caratteri cubitali. Improntati come sempre all’ottimismo e alla lotta ai gufi “seminatori di odio e di bugie”. Secondo il premier quei numeri raccontano “come stavamo prima dell’arrivo del nostro governo” e “come stiamo adesso”. Numeri, “non chiacchiere“, chiosa il presidente del Consiglio nella sua enews, perché “le cifre non mentono“. Ma per comprimere trenta mesi in trenta slide sono state scelte accuratamente, cosa che non può non influenzare il quadro che ne risulta. Basti dire che il debito pubblico non compare da nessuna parte. Non solo: i numeri da soli – senza contesto, riferimenti temporali e spiegazioni – difficilmente danno informazioni sufficienti per “conoscere la verità” “in modo semplice e chiaro”. Soprattutto se si ricorre a quelli che Mario Seminerio sul suo blog Phastidio definisce “mezzucci da perfetto venditore di fumo come il cherry picking (la scelta dei numeri migliori, ndr) sui dati realizzato cambiando l’orizzonte temporale di riferimento”. Proprio per fare chiarezza Ilfattoquotidiano.it ha contestualizzato i principali dati economici che Renzi ha deciso di evidenziare. Aggiungendo i numeri su cui l’inquilino di Palazzo Chigi ha sorvolato.