Ormai i cadaveri vengono seppelliti accanto a dove si coltivano i cetrioli: i giardini pubblici sono adibiti per metà a campo santi e per l’altra metà a orti (leggi). Ma adesso ad Aleppo, assediata da oltre un mese dalle forze fedeli ad Assad, la guerra priva sia della luce che dell’acqua una popolazione stremata da cinque anni di massacri. Oltre due milioni di civili, infatti, nelle aree sia sotto il controllo delle formazioni ribelli sia sotto quello dei governativi, sono senza elettricità e senza accesso alla rete idrica a causa di bombardamenti che hanno colpito gli impianti di distribuzione negli ultimi giorni. A dirlo è l’Onu, che chiede una tregua umanitaria di 48 ore affinché siano riparati gli impianti e ricostituite le scorte di cibo e medicinali per la popolazione.

In un comunicato Yacoub el Hillo, coordinatore residente dell’Onu per gli affari umanitari in Siria, e Kevin Kennedy, coordinatore umanitario regionale per la crisi siriana, sottolineano che, dopo l’interruzione della rete idrica, “l’acqua dei pozzi e delle cisterne non è nemmeno lontanamente sufficiente per rispondere alle esigenze della popolazione”. El Hillo e Kennedy aggiungono che nelle ultime settimane vi sono stati “innumerevoli civili uccisi e feriti” nei bombardamenti da entrambe le parti, mentre “continuano gli attacchi su ospedali e cliniche”.

“Le Nazioni Unite – sottolineano ancora i due rappresentanti – sono pronte ad assistere la popolazione civile di Aleppo, una città ora unita nella sofferenza. I civili, compresi i malati e i feriti, devono essere raggiunti con operazioni per le vie più rapide attraverso le linee e attraverso la frontiera dalla Turchia. Devono essere assistiti senza discriminazioni e ovunque si trovino. Tutte le parti devono garantire la sicurezza, la salvezza e la dignità di tutti i civili”.

Perché, avvertono le Nazioni Unite, “quando la popolazione viene privata intenzionalmente di cibo e di altri beni fondamentali per la sopravvivenza, l’assedio rappresenta un crimine di guerra”. Intanto le macabre stime ufficiali sui morti devono essere continuamente aggiornate. Le ultime parlano di oltre 290mila persone che hanno perso la vita nel conflitto siriano esploso nel marzo del 2011.

Mentre ad Aleppo la guerra non dà tregua, a Ginevra esperti militari russi e americani stanno discutendo la possibilità di venire incontro alla richiesta dell’Onu per introdurre un regime di cessate il fuoco di 48 ore per consentire di aiutare i civili. Lo fa sapere il rappresentante della Russia presso le Nazioni Unite a Ginevra, Alexiei Borodavkin. L’altro tema sul tavolo, dice ancora Borodavkin, inoltre, è la “lotta congiunta contro il terrorismo”.

Intanto, però, il regime siriano continua ad intensificare i bombardamenti nelle zona in mano ai ribelli. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gli attacchi aerei hanno colpito fazioni di opposizione come Al Sukari, così come i distretti meridionali e settentrionali per consentire il passaggio delle forniture nei quartieri orientali. Oggi l’obiettivo principale dei bombardamenti è stato di nuovo Al Ramusa, nel sud-ovest, dove i ribelli sono riusciti a occupare una strada che collega la parte orientale della città, e quindi tagliare la via di rifornimento del regime in quella zona. Gli aerei hanno bombardato anche i distretti settentrionali di Al Shafiq e Al Handarat per impedire agli avversari di recuperare terreno in quella zona, dove passa l’importante strada Castello Road. Questo passaggio era stato occupato dai ribelli a metà luglio.