Mentre il debito pubblico italiano raggiunge un nuovo record storico, Bankitalia prevede un rallentamento del pil della Penisola. Secondo Palazzo Koch la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, farà sì che quest’anno la crescita non non superi l’1%, contro l’1,1% stimato a giugno che era già una revisione al ribasso rispetto al precedente +1,5%. Anche il Fondo monetario internazionale qualche giorno fa ha tagliato le stime sul prodotto interno lordo italiano, indicando al massimo un rialzo dell’1%, mentre nel Def non ancora aggiornato il governo ipotizza un +1,2% a fine anno.

L’esito del referendum inglese, si legge comunque nel bollettino economico di via Nazionale, può avere “un effetto non trascurabile ma limitato sul Pil” e le conseguenze “sono ancora ipotetiche“. Se nei prossimi mesi ci sarà una caduta delle attività nel Regno Unito e una trasmissione al nostro Paese attraverso l’interscambio, la crescita potrebbe appunto “collocarsi poco sotto l’1 per cento quest’anno e attorno all’1 il prossimo”.

Il dato tiene anche conto dell’andamento del Pil nel secondo trimestre, inferiore a quello dei tre mesi precedenti. In Italia “la ripresa prosegue a ritmi a più moderati” e “nei mesi primaverili il Pil avrebbe lievemente rallentato“, si legge nel bollettino, secondo il quale “gli indicatori congiunturali suggeriscono che nel secondo trimestre il Pil, come nel complesso dell’area dell’euro, sarebbe aumentato a un tasso inferiore rispetto a quello del periodo precedente”.

Intanto, il debito pubblico italiano fa registrare un nuovo record. A maggio il dato ha raggiunto quota 2.241,8 miliardi di euro, 10,9 miliardi in più rispetto al mese precedente. E’ quanto emerge dal supplemento al bollettino statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, diffuso sempre da Bankitalia. L’aggravio di 10,9 miliardi è dovuto principalmente al debito accumulato delle amministrazioni centrali, aumentato di 10,5 miliardi. Più contenuto quello delle amministrazioni locali che registra +0,4 miliardi. Il debito degli enti di previdenza è invece rimasto sostanzialmente invariato.

Nel mese di maggio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 33,8 miliardi (rispetto ai 31,0 miliardi contati nello stesso mese del 2015). Complessivamente, nei primi cinque mesi del 2016 gli introiti per lo Stato sono stati pari a 152,3 miliardi, in aumento del 4,2 per cento rispetto a quelli relativi allo stesso periodo dell’anno precedente.