Questa volta è finita davvero. Il Milan diventa cinese e Silvio Berlusconi esce di scena dopo trent’anni. Fininvest cede il suo 99,93 per cento di quote al fondo Sino-Europe INvestment Management Changxing per 520 milioni, oltre a passare al veicolo cinese i circa 220 milioni di debiti. Un’operazione da 740 milioni di euro, dunque, con la quale anche la parte rossonera di Milano finisce sotto il controllo cinese. Ma di chi? All’interno di Sino-Europe, scrive Repubblica, ci sono Haixia Capital, fondo di stato cinese per lo Sviluppo e gli Investimenti, oltre a Yonghong Li, manager che si è occupato della trattativa e altri investitori – alcuni a partecipazione statale – ancora sconosciuti.

Mentre nulla a che vedere con l’operazione avrebbero a che fare Sal Galatioto e Nicholas Gancikoff, i due intermediari che nelle scorse settimane avevano ottenuto un’esclusiva – scaduta il 31 luglio – per concordare la vendita del Milan a un’altra cordata cinese i cui nomi era stati svelati da Bloomberg. Sotto traccia – appoggiata dalle banche Lazard, Bnp Paribas e Rothschild – lavoravano invece gli investitori del fondo Sino-Europe. Che nelle ultime settimane hanno accelerato e convinto più di tutti l’ex cavaliere, in cerca di garanzie perché desideroso di lasciare il Milan in mani affidabili. La firma dell’accordo preliminare è arrivata a Villa Certosa, dove Berlusconi si trova in vacanza. L’ex cavaliere ha ottenuto tutto ciò che voleva dal gruppo cinese, compreso l’inserimento di una clausola che garantisce un impegno forte sul mercato nel prossimo triennio per il rilancio del club, in affanno nelle ultime stagioni. “Con l’accordo – si legge in una nota ufficiale di Fininvest – gli acquirenti si impegnano a compiere importanti interventi di ricapitalizzazione e rafforzamento patrimoniale e finanziario, per un ammontare complessivo di 350 milioni di euro nell’arco di tre anni, di cui 100 milioni da versare al momento del closing”, che avverrà entro la fine del 2016. Intanto i nuovi proprietari si impegnano a versare subito 15 milioni di caparra e altri 85 entro 35 giorni, si legge nel comunicato della holding berlusconiana.

Il Milan ha quindi un nuovo proprietario e le risorse per rinforzare la squadra, finora ritoccata solo con gli acquisti di Lapadula e Gustavo Gomez, il cui acquisto – giovedì pomeriggio – aveva fatto comprendere che la trattativa era ormai cosa fatta. Finora, infatti, l’impasse del club sul mercato era frutto del doppio ‘sì’ necessario per firmare un giocatore. Definito l’accordo di vendita, i rossoneri hanno chiuso per il difensore paraguaiano del Lanùs. Il primo di una lunga serie di acquisti, sperano i tifosi dopo anni di magra perché Fininvest non aveva più la forza per investire e rafforzare il club. Necessaria, quindi, la cessione. Definita dopo diverse trattative annunciate e poi saltate e il lento convincimento di Berlusconi. Il quale ha deciso che i più affidabili di tutti per consegnare la sua ‘creatura’ fossero gli investitori di Sino-Europe, tra cui c’è il governo di Pechino. I cari, vecchi, odiati comunisti.