Alì, il fratello di dieci anni del piccolo Omran ferito in un bombardamento su Aleppo e la cui foto ha fatto il giro del mondo diventando l’immagine simbolo delle sofferenze degli abitanti della città, è morto per le ferite riportate nello stesso raid. La notizia viene riportata su Twitter da Caroline Anning di Save the Children. “Ali si è spento in un ospedale di Aleppo per gravi ferite allo stomaco”, ha confermato all’agenzia di stampa Dpa Mahmoud Raslan che ha immortalato Omran, 5 anni, sul sedile dell’ambulanza coperto di sangue e polvere. I due fratellini, insieme ai genitori e a due sorelle, erano stati tratti in salvo dalle macerie nel quartiere di Qaterji, in mano ai ribelli, colpito da un bombardamento aereo. “Ali è stato operato mercoledì 17 agosto – ha raccontato Raslan alla Dpa – fino a ieri era in condizioni stabili, ma oggi le sue condizioni sono peggiorate e ora non è più con noi”. “Piangiamo i migliaia di #Ali morti nel nostro silenzio colpevole in questi anni”. E’ il tweet di Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, alla notizia della morte del fratellino del piccolo Omran.

“Morti altri 6 bambini in un bombardamento” – Fonti provenienti dalle fazioni dei ribelli anti-Assad presenti nella città siriana hanno affermato che sette membri di una famiglia, di cui sei bambini, sono morti oggi in un bombardamento aereo in un’area metropolitana in mano agli insorti. Il comitato di coordinamento delle forze ribelli, citato dal sito Middle East Eye, ha detto che gli uccisi sono la moglie e i sei figli di un attivista locale dell’opposizione, Ali Abu al Jawd. La casa si trovava nel distretto di Al Jalum, nella parte vecchia della città. Al Jawd, aggiungono le fonti, non si trovava nella casa al momento del raid.

De Mistura: “Aleppo rischia di morire” – “Oggi la situazione è grave. Ci sono 300mila persone nella zona est, forse un milione e 600mila nella zona ovest. La zona est è assediata di fatto, perché la strada di Castello è bloccata da più di due settimane. Manca cibo, mancano medicinali e ci sono problemi di acqua, perché anche il carburante non è arrivato”. Queste le parole dell’inviato speciale dell’Onu per la Siria che ha descritto la situazione di Aleppo al Meeting di Rimini dove è intervenuto. “Noi stiamo lavorando per i convogli, perché la prima cosa da fare è portare i convogli dall’una e dall’altra parte. Aleppo è una città: anche se divisa, ma per noi è una città”, ha sottolineato il diplomatico nato a Stoccolma. Aleppo, ha aggiunto, “è il simbolo dell’orrore di questa interminabile guerra di 5 anni”, una città che, prima dello scoppio del conflitto, era “assolutamente meravigliosa, ricca di moschee e chiese di tutte le confessioni presenti nella regione”. Oggi, invece, “a parlare laggiù sono le bombe, i razzi, le bombole a gas, i cecchini e i mortai”.