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Neonati sepolti, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e 3 mesi: assolta per l’omicidio del primo figlio

La sentenza sulla 22enne di Traversetolo a processo per gli omicidi dei due neonati partoriti il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024 e poi sepolti nel giardino di casa
Neonati sepolti, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e 3 mesi: assolta per l’omicidio del primo figlio
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Condannata a 24 anni e tre mesi. È arrivata la sentenza su Chiara Petrolini, la 22enne di Traversetolo a processo per gli omicidi dei due neonati partoriti il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024 e poi sepolti nel giardino di casa. Lo ha deciso dopo poco più di tre ore di camera di consiglio, la Corte di assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti. Petrolini è stata giudicata responsabile solo di uno dei due omicidi contestati, quello del secondo neonato partorito, il primo ad essere trovato sotterrato nel giardino della casa di via Baietta a Vignale di Traversetolo, il 9 agosto 2024. L’altro omicidio, invece, non sarebbe stato provato.

I giudici hanno anche riqualificato una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo figlio, nel meno grave reato di occultamento di cadavere. Anche il gip di Parma che a settembre 2024 aveva disposto i domiciliari aveva aderito a questa tesi. La procura di Parma aveva chiesto una condanna a 26 anni: non era stato chiesto l’ergastolo perché i pm hanno considerato attenuanti generiche la giovane età e “l’immaturità”. La procura riteneva la giovane responsabile di tutti i reati contestati: due omicidi volontari premeditati e due episodi di soppressione di cadavere.

Sull’omicidio per cui la giovane è stata condannata, la Corte di assise di Parma ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione – che la Procura aveva motivato principalmente con riferimento alle decine di ricerche sul web fatte dall’imputata – e l’aggravante del rapporto di discendenza. La ragazza è stata invece assolta perché il fatto non sussiste – per la vecchia insufficienza di prove – dall’omicidio del primogenito, partorito il 12 maggio 2023. Le ossa di questo neonato erano state trovate un mese dopo l’altro corpo, il 7 settembre 2024. Per comprendere le ragioni dell’assoluzione bisognerà attendere i 70 giorni indicati dalla Corte per il deposito delle motivazioni ma probabilmente conta l’incertezza sulla causa del decesso. Per l’altro omicidio, invece, i consulenti medico legali avevano concluso che il bimbo era morto dissanguato, dopo il taglio del cordone ombelicale. I giudici hanno poi riconosciuto la soppressione del cadavere del neonato partorito nel 2023, mentre hanno riqualificato nel meno grave occultamento di cadavere per il bimbo venuto alla luce ad agosto 2024, probabilmente perché sepolto meno in profondità, tanto che fu segnalato da un cane.

Chiara Petrolini ha assistito impassibile alla lettura della sentenza di condanna. Poi è uscita dall’aula, scortata dai carabinieri, gremita di giornalisti ma anche di amici della famiglia e cittadini. La 22enne è ai domiciliari da settembre 2024. Sempre all’interno dell’aula alcuni amici hanno fatto scudo ai due genitori della giovane imputata, per difenderli dall’avvicinamento dei giornalisti, sollevando alcune giacche per schermarli.

“È una vicenda molto triste. Abbiamo due bambini morti: un dramma familiare che non trova molti riscontri nella vita ordinaria”, ha detto il procuratore di Parma Alfonso D’Avino. Quanto alla pena, il procuratore ha sottolineato: “Non è una questione di soddisfazione. La pena irrogata è di poco inferiore a quella che avevamo richiesto. Noi stessi avevamo chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche in regime di equivalenza rispetto alle aggravanti, e su questo la corte ha deciso in conformità alla nostra impostazione”. D’Avino ha infine ricordato le modalità con cui la procura aveva gestito l’intera vicenda: “Abbiamo cercato di tutelare tutte le parti, inclusa l’imputata. È un caso che ci ha toccato anche sul piano umano”, ha aggiunto, annunciandoo una valutazione sull’opportunità di impugnare sul capo relativo al 2023: “Avevamo ritenuto provata la responsabilità dell’imputata anche per tale omicidio, sulla base della ricostruzione operata dal medico legale e dall’antropologa forense. La corte è stata di diverso avviso: valuteremo se impugnare“, ha concluso.

“Sono state solo parzialmente accolte le tesi della difesa”, ha detto l’avvocato Nicola Tria, legale di Chiara Petrolini. Tria ha riconosciuto l’assoluzione per il primo omicidio contestato e la concessione delle attenuanti generiche, ma ha sottolineato come queste ultime non siano state riconosciute in misura di prevalenza, come la difesa aveva chiesto, così come era stata rigettata la richiesta di esclusione della premeditazione. Sul trattamento sanzionatorio, il legale non ha nascosto la propria posizione: “Per una vicenda come questa la pena avrebbe potuto e dovuto essere più mite, tenendo conto di molti fattori”. Tria ha inoltre annunciato che la difesa non intende abbandonare il tema della patologia dell’imputata: “È quello di cui ho parlato molte volte, su cui non desisteremo”. Quanto allo stato d’animo di Petrolini, l’avvocato ha riferito che la 22enne “ha preso atto della sentenza” e che “sperava in una sentenza più mite”. La difesa valuterà l’impugnazione dopo aver letto le motivazioni: “Dobbiamo capire il percorso argomentativo che sorregge la decisione – ha concluso Tria – Vedremo come fare per eventualmente impugnare”.

Lo scorso mese, in udienza, la giovane imputata ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai giudici. Intervenendo per circa 7 minuti ha respinto l’immagine di sé emersa nel racconto pubblico della vicenda: “Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”, ha affermato davanti alla Corte. Poi ha aggiunto: “Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro”.

La perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise ha concluso che Chiara Petrolini era pienamente capace di intendere e di volere anche se descritta come una persona immatura e fragile: “È diventata spregiudicata con le gravidanze. Sembra guidata da un computer, segue un suo disegno, che è difficile da capire e intuire, ma c’è una continuità, nulla si contraddice”. Una persona “senza emozioni, fredda, glaciale”, ha dichiarato Domenico Berardi, uno dei consulenti psichiatrici dell’accusa.

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