I vicini lo descrivono come un uomo “solitario” e “silenzioso”, “non particolarmente religioso”. Un emigrato di origine tunisina padre di tre bambini che da quando si era separato dalla moglie nel 2012 appariva “depresso e instabile”. In più, aveva problemi economici e a marzo era stato condannato a una breve pena con libertà condizionale per un violento diverbio in seguito a un incidente stradale. Per tutta la durata delle indagini, riferisce i-Telé, tra incidente e condanna era stato in libertà vigilata.

E’ questo il profilo che emerge di Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il 31enne che la notte del 14 luglio alla guida di un tir ha ucciso sulla promenade Des Anglais di Nizza oltre 80 persone, ferendone più di 100. Il quotidiano Nice-Matin scrive che il killer aveva ottenuto la licenza per condurre camion poco tempo prima dell’attentato. L’uomo, secondo quanto scrive Le Figaro citando fonti di polizia, pur essendo conosciuto alle forze dell’ordine per furto e altri crimini, non ha precedenti per terrorismo e non era noto ai servizi. Residente a Nizza, era nato il 3 gennaio 1985 a Msaken, a una decina di chilometri a sud di Sousse, teatro la scorsa estate della strage sulla spiaggia affollata di turisti.

“Le armi a bordo erano finte”  Ha guidato il camion a una velocità di circa 64 chilometri orari, scrive il Daily Mail, e prima di venire ucciso dagli agenti ha gridato “Allah Akbar“. Secondo il quotidiano britannico, “aveva noleggiato il tir frigorifero due giorni prima. Era parcheggiato lì da nove ore e aveva persino dichiarato alla polizia che stava consegnando gelati“. All’interno del mezzo aveva nascosto “fucili d’assalto, una pistola e persino una granata”. Armi che, però, si sono in parte rivelate finte. La maggior parte dei suoi vicini, sentiti da Afp, ha dichiarato di non averci mai parlato. Soltanto una signora al piano terra dell’edificio in cui viveva, prosegue l’agenzia, si era insospettita. Perché l’ha descritto come “un bell’uomo” che però “fissava troppo le sue due figlie”.

Media tunisini: “Il padre estremista islamico” – Secondo quanto riferito da alcuni media tunisini, l’uomo è residente in Francia dal 2011, con un permesso di soggiorno ottenuto grazie al matrimonio con una franco-tunisina residente a Nizza e dalla quale ha avuto tre figli. La donna è stata arrestata dopo l’attentato. Alcune fonti di polizia locali citate dai media scrivono inoltre che il padre sarebbe noto come estremista islamico ed iscritto al partito islamico Ennahda. Il sindaco della città di Msaken si sarebbe recato questa mattina presso la casa di famiglia di Mohamed senza però trovare nessuno. Mohamed tornava raramente in Tunisia e solo d’estate e sempre secondo le stesse fonti il suo entourage familiare sarebbe composto da persone vicine al mondo dell’estremismo islamico e alcuni dei suoi parenti sarebbero stati condannati durante il periodo del presidente deposto Ben Ali per poi uscire beneficiando dell’amnistia generale del 2011. Gli stessi sono stati invitati oggi a presentarsi alla stazione di polizia di El-Alia, a Bizerte, per essere interrogati. Uno dei suoi parenti sarebbe impiegato all’aeroporto di Nizza. Questa mattina l’abitazione nizzarda dell’attentatore è stata perquisita. La giornalista Afp Catherine Marciano ha postato su Twitter le immagini dall’interno della casa.

Procuratore: “Mai segnalato per radicalizzazione” – L’attentatore di Nizza “era totalmente sconosciuto ai servizi di intelligence e non era mai stato oggetto della minima segnalazione di radicalizzazione”, ha detto il procuratore di Parigi, François Molins, parlando in conferenza stampa. Mohamed Lahouaiej Bouhlel, era invece già noto alle forze dell’ordine per violenza domestica. L’uomo, 31enne franco-tunisino di Nizza, è stato identificato da una carta di identità trovata nel veicolo, come raccontato dai media francesi. Bouhlel si era separato dall’ex moglie nel 2012 ed era noto alla polizia per episodi di delinquenza e violenza domestica ma, secondo il quotidiano Nice Matin, non era inserito nella lista di elementi legati all’islamismo radicale e quindi sospettati di terrorismo.