Unioni civili come la poligamia? Dopo mesi di mistificazioni da parte di certo mondo cattolico e di quella politica che di esso di fa portavoce, per non parlare di due family day consecutivi, adesso è il momento di un esponente dell’Unione comunità islamiche d’Italia (Ucoii), Hamza Roberto Piccardo, che dichiara sul suo profilo Facebook: “Se è solo una questione di diritti civili, ebbene la poligamia è un diritto civile”.

Affermazione talmente ai limiti dell’inconsistenza, per non parlare della profonda ignoranza che la permea, che viene il sospetto che sia animata da una genuina malafede. Roba da commiserare, più che da commentare. E invece ne è nata una polemica che da una parte agita sonni e grammatiche degli esponenti della nostra italica destra e dall’altra i timori di chi, in vista dell’approvazione del fu ddl Cirinnà, paventava la distruzione della famiglia, il sovvertimento dei valori tradizionali, l’invasione degli eredi di Solimano il Magnifico e lo spostamento dell’asse terrestre.

Andando per ordine, e cercando di dare un senso a questa follia, cercherò di far notare alcuni aspetti, che forse sfuggono a integralisti di casa nostra, cattolici o musulmani che siano. E per l’esattezza, andando per punti:

1. Occorre ricordare al signor Piccardo che la differenza tra i due istituti è fondamentalmente questa:

– due uomini o due donne che decidono di vivere insieme lo fanno in nome di una libera scelta, in un rapporto che vuole essere di reciprocità, cioè alla pari

– un rapporto poligamico, storicamente inteso, si basa sul dominio del maschio nei confronti delle donne, per cui c’è squilibrio, quindi ingiustizia, quindi non è un diritto.

Dubito, infatti, che nella visione dell’esponente dell’Ucoii siano previsti matrimoni plurimi tra una sola donna e più uomini. Fermo restando che la legge italiana vieta la poligamia, come per altro accade nella maggioranza dei paesi musulmani, mentre non esiste un solo articolo nel nostro codice che vieta le unioni tra persone dello stesso sesso.

2. Esiste, dentro il movimento Lgbt, il gruppo di rivendicazione del poliamore. I poliamoristi, per lo più eterosessuali (ma non solo), partono dall’idea che si possono amare più persone insieme. Se Piccardo lo ritiene necessario, può prendere contatti con loro, ma sempre ricordando che il rapporto a più voci – che può oscillare dalle semplici coppie aperte a realizzazioni affettive composte da più individui – si basa sull’assoluta libertà (anche sessuale) di chi compone queste unioni. Per cui se è ancora fermo al concetto di uomo che comanda e donna (o gruppo di donne) che subisce, è lontano anni luce dal concetto di amore plurimo teorizzato dalla comunità poliamorosa.

3. Prima che qualcuno senta ancora il bisogno di inveire contro i musulmani, sottolineerei quanto segue, soprattutto a quei personaggi di destra che si dicono scandalizzati dalle dichiarazioni di cui sopra:

– A Matteo Salvini, che in un momento di assoluta originalità commenta con «ma torna a casa tua!», farei notare che il soggetto in questione è italianissimo. Poi capisco che quando hai riferimenti culturali in bambole gonfiabili e ruspe, concetti come la geografia umana o l’antropologia culturale possano sfuggire, ma non è comunque una giustificazione plausibile soprattutto per chi fa politica.

– A Roberto Calderoli che ritiene le dichiarazioni di Piccardo inaccettabili perché ripropone “un istituto quale la poligamia che è la prova provata della minima considerazione in cui l’Islam tiene la donna”, ricorderei la già citata bambola gonfiabile usata dal suo leader come argomentazione politica contro Laura Boldrini, che per una curiosa coincidenza è, appunto, una donna.

– A Daniela Santanché che attacca con parole quali «scambiano l’amore con la proprietà» e ancora «l’uomo viene concepito come un sovrano e le donne come delle schiave», farei presente il bunga bunga del suo amato leader Silvio Berlusconi, che lei ha tanto difeso anche in quell’occasione.

– A Maria Stella Gelmini che ricorda, dal profondo di chissà quale tunnel per neutrini, che “chi viene a vivere nel nostro Paese, per studiare o lavorare, deve accettare e rispettare regole e leggi“, farei sommessamente notare che questo vale anche per chi nel nostro paese ci è nato e cresciuto. E il suo partito, ai tempi d’oro, non è stato un esempio di virtù in tal senso.

Infine, vorrei rassicurare quel mio amico che commentando la cosa mi ha detto “ora vedrai il casino che farà Marione, appena viene a saperlo”. Nessuna paura: basterà ricordare ad Adinolfi che al Family day, in quell’occasione, c’erano pure le comunità islamiche. Quelle integraliste. Per fortuna, nel nostro Paese, ci sono molti musulmani laici e non, dalla parte dei diritti delle persone Lgbt, delle donne e che rispettano le regole del vivere civile.